Impressioni di settembre al Festival di Venezia 75 tra Cuaròn, western e fratelli Coen
Il Lido si riempie di fermento e anni e anni di film scorrono nella mente come una personale pellicola di ricordi: questa è la vera Venezia 75
Gaia Ravazzi | 11 settembre 2018

Sarà veramente il colosso a cambiare le carte in tavola o gli appassionati continueranno sempre a preferire le poltrone del cinema al proprio divano di casa? Cerchiamo di vedere il lato positivo: prima il nemico da battere era la pirateria, adesso almeno si è disposti a pagare per usufruire dei contenuti.

La settantacinquesima edizione si apre e caratterizza per una forte polemica nei confronti dell’ingresso a concorso di film prodotti o distribuiti da Netflix, spesso visto come la causa scatenante della chiusura delle sale cinematografiche, facendo un po’ passare in sordina l’eccellenza di contenuti, il presidente della giuria Guillermo del Toro si trova a difendere la scelta unanime su Roma e gli spettatori a chiedersi se cambierà veramente il modo di fruire i contenuti.

Il Festival di Venezia è ricco di sensazioni non riconducibili a un casalingo Netflix & chill: il brivido di incontrare la propria star preferita (da molto molto lontano), l’impianto acustico così coinvolgente da confondere il sistema nervoso, la copertina di Ciak che scandisce gli eventi e l’odore della pioggia immancabile di inizio settembre.

Osservare la folla è talvolta tra le attività più interessanti del Festival. Da una parte i cinefili dotati di borsa di tela, Birkenstock e abbigliamento casual si incamminano verso le proiezioni mattutine; dall’altra una comunità mista di modaioli sempre in tiro e spietati campeggiatori del red carpet che con ombrelli, scale e cappelli attendono con ansia il loro idolo. Le scene sono comiche: gente che spia attraverso buchi nella rete, persone accampate dall’alba e scale allucchettate ai pali come oggetti di valore, unico mezzo per sovrastare i fotografi accreditati schierati davanti alle star.

Non è facile ricordarsi che la vera magia, nell’inebriante atmosfera della Serenissima, è l’eccellenza delle proiezioni presentate da anni alla Mostra del cinema nostrana. Così abbiamo deciso di stilare tra le proiezioni più interessanti una classifica delle imperdibili. Da vedere correndo al cinema o con uno streaming selvaggio, ma assolutamente da vedere.

Apre la classifica delle più apprezzate sicuramente Roma, pellicola di Cuarón che conquista pubblico e critica con la sua autobiografica rappresentazione in bianco e nero dell’omonimo quartiere di città del Messico.

La Favorita si difende incasellandosi in quella categoria di film in costume che hanno moltissimo da dare. La storia controversa della regina Anne viene raccontata con una fotografia che sfrutta inquadrature ampie e grandangolari, distorte e a tratti panoramiche che enfatizzano questo senso di straniamento dalla realtà.

Tra le pellicole merita sicuramente una menzione la performance di Claire Foy ne Il primo uomo, film che ha aperto il concorso. La storia di Neil Armstrong e della fatica di un’impresa come l’allunaggio si scontra con la realtà negli occhi della moglie. Un film dicotomico che canalizza silenzi e rumori, emozioni e apatia, e che assume tridimensionalità e credibilità proprio nella performance della Foy.

Il Festival quest’anno riscopre il western, genere abbandonato e un po’ bistrattato dalle nuove generazioni e lo rivisita in chiave moderna. La vera scoperta di quest’edizione anche per i non appassionati è infatti The Ballad of Buster Scruggs dei fratelli Coen. Frizzanti episodi che trattano i temi più inflazionati del western dandogli nuovamente vita e tenendo lo spettatore incollato allo schermo tra colpi di scena e paesaggi mozzafiato. Forse alcuni diranno che un po’ è merito della formula episodica a cui ormai siamo assuefatti, altri diranno, dando adito a controversie, che delle volte non servono centoventi minuti forzati per raccontare una storia. Io dico: guardatelo e fateci sapere!

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