Tra reale e virtuale
St@lker: cacciatore o preda?
Dal 15 maggio nelle sale, un film di Luca Tornatore che indaga la fragilità umana e le sue conseguenze. Involontariamente ispirato ad una storia vera
Sarah Vignoly | 27 May 2014
Un leone famelico pronto a divorare le persone più fragili: ecco l’allegoria della nostra società, ben rappresentata nel nuovo film di Luca Tornatore in uscita questo mese. I due protagonisti, Ines, interpretata da Anna Foglietta, e Alan, Ignazio Oliva, sono entrambi vittime di un mondo che non riesce a trovare un posto per loro. Alan, separato, sceglie di abitare da solo in un magazzino fatiscente. Incapace di prendere la sua vita in mano, trascorre le proprie giornate su siti di online dating cercando ossessivamente un sostituto della moglie. Anche Ines non riesce a trovare appagamento nella sua vita. Incontra Alan su internet e subito ne rimane affascinata, sebbene nella realtà lui sia molto diverso da quello che appare. La loro storia proseguirà e si evolverà, portando alla luce la vera natura del protagonista. Ines e Alan sono esempi in scala ridotta di ciò che avviene a livello sociale. Secondo Tornatore, «questa storia incarna il problema dell’incomunicabilità moderna», il problema di un mondo troppo preso da se stesso per notare le fragilità individuali. In fase di produzione il regista ha scoperto che la storia raccontata nel film era molto simile a quella di una donna realmente vissuta: «mi sono avvicinato alla realtà quasi involontariamente». Il pubblico che vedrà St@lker sarà facilmente portato ad immedesimarsi nelle dinamiche del film. La denuncia di questo comportamento, ma soprattutto l’invito alla riflessione costituiscono il senso profondo di questo film. Il regista infatti non si è occupato solo di “raccontare” Ines e Alan, ma ha indagato innanzitutto sulle cause prime dei loro comportamenti.
In particolare Alan, il “cattivo” del film, è l’anti-eroe per eccellenza. Luca Tornatore lo descrive come «un personaggio negativo, inserito in una società negativa che è anche concausa di quel che è successo». In questa affermazione è racchiuso il problema che affligge non solo il protagonista di St@lker, ma anche molte persone nel mondo reale. Il comportamento di Alan non è giustificabile, ma bisogna riflettere sul ruolo che la nostra società ha nel formare certi modi di agire. Il nostro è un mondo dove molto spesso i piccoli soprusi quotidiani vengono ignorati proprio perché piccoli. Eppure molti atti criminali si potrebbero evitare se non si trascurassero i primi segnali.
Il disagio e lo straniamento dalla realtà sono aspetti già indagati nella filmografia di Tornatore: il suo lungometraggio d’esordio Hikikomori ne è un esempio. Questo termine giapponese che letteralmente vuol dire “isolarsi”, indica coloro che hanno scelto di estraniarsi dalla vita sociale, spesso in maniera estrema.
C’è un fil rouge che lega i due protagonisti? «Quella dell’hikikomori è una situazione di apatia, mentre Alan ha una reazione contraria. Il rifiuto verso la società si tramuta infatti in un comportamento ossessivo-compulsivo».
I più fragili purtroppo subiscono le conseguenze di un mondo disinteressato alle loro difficoltà. Diventano cacciatori per nascondere le loro debolezze e le loro paure, ma in realtà sono prede della nostra società senza scampo e senza futuro.
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