Attualità
Caldo estremo e “lockdown climatico”: una realtà sempre più concreta
I picchi termici raggiunti questa estate hanno colpito tutto il globo costringendo milioni di persone in casa: mettiamo a fuoco i dati relativi alle temperature e i rischi dell’isolamento domestico
Anita Saccardo | 9 ottobre 2026
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Le temperature dell’estate 2026 hanno raggiunto picchi senza precedenti impattando non solo noi italiani, ma persone in numerose altre zone del globo. Questo ha provocato un lockdown di massa molto simile a quello avvenuto durante il COVID. Secondo un’analisi del CNR-IBE (Istituto per la Bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche) l’estate 2026 è stata la più calda mai registrata in Italia dal 1950. Essa ha superato l’estate record del 2003 in cui la temperatura nazionale media registrata a due metri dal suolo ha toccato i 23,6°C. Quella di quest’anno ha raggiunto i 24,3°C e ha raggiunto il suo picco durante agosto quando è schizzata a 25,6°C. Inoltre, la temperatura massima (del giorno) più alta registrata è stata di 48,4°C nella località sarda di Orani. La situazione non accenna a migliorare col passare degli anni: nel 2025 la temperatura media nazionale estiva è stata di 22,9°C e il picco estremo locale di 45,7°C. Questo fenomeno non ha colpito solamente l’Italia, bensì gran parte del globo. Uno studio dell’Afp fondato sui dati del programma europeo Copernicus ha rivelato che circa 1,3 miliardi di persone hanno sperimentato l’estate più calda mai documentata. Oltre all’Italia, più di cinquanta paesi mondiali hanno battuto il record di temperatura media estiva. Inoltre, Copernicus ha confermato che la temperatura media globale dell’aria superficiale nell’agosto 2026 ha superato di ben 0,85°C la media del periodo compreso fra il 1991 e il 2020. 

Il caldo torrido ha costretto milioni di persone in casa causando un vero e proprio “lockdown climatico”. Questo ricorda inevitabilmente il periodo della pandemia di COVID dove l’isolamento ha sostituito la vita di tutti i giorni. In entrambe le occasioni vi era una valida ragione per rinchiudersi nelle proprie abitazioni, ma i rischi implicati nel farlo non sono banali. Innanzitutto, se si tende a non alimentare il ricircolo dell’aria si rischia di far aumentare l’accumulo di CO2, causa di sintomi che si estendono dalla sonnolenza ai problemi respiratori. Inoltre, le alte temperature e l’isolamento minacciano la nostra salute mentale. Uno studio dell’Università Monash, in Australia, ha dimostrato che esiste un legame profondo tra ondate di caldo prolungate e ricoveri per disturbi mentali. Analizzando 2,6 milioni di ricoveri durante la stagione calda relativi a 852 località del Brasile, Canada, Cile e Nuova Zelanda, gli studiosi hanno evidenziato un aumento dei ricoveri psichiatrici pari al 9,7% (rispetto ai periodi con temperature nella norma). In particolare, la permanenza tra le mura domestiche mette a rischio le condizioni di anziani e bambini. I più piccoli rischiano di abituarsi a trascorrere la giornata davanti a uno schermo finendo quindi per isolarsi. Le persone più anziane, invece, tendono a rimandare controlli medici per evitare di uscire a causa delle alte temperature. È proprio quest’ultima categoria di persone che rischia di più e lo dimostrano i dati raccolti dal Sistema di Sorveglianza della Mortalità Giornaliera (SISMG) durante l’estate 2026. Latina ha registrato un incremento del 48% per quanto riguarda la mortalità degli anziani, del 40% a Perugia e del 35% a Torino. Infatti, il caldo estremo ha causato un boom di ricoveri al pronto soccorso (25.500 solo nel mese di luglio). Mentre durante il lockdown pandemico vi erano diversi servizi sociali a sostegno della comunità, questa volta c’è solo lo spassionato consiglio di restare a casa. Sorge quindi un quesito: se il caldo estremo sta progressivamente diventando una realtà ricorrente, siamo pronti a fronteggiarlo?

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