La satira diffusa
Ed è subito risata
Anche in pieno inverno sbocciano come fiori a primavera sul web migliaia di pagine ironiche. Per sorridere un po’, sia che si tratti di professionisti che, e sono la maggior parte, di comici improvvisati ma originalissimi
Gaia Ravazzi | 5 February 2016

Il web imperversa di pagine fan, ogni giorno più originali e numerose. L’ironia dilaga e le battute casalinghe si sprecano in qualsiasi circostanza, dalle più serie alle più facete.

Le preferite sono tantissime e come i trend del momento che cambiano seguendo l’ultima tendenza, così anche le battute più divertenti si esauriscono in una risata dopo aver conseguito un milione di like. Ce ne sono davvero per tutti i gusti: dalle più colte e intelligenti alle più volgari e regionali, ma hanno tutte un unico intento, la risata.

Tra le più singolari rientra indubbiamente “Se i quadri potessero parlare”, che comprende spassosissime frasi in romanesco verace che accompagnano a mo’ di Snapchat immagini di quadri più o meno famosi. L’originale è romana, ma è stata esportata al Sud con la versione palermitana, catanese, barese, napoletana e molte altre.

Un po’ meno politically correct, anche perché hanno come protagonisti il nostro premier e il principino d’Inghilterra, sono “Renzi che fa cose”, fonte inesauribile di risate per l’accostamento bizzarro tra foto e didascalie, e “Baby George ti disprezza”, con frasi iconiche come il classico “poraccio” insieme alla faccia disgustata del piccolo, paparazzato nelle più svariate occasioni pubbliche. Ultima ma non ultima e sicuramente sulla cresta dell’onda, è “Mentire di fronte alle spunte blu” che la celeberrima storia di Luca e Cristina ha portato al vertice in un battito di ciglia.

I social network più amati sono stati travolti da un’onda di comicità amatoriale dilagante che non ha lasciato ostaggi: dalla politica, al mondo della moda, passando per arte e classici greci.  

Altri esempi potrebbero essere “Non conto fino a dieci” con una lettera ad un Johnny Depp un po’ fuori forma o “Rotten Salad”, voce dell’anti moda.

Facebook è il regno prediletto da questi fenomeni che spuntano come funghi da un giorno all’altro, cavalcando l’attualità e ridendoci su, come il fittizio evento di capodanno realizzato in seguito alla separazione di Belen Rodriguez o il putiferio scatenatosi sull’evento ufficiale italiano di Adele. Insomma, nessuno si salva, nemmeno una cantante della portata di Adele e tutto è oggetto di scherno.

Quello che colpisce è questa momentanea celebrità che glorifica il fondatore della pagina Facebook dall’idea più brillante e originale e che ricorda tanto la discussa frase di Warhol secondo cui in futuro ognuno avrebbe avuto il suo quarto d’ora di celebrità, persino quando si parla di comicità. 

Se per un comico amatoriale questo fenomeno può essere un ottimo trampolino di lancio inatteso, è chiaramente sintomatico della realtà in cui viviamo, così profeticamente descritta da Warhol nel 1968. Se la scena è esilarante e la battuta pronta, si scatenerà un ciclone mediatico che non potrà essere fermato nella scalata dei like. Ma se l’ironia è sintomo di intelligenza, non sarà il caso di riflettere? In un’Italia che non ha più voglia di parlare di crisi scatta la risata. Perché in fondo ridere è sempre meglio che piangere. 

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