Attualità
Una laurea valida in tutta Europa
Cosa si intende con laurea europea?
Benedetta Bassino | 30 marzo 2024

Dall'Erasmus alla laurea europea

È uscita da pochi giorni la notizia, data dalla Commissione Europea tramite l’ufficio comunicazione dedicato all’istituzione, della possibilità di ottenere una laurea europea.

Si tratta di una possibilità scaturita dai risultati dell’Erasmus, che da ormai 37 anni porta studenti e studentesse universitarie a studiare in giro per l’Europa, consentendo loro di entrare in contatto con la lingua madre del paese ospitante e di conoscere una realtà diversa dalla propria.

Ogni università stringe degli accordi con altri atenei europei, consentendo agli studenti di poter scegliere non solo in quale città e paese recarsi per la propria esperienza Erasmus, ma anche quanto tempo rimanere nel paese ospitante (dai 4 ai 12 mesi).

Si è poi guardato alla nascita delle doppie lauree, quali il doppio titolo italo-francese o italo-tedesco, basate sul mutuo riconoscimento di titoli tra atenei gemelli.

La laurea europea

Ma la laurea europea si tradurrebbe in un passo ulteriore, di riconoscimento della validità del titolo di studio universitario su tutto il territorio dell’Unione.

La possibilità di aderire o meno a questa iniziativa è rimessa alla volontà delle singole università, anche se le perplessità sono varie.

La principale riguarda il riconoscimento europeo di alcune lauree umanistiche, come quella in giurisprudenza, che, come sottolineato da Vincenzo Salvatore, si sottrae per definizione a ogni pretesa universalistica. 

Le probabilità di successo del progetto aumentano invece in campo scientifico, dove sarebbe sicuramente più facile individuare dei percorsi condivisi, premessa indispensabile per giungere all’armonizzazione dei programmi didattici.

In ogni caso si tratta di una scelta motrice di una serie di più o meno imperscrutabili cambiamenti, dalla costituzione di una più coesa comunità universitaria europea, caratterizzata da una maggiore mobilità degli studenti, delle studentesse e dei professori all’interno dei territori dell’UE, ai possibili cortocircuiti rispetto al ripiegamento di alcune discipline sulla necessaria pretesa di una loro semi-universalità.


 

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