Will e Stella, come amarsi a un metro di distanza
La parola ai giovani che vivono con malattie difficili
auroramil | 1 April 2019

“A un metro da te” è il titolo di un romanzo e di un film che sono arrivati in Italia a marzo, progetti paralleli dalla storia identica e toccante nella sua tematica cardine: la fibrosi cistica. Nel film diretto da Justin Baldoni, due adolescenti affrontano gli ostacoli più folli per innamorarsi. Will (Cole Sprouse) e Stella (Haley Lu Richardson) sono ricoverati nello stesso ospedale dove si innamorano nonostante la distanza di sicurezza di un metro e mezzo costretti a mantenere per non rischiare di trasmettersi tra loro batteri letali. Si tratta di una patologia genetica grave, per la quale non esiste ancora una cura risolutiva e che colpisce principalmente l’apparato respiratorio e digerente che vengono ostruiti da un muco denso. Per rimuoverlo sono necessarie terapie farmacologiche quotidiane, fisioterapia respiratoria e frequenti ricoveri ospedalieri. È impossibile mantenere uno stile di vita normale.

Will, tenebroso e scettico sulla vita, viene travolto dal raggiante ottimismo di Stella, orfana della sorella e figlia di divorziati, ma così positiva da tenere un videoblog personale utile a dare speranza a molti ragazzi colpiti dalla sua stessa condanna. Stella dà a Will una ragione per combattere, nella cornice di una serie di eventi divertenti e commoventi, talvolta tragici. I primi incontri, tesi e colmi di imbarazzi, lasciano ben presto spazio a un rapporto denso di emozioni e intimità. L’impossibilità di abbracciarsi relega i due innamorati in un limbo di sofferenza ma allo stesso di tempo di unicità: l’amore si sviluppa in videocall tra una sorpresa inaspettata e un incontro “clandestino”.

L’idea della storia arriva a Baldoni nell’estate del 2012, quando visiona la serie My Last Days, che dà voce a molti giovani che vivono con malattie difficili, mentre rincorrono le stesse speranze e gli stessi sogni dei loro coetanei. È in questo la bravura del regista, capace di alternare - con un ritmo leggero ma mai fuori luogo - episodi drammatici e ironici senza mai scadere in banalità. 

L’opera è una sorta di Ladyhawke dei tempi moderni: non bastano le maledizioni né le malattie a spezzare un sentimento così forte. A un metro da te - titolo originale: Five feet apart - accende i fari sulla condizione di tantissimi giovani e lo fa con una delicatezza assoluta, a più riprese commovente. L’uscita del film è occasione per raccogliere fondi a sostegno del progetto Case LIFC per l’ospitalità gratuita dei pazienti e delle loro famiglie nel post trapianto di polmoni.

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