Interviste
Officina Lara Facondi: a tu per tu con Jennifer Guerra
Approfondiamo il tema dell'identità con la giornalista e scrittrice Jennifer Guerra, che si occupa di tematiche femministe
Tommaso Di Pierro | 5 ottobre 2023

Dopo l'incontro tenutosi negli spazi di ÀP - Accademia Popolare dell'antimafia e dei diritti, in occasione della terza edizione dell'Officina di pensiero e scrittura dal titolo "Oltre lo stereotipo - Lara Facondi" - a cui ha preso parte Fondazione Media Literacy per un evento di scrittura creativa tenuto dalla giornalista e scrittrice Jennifer Guerra, approfondiamo con quest'ultima il tema dell'identità e del femminismo contemporaneo.

Nel momento in cui l'uomo, inteso come essere umano, ha perso la sua funzione di essere privilegiato, e che la vita non umana è oggi il concetto dominante, quali categorie e schemi mentali allora vanno a descriverci nella società odierna?

Io non penso affatto che l’uomo abbia perso la sua funzione privilegiata. Il fatto che si sia cominciato a parlare di animali non umani non significa che sia avvenuto un cambio di prospettiva, al massimo un allargamento che però non è ancora riuscito a scalfire l’antropocentrismo. Penso che le categorie con cui ci pensiamo siano sostanzialmente le stesse di un secolo fa, magari oggi si aggiunge la consapevolezza di aver devastato questo pianeta, ma senza che porti a particolari conseguenze.

A suo parere, in quali categorie ed identità si definiscono meglio e più a loro agio le giovani donne di oggi?

Non penso esistano categorie particolari, quello che è cambiato è che oggi abbiamo a disposizione molte più parole per descrivere noi e la realtà che ci circonda, per cui sembra che la scelta si sia ampliata. È un’illusione, è cambiato il discorso ma non sono cambiate le identità, prima semplicemente non potevano esprimersi.

Pensare che il mio "io" esiste. L'identità è un punto di partenza, perché poi la vera sfida è difenderla e conservarla, e restarvi fedeli. Quanto è difficile per le donne conquistare, oggi, l'identità che vogliono?

È molto difficile perché le donne si trovano nella condizione di essere sempre state definite da qualcun’altro. Nell’ultima parte dell’incontro abbiamo visto lo schema dell’identità proposto da Rosi Braidotti, che vede l’identità femminile-femminista come un triplice processo di differenziazione, la differenza tra gli uomini e le donne, le differenze tra le donne e le differenze all’interno di ogni donna. Vanno tenute insieme tutte queste cose per comprendere l’identità di un soggetto dominato.

Come può la scrittura istruire al meglio sulla parità di genere e sulle differenze tra i sessi? 

Il potere della scrittura che abbiamo esplorato più che la parità guarda alla differenza. Non si tratta di una differenza biologica, quanto più una differenza nella socializzazione, nell’esperienza. Le donne sono abituate a raccontarsi le storie senza avere il privilegio di essere raccontate. Come dice Adriana Cavarero, non solo la storia di Ulisse merita di essere raccontata.

Nell'opera Non credere di avere dei diritti è usata l'espressione la rivoluzione simbolica della rappresentazione di sé. Dà dove parte questa rappresentazione, da quali luoghi si deve cominciare?

Nel femminismo la rappresentazione di sé è cruciale perché rimedia a una rappresentazione che non c’è mai stata. L’idea è che non si debba cercare di entrare a far parte della rappresentazione patriarcale, che si è sempre disinteressata delle storie delle donne, ma che se ne debba costruire una da zero. Il percorso ovviamente è cominciato da qualche decennio, ma non si è affatto concluso.

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