Scuola
Sotto pressione dai banchi dei liceo a quelli dell’università
Registro elettronico, voti, aspettative: gli studenti italiani vivono l’ansia come mai prima d’ora
Gaia Canestri | 9 ottobre 2026
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Ogni mattina, prima ancora dello zaino, molti studenti italiani aprono un'app: il registro elettronico. Questo strumento è stato introdotto nel lontano 2012 e nel corso degli anni si è andato a sostituire totalmente ai registri cartacei, con particolare importanza dopo il periodo Covid. Si tratta di un’unica applicazione che racchiude in poche righe e numeri l’intera vita scolastica degli studenti: gli argomenti del giorno, i compiti, i voti, una nota, un'assenza da giustificare; e lo fa in tempo reale, inviando la comunicazione anche ai genitori. Una svolta in ambito organizzativo, ma anche l'ultimo anello di un malessere che i dati documentano da anni e che non si ferma al diploma.

Non è un segreto e neanche una novità che gli studenti italiani subiscano le pressioni del mondo scolastico in maniera più incisiva sulla propria salute psicofisica rispetto agli studenti del resto del mondo. Già nel rapporto OCSE sul benessere degli studenti, basato sui test PISA 2015, il 56% dei ragazzi italiani dichiarava di agitarsi mentre si prepara a un test, contro il 37% della media, e il 70% provava forte ansia anche quando era preparato, contro il 56%. Lo stesso studio rilevava che l'ansia scolastica era più frequente negli istituti dove si studia oltre 50 ore a settimana. Il quadro non è cambiato: nell'indagine OCSE del 2022 il 48% dei giovani italiani ha dichiarato disagio davanti a un problema di matematica, il valore più alto d'Europa, a pari merito con la Bulgaria.

A fotografare il presente, invece, è il CISF Family Report 2026, "Teniamo banco! Famiglia e scuola di fronte alla sfida educativa", realizzato dal Centro Internazionale Studi Famiglia con Eumetra su 1.627 nuclei familiari. Il Report in questione misura la percezione che gli adulti hanno dei ragazzi, non la loro esperienza diretta, cosa che ci pone davanti a una realtà chiara: gli studenti soffrono l’ansia scolastica e la questione è ormai evidente per tutti. Secondo lo studio il 30,6% dei ragazzi si sentono sotto pressione per voti e risultati scolastici, mentre il 27,8% manifesta stress o ansia legati alla scuola. Colpisce anche il silenzio: tra il 2022 e il 2025 la quota di studenti che parlano almeno una volta alla settimana in famiglia dei propri problemi scolastici è scesa dal 58% al 46%. Sullo sfondo c'è un contesto fragile: il 45,5% delle famiglie evidenzia una certa vulnerabilità economica e il 48,8% dei genitori con figli a scuola ritiene che l'istituzione non riesca a garantire pari opportunità. In questo clima strumenti come il registro elettronico giocano un ruolo primario. Nato per rendere la scuola più trasparente, ha azzerato la distanza tra una prestazione e il suo giudizio: il voto arriva prima della spiegazione, spesso prima che lo studente abbia il tempo di elaborarlo. Diventa un controllo continuo, condiviso con la famiglia, che trasforma ogni interrogazione in un dato definitivo e consultabile a ogni ora. Non esistono, a oggi, numeri solidi che ne isolino l'effetto, ma in una scuola già ansiogena è difficile ignorare che la valutazione sia diventata una presenza costante anche fuori dall'aula.

Il disagio, poi, non finisce con la maturità. Secondo l'Istat il 33% degli universitari italiani soffre di ansia e il 27% di depressione, e il tasso di abbandono ha toccato il 7,3% nel 2022. Un questionario dell'Università Statale di Milano su oltre 7.000 studenti ha rilevato che il 48% riferisce ansia da prestazione, con ricadute su concentrazione e rendimento. Un'indagine di Skuola.net su 1.100 universitari mostra che sette su dieci avvertono la pressione di obiettivi dettati da famiglia, competizione con i coetanei e modelli proposti dai media, e circa uno su due ha mentito almeno una volta sulla propria carriera per non deludere i familiari.

I dati ci mostrano una realtà ben lontana dall'emergenza di una fascia d'età: è una condizione che accompagna gli studenti italiani dai quindici anni alla laurea, descritta con sorprendente coerenza da tutti i ragazzi e le ragazze. In questo contesto ripensare come si valuta, come si comunica e quanto spazio lasciare per “sbagliare” dovrebbe essere un bisogno primario; finché un voto varrà più di una conversazione, di un ragionamento o di un insegnamento il sistema continuerà a produrre ansia.

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