Cinema e tv, come sono state cambiate dal Covid
Tematiche, strategie, tecniche che hanno contribuito a reinventare il mondo dello spettacolo in pandemia
Elisa Simeone | 4 January 2021

Uno dei settori più colpiti dalla pandemia provocata dal Covid è stato quello del cinema, delle serie tv e dello spettacolo in generale. Da marzo, le maestranze impegnate in questi settori (scenografi, produttori, costumisti, truccatori e macchinisti, ma anche gli stessi attori e registi) hanno perso il lavoro, perché la maggior parte dei set sono stati bloccati e molte uscite sono state annullate. Bisogna fare una distinzione, però, tra l'industria televisiva e quella del cinema. La maggior parte delle serie tv trasmesse in televisione e che sono state bloccate a causa del Covid, riprenderanno la loro produzione quando l'emergenza sarà passata. Scenario totalmente differente per il cinema: stanno nascendo nuovi accordi tra produzioni e piattaforme streaming per lanciare nuovi film, in quanto è ancora lontana la riapertura totale dei cinema.

Le norme sui set

Appena il Governo italiano ha allentato le misure di sicurezza dopo il lockdown, tutte le associazioni che rappresentano la filiera del cinema sono riuscite a creare un protocollo da attuare sui set cinematografici, in modo da ripartire, ma in sicurezza. Secondo l'accordo del 27 maggio ogni attore deve essere sottoposto a tamponi periodicamente e deve portare la mascherina, come il resto della troupe, quando non è in scena. Tutti gli strumenti del trucco e i microfoni devono essere monouso o devono essere igienizzati dopo l’utilizzo. I costumi di scena non possono essere condivisi fra più attori, ma devono essere individuali. Infine è raccomandato scaricare l’app “Immuni” per tutti coloro che frequentano il set.

Idee alternative

Non sono mancate numerose idee originali per aggirare il problema causato dal lockdown, basti pensare a quanto è stato fatto dalla produzione di “The Blacklist 7”, la famosa serie tv trasmessa sulla rete NBC, che vede come protagonista Raymond Red Reddington, un criminale che collabora con l’FBI. È stato creato un finale di stagione nonostante la pandemia, dove si è potuto assistere sia ad un live-action che ad un'animazione da graphic novel. Gli attori si sono cimentati nelle vesti di doppiatori e da casa hanno registrato i dialoghi; gli animatori, i montatori e i tecnici hanno lavorato sulla puntata da remoto, in modo da divertire il pubblico seppur con una puntata a cartoni.

Girare a distanza

L’unico modo per l’industria cinematografica di sopravvivere è stato quello di adattarsi e utilizzare il più possibile la tecnologia. Così è nata “Social Distance”, la prima serie tv girata interamente in remoto, a distanza, durante il lockdown. La produzione ha sfruttato smartphones, pc e social network, grazie ai quali i personaggi di “Social Distance”, come noi tutti, sono riusciti a restare in contatto con parenti e amici. L’utilizzo di riprese amatoriali e tecniche grafiche, che riproducono le app di messaggistica, ha garantito un maggior coinvolgimento emotivo del pubblico, a discapito della qualità tecnico-visiva. Gli otto episodi sono incentrati sulla “nuova normalità”, ognuno di essi racconta la storia di una categoria sociale diversa e di fasce d’età differenti, proprio perché il Covid 19, da marzo a oggi, ha colpito tutti, ognuno in maniera differente. Anche se il virus è il filo conduttore della serie, non si parla dell’emergenza sanitaria, bensì di come la gente sia riuscita a superare i primi mesi di lockdown. Proprio per questi motivi nell’ innovativa serie tv vengono affrontati altri temi di attualità, come per esempio la diffusione del movimento Black Lives Matter, il pregiudizio razziale e il cosiddetto “white privilege”. La produzione della serie ha, infatti, coinciso temporalmente con le numerose rivolte contro la polizia e il governo di Donald Trump, dopo la morte di George Floyd.

Nuove tematiche e iniziative

Tra le serie tv che hanno contribuito alla lotta contro il Covid 19, spicca “Grey’s Anatomy”, uno dei medical drama più famosi. Durante la prima ondata di contagi è stata la prima produzione ad aver donato i propri dispositivi medici, che venivano utilizzati come oggetti di scena: guanti, mascherine e camici, agli operatori sanitari. Quando la situazione si è stabilizzata si è riusciti a riprendere la produzione della diciassettesima stagione, dove il Covid è diventato parte della vita dei medici di questa serie. Nella nuova stagione, la protagonista Meredith Grey, interpretata da Ellen Pompeo, che lavora nel reparto Covid del Grey Sloan Memorial Hospital, viene infettata e ricoverata. Grazie a questa stagione il pubblico può capire meglio la frustrazione e le difficoltà del lavoro degli operatori sanitari, i quali non possono tornare a casa per non mettere in pericolo le loro famiglie. Sono costretti a vedere numerosi pazienti morire ogni giorno e hanno il difficile compito di dare le notizie, buone o cattive che siano, via telefono, ai parenti, i quali non possono stare vicino ai loro cari negli ultimi istanti di vita.

Gli sceneggiatori, durante la quinta puntata della nuova stagione, per rendere omaggio alle vittime, hanno mandato un messaggio straziante: le vittime del Covid 19 non sono solo numeri, ma figli, genitori e parenti di qualcuno che devono essere ricordati con i loro nomi. Per far ciò alla fine dell’episodio appare uno schermo nero con tutti i nomi di coloro che sono morti a causa del virus, che pian piano si dissolve per indicare che, purtroppo, si aggiungeranno anche altri nomi.

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