Il primo film fu girato nel 1927, e quindi con le voci degli attori, e questi film iniziarono in fretta a prendere il sopravvento. Dato questo, il cinema in Europa, che proiettava moltissimi film di origine statunitense, subì un brusco calo, poiché gran parte del cinema non aveva la tecnologia necessaria per questo tipo di pellicola, per non parlare del divario linguistico.
In verità un tentativo di doppiaggio in italiano ci fu già nel 1929 da parte della Fox, grazie all'iniziativa di Louis Loeffer, che avendo sposato un italiano e avendo vissuto per un po' in Italia conosceva un po' la lingua. Purtroppo questo tentativo non ebbe alcun successo, ma aprì la strada all'uso di questa tecnica.
Data l'impossibilità di mandare in onda i film direttamente in originale come in passato, in Italia i film venivano rimontati. In pratica la parte con le voci degli attori veniva tolta, al loro posto, tra le varie scene, venivano messe delle didascalie con il discorso fatto dai personaggi tradotto in italiano. Questo si trasformava di fatto in film muti, e le continue interruzioni abbassavano molto la qualità dei filmati. Inoltre in questo modo i film potevano durare anche il doppio dell'originale.
Per via di questo, l'interesse per il cinema andava diminuendo di mano in mano, e anche coloro che avevano la possibilità di installare le apparecchiature necessarie per il film sonoro non riscontravano pochi problemi. Infatti la censura del governo fascista era molto pressante e anche solo la presenza di una battuta in lingua straniera poteva portare alla rimozione del film in questione dalla vendita. Questo portò alcuni film ad essere quasi completamente messi in muto salvo per un paio di frasi. Per non perdere il mercato europeo, allora alcuni casi di produzione costrinsero i propri attori a recitare i propri film in più lingue, di cui spesso non conoscevano neanche una parola. In gran parte dei casi questa mossa non ebbe successo, data la pronuncia degli attori, che non conoscendo la lingua non potevano parlarla bene. In altri la cosa invece fu presa sul ridere e apprezzata, come in quello di Stanlio e Ollio, il cui accento anglofono era più simile a quello degli attori, tanto che gli attori si disse di renderlo più marcato.
La Paramount Pictures allora, vedendo l'inizio della pratica del doppiaggio, decise di far doppiare due dei suoi film più famosi, "Il segno della croce" e "Il dottor Jekyll" agli attori locali. In Italia il doppiaggio dell'attore protagonista fu affidato a Cristina. Questi film ebbero un grande successo, e nel 1932 a Roma aprì il primo studio di doppiaggio. La produzione fu affidata a Mario Almirante, che si circondò di attori di primo piano e doppiò film di grande successo. Nei tempi successivi ci si rese conto che il doppiaggio in loco era di gran lunga migliore di quello fatto in precedenza, e le case cinematografiche più famose iniziarono ad aprire i propri studi di doppiaggio. Successivamente un decreto del regime fascista impose che qualunque film non doppiato in Italia non potesse essere proiettato in Italia, e fu anche imposta una tassa di 25000 lire (26000 €) sulle spese della casa di produzione per il doppiaggio di film stranieri.
In seguito il doppiaggio italiano raggiunse una grande maturità artistica, e il periodo tra il 1935 e il 1938 fu considerato la sua età dell'oro. Per via di questo monopolio, nel 1938, i grandi studios troncarono i rapporti con l'Italia, che però continuò ancora un po' ad avere affari con gli studios minori. In seguito all'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, i rapporti cinematografici con gli altri paesi cessarono quasi del tutto.
Dopo la guerra il doppiaggio dei film venne adottato praticamente da tutta l'industria del cinema, e moltissimi soldi furono investiti anche dagli studios americani per il doppiaggio dei loro film. Il centro del doppiaggio in precedenza si trovava a Roma, ma negli anni '80 iniziò ad affermarsi anche a Milano, quando iniziarono ad essere affidate le edizioni italiane di alcuni telefilm e cartoni animati. Dapprima si trovava di più sul margine rispetto al doppiaggio romano, dato che i doppiatori avevano meno esperienza, ma col tempo crebbe in qualità e popolarità, anche grazie alla serialità dei prodotti. La crescente qualità portò al fatto che negli anni '80 gli furono affidati sempre più film, serie, documentari e videogiochi
Esistono più tecniche di doppiaggio, che spesso dipendono dal tipo di media che si guarda. Il primo è il doppiaggio tradizionale, con la quale la voce originale viene completamente sostituita da quella del doppiatore, usata in film, serie tv e videogiochi. Tipico di documentari e interviste è il VoiceOver, che consiste nell'abbassare la voce originale in modo che quella del doppiatore sia in primo piano ma lasciandola prima udibile. Infine c'è il Symil Sync, solitamente utilizzato in reality e talent show, in cui la voce viene sincronizzata con il ritmo di quella originale, ma non con quello labiale, di solito per mantenere la naturalezza dei dialoghi veloci.
Quando pensiamo al doppiaggio di un film o di una serie TV la figura che ci viene subito in mente è quella del doppiatore, certo da la voce ai personaggi che vediamo ma dietro ad una buona riuscita di un doppiaggio non c’è una sola e singola persona, c'è un intero team che lavora assieme e lì il lavoro di squadra è la chiave per la riuscita del doppiaggio. Vediamo assieme i componenti per un efficiente team:
Partiamo con il direttore del doppiaggio, per capirci meglio è come un regista cinematografico: sceglie le voci che ritiene più adatte per interpretare i personaggi, si occupa di mantenere il messaggio e l'enfasi dell'opera principale; insomma dirige il lavoro sempre dietro le quinte e essere un direttore di doppiaggio non esclude di ricoprire anche il ruolo di attore o di doppiatore. Il direttore del doppiaggio non fa di certo tutto da solo; si fa affiancare spesso dell'assistente al doppiaggio che aiuta il regista con i suoi compiti, è una sorta di consigliere ma non si limita solo a dare consigli. Prepara gli anelli, ovvero le scene da doppiare e pianifica i turni dei doppiatori. Alcuni studi non utilizzano questa figura professionale, ma una cosa è certa: se serve una mano, un assistente al doppiaggio non si tira mai indietro. Incontriamo poi Il traduttore-adattatore o semplicemente chiamato dialoghista una sorta di architetto dei dialoghi: traduce battute, dialoghi e lo fa rimanendo fedele all'originale e dovendo rendere conto anche al sincronismo labiale e le pause, ma anche adattando il tutto per rendere il discorso più fluido e naturale, sarebbe brutto sentire solamente traduzioni letterarie e quasi meccaniche no? Sul copione trascrive poi anche le annotazioni tecniche, che possono essere fonemi che il doppiatore deve recitare, come dei singhiozzi o una risata.
Non dimentichiamoci dei tecnici del doppiaggio, che si dividono in fonici, sincronizzatori e mixatori. Tutti e tre si occupano esclusivamente della parte tecnica ma ognuno si specializza in un campo. I fonici registrano in sala le voci dei doppiatori e danno qualità all'incisione coi giusti microfoni: sicuramente chi fa il fonico è una persona estremamente precisa. I sincronizzatori con software avanzati perfezionano il sincronismo tra le parole singole pronunciate dal doppiatore e il labiale; occupandosi di allungare o accorciare pause di silenzio. I mixatori sistemano e miscelano le tracce audio, riallineando alla fine i livelli sonori.
E infine vediamo la figura del doppiatore, che se pensiamo anche solo al nome della loro professione capiamo in cosa consiste il loro lavoro, ovvero quello di essere un doppio-attore. Si occupa di dare voce ai personaggi sullo schermo e deve rendere conto del sincronismo. Non si riduce solo a replicare l'interpretazione dell'attore, ma mette del proprio nel personaggio rendendolo unico. Ha studiato in accademie di recitazione o doppiaggio, ma soprattutto ha una dizione adatta, senza inflessioni dialettali.
A proposito di doppiatori, vi siete accorti di come ultimamente le voci sui grandi schermi siano quasi inespressive? Personalmente mi è capitato negli ultimi tempi di chiudere il televisore a metà film perchè la qualità del doppiaggio era davvero bassa. Ma questa qualità inferiore da cosa è dovuta? C'è principalmente una sola risposta a questa domanda: con l'arrivo dei cosiddetti “talent” nel mondo del doppiaggio. Con il termine talent parliamo di attori, cantanti, influencer o comunque di Vip che prestano la loro voce nell'arte del doppiaggio. In America per attirare il pubblico abbiamo la prima comparsa dei Vip nel mondo del doppiaggio e una volta avvenuta in America la pratica è arrivata anche a noi. L'arrivo dei talent ha portato una spaccatura tra chi lo ritiene un'opportunità per il settore e chi un pericolo. Lo scopo di grandi case produttrici è quello non più di produrre pellicole uniche, ma di produrre ciò che piace alla gente e con il tuo cantante o influencer del cuore che presta la voce ad un personaggio non vai a vedere il film in questione? Tra l'altro un nome famoso che si cimenta quasi per gioco a doppiare crea hype nei social media. La popolarità aumenta e il mercato guadagna. Le critiche più comuni a questo inserimento dei Vip si rifanno alla mancanza di competenza del talent che non rende la giusta espressività nel doppiare o che non ha un giusta dizione e di conseguenza porta lo spettatore a distrarsi e alle volte a non capire cosa stia dicendo il personaggio. Ricordiamo però come alcuni doppiaggi, nonostante non provenissero da doppiatori professionisti, riuscirono a mantenere un'alta qualità come quello di Fabrizio Frizzi. Primo talent in Italia che doppiando Woody e ci ha fatto affezionare a quel cowboy giocattolo. Oppure con Claudio Bisio, che presta quella voce iconica del bradipo Sid dell'era glaciale. Ma purtroppo una buona riuscita di un doppiaggio se non si è dei professionisti è più negativa che positiva. Rimane comunque da dire che la percentuale dei talent è bassa e spesso doppiano ruoli poco rilevanti, ma fatto sta che comunque quello del doppiatore è un vero e proprio lavoro e come per cercare di guarire si va da un medico per fare il doppiatore è necessario essere qualificati e aver intrapreso specifici studi.
Una mal riuscita nel doppiaggio di una serie TV o di un film non è ovviamente da attribuire alla sola presenza o meno di talent, consideriamo come infatti negli ultimi tempi con l'arrivo dello streaming le uscite di episodi e film siano velocizzate e di conseguenza spesso le case di produzione abbassano il budget per affrettarsi con le scadenze. Tutto questo porta molto spesso a una trasposizione sbagliata dei dialoghi poiché tutto è compiuto nella fretta. Come ogni cosa che punta alla perfezione, l’arte del doppiaggio ha bisogno di tempo e ciò porta nelle ultime generazioni, dove tutto è subito ad una portata di un clic, a preferire la visione dell'opera in lingua originale con i sottotitoli. Ad esempio quando uscì la serie di successo sudcoreana Squid Game, per alcuni giorni rimase disponibile solo in lingua originale con i sottotitoli e l’attesa incrementò sempre di più i giovani a optare per l’opera in lingua originale. Come mostra un sondaggio commissionato dall’azienda americana specializzata nell’insegnamento delle lingue straniere Preply ha rilevato che il 70% degli intervistati tra i 18 e i 25 anni e il 53% di quelli tra i 25 e i 41 anni guardano la maggior parte dei contenuti video con i sottotitoli in lingua originale. L’esplosione delle piattaforme di streaming ha portato a una crescita spropositata dei contenuti, costringendo il settore del doppiaggio a lavorare con ritmi sempre più serrati. Se in passato un film poteva contare su settimane di lavorazione, oggi spesso tutto il ciclo dalla traduzione alla registrazione deve essere completato in pochi giorni. Questa corsa contro il tempo si riflette sulla qualità: l’interpretazione vocale perde profondità e la precisione del labiale ne risente fortemente. Ormai si punta non più alla qualità dell'opera ma alla quantità e ciò è in parte anche il motivo per cui I giovani di oggi optino sempre di più nel vedere il film in originale: in un’epoca in cui tutto è disponibile all’istante, l’attesa per il doppiaggio può risultare frustrante, portando una gran parte del pubblico a preferire la visione immediata dell’opera in lingua originale. Il non riuscire più ad aspettare si intravede ormai non solo nel mondo del cinema ma anche nel mondo della moda e nel mondo culinario, basti pensare alla fast fashion o al fast food e tutto questa velocità ci porta a non cogliere piccoli dettagli o non apprezzare ciò che, anche se con un pò di attesa, ha sempre reso l’Italia orgogliosa: il doppiaggio.




