Lazio
Roma, riapre la Scatola archeologica della Domus Aventino
Il sito riapre al pubblico dopo 4 anni di scavi archeologici e 2 anni di progettazione, restituendo così a tutti noi una nuova pagina della storia di Roma
Isabella Scorpio | 6 maggio 2021

Provate a unire il fascino dell’archeologia con le innovazioni dell'architettura e della tecnologia: il risultato è un affascinante e suggestivo viaggio all’interno della “Scatola archeologica della Domus Aventino” che oggi riapre al pubblico dopo 4 anni di scavi archeologici e 2 anni di progettazione, restituendo così a tutti noi una nuova pagina della storia di Roma.

Come è nato il progetto

La Scatola archeologica della Domus Aventino è il primo sito archeologico situato all’interno di un complesso residenziale privato. Il progetto della Soprintendenza Speciale di Roma e Bnp-Paribas Real Estate congiunge passato e futuro, pubblico e privato: infatti oltre a impreziosire un’operazione imprenditoriale già in corso, permette di tutelare e conservare oltre otto secoli di storia. Nel dicembre 2014 sono iniziati i primi scavi, originariamente finalizzati al consolidamento antisismico di tre edifici alle pendici dell’Aventino. Da questa operazione sono emersi vari reperti archeologici che oggi vengono presentati al pubblico esattamente come sono stati ritrovati e arricchiti da un apparato multimediale curato da due dei più importanti divulgatori scientifici italiani, Piero Angela e Paco Lanciano.

Il sito archeologico

Questo sito archeologico ha restituito strutture, materiali e soprattutto mosaici risalenti a un periodo compreso tra l’VIII secolo a.C. e il III secolo d.C. In questo scavo, frequentato già dall’epoca della fondazione di Roma per la posizione strategica del Colle e la sua ricchezza di risorse idriche, sono state ritrovate delle mura difensive che probabilmente costituivano una torre di guardia costruita per fronteggiare le invasioni da cui Roma era minacciata. Alla fine del III secolo a.C. venne poi rialzata la quota del terreno per ampliare la superficie piana a disposizione attraverso una colmata di terra e detriti che rappresenta uno dei più importanti depositi di questo periodo. La vera svolta arrivò intorno alla metà del II secolo a.C. quando l’area iniziò a essere utilizzata non più a scopo difensivo ma a scopo residenziale. Questa zona divenne l’abitazione di Romani di alto livello come senatori, patrizi e ricchi commercianti (non è casuale infatti la vicinanza all’Emporium tiberino). Il ritrovamento più interessante è senza dubbio una domus caratterizzata da varie fasi edilizie: nell’arco di due secoli si sono sovrapposti sei livelli pavimentali in quanto, così come è emerso dallo studio dei materiali, i proprietari riorganizzavano di generazione in generazione la domus in base alle mode correnti e alle necessità. Numerosi sono i mosaici portati alla luce: il più antico, costituito da tessere esagonali bianche e nere, risale alla fine del I secolo a.C.. mentre gli altri, caratterizzati sempre da eleganti motivi geometrici, risalgono all'età adrianea (117-138 a.C.). Oltre ai mosaici, però, si possono ammirare anche tramezzi con tracce di intonaco dipinto, rivestimenti policromi di età antonina (150-175 a.C.) e materiale epigrafico come quello rinvenuto su un lacerto musivo realizzato durante l’Impero di Traiano, indizio di un uso semipubblico della domus.

La Scatola archeologica non è quindi un semplice museo ma vera e propria macchina del tempo in grado di riportare il visitatore indietro di 2000 anni, un’esperienza unica nel suo genere perché permette di ammirare in situ strutture e materiali rimasti nel loro contesto originario tramite l’ausilio fondamentale dei contenuti tecnologici con cui ad esempio è stato possibile ricostruire le tessere mancanti dei mosaici.

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