Ambiente
Cambiamento climatico, perché il 2025 è stato l'annus horribilis
L'anno che si è appena chiuso ha segnato un ulteriore passo indietro a livello ambientale, con temperature troppo alte e frequenti catastrofi naturali
Veronica Costantini | 8 gennaio 2026
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Il clima terrestre è stato sempre soggetto a mutamenti continui, dovuti a cause naturali come la radiazione solare, l’orbita terrestre e le eruzioni vulcaniche. Dalla metà del secolo scorso, tuttavia, gli scienziati hanno rilevato rapidi cambiamenti climatici, causati dalle attività dell’uomo, prevalentemente dalla crescente emissione di gas serra nell’atmosfera. Nonostante fin dal 1979 diversi studiosi abbiano cercato il modo di diminuire i mutamenti di natura antropica, che costituiscono un danno per la stessa umanità, nel 2025 si sono continuati a registrare dati preoccupanti.

Come attestato a dicembre 2025 dal Copernicus Climate Change Service, sistema europeo di monitoraggio del clima, l’ultimo anno è il secondo più caldo mai registrato insieme al 2023, mentre rimane in testa alla classifica il 2024. Il mese di novembre è stato tra i più caldi mai registrati, con temperature particolarmente elevate in Europa dell’Est, Turchia, Russia e nell’Artico. Samantha Burgess, vicedirettrice di Copernicus, dichiara infatti che nel penultimo mese dell’anno le temperature globali hanno superato di 1,54°C i livelli preindustriali, ovvero le condizioni climatiche della Terra prima dell’impatto delle attività umane. Ritiene inoltre che la media triennale 2023-2025 supererà per la prima volta gli 1,5°C, e che quindi sia essenziale ridurre rapidamente le emissioni di gas serra.


Durante il 2025 si sono verificati diversi eventi meteo estremi. Le piogge monsoniche e le tempeste tropicali avvenute durante l’ultimo mese dell’anno nel Sud-Est asiatico hanno provocato alcune tra le più gravi frane e alluvioni degli ultimi anni. Secondo alcune agenzie umanitarie, oltre 1800 persone sono morte in Indonesia, si sono contati 800 i dispersi e milioni di sfollati che vivono in carenza di acqua, cibo e servizi sanitari. Altro evento fuori dal comune è la frana del Ghiacciaio Birch, risalente al 28 maggio scorso, che ha travolto il villaggio svizzero di Blatten, sotterrando la maggior parte delle case con ghiaccio, roccia e fango. Gli abitanti sono stati salvati grazie a una evacuazione, ma il villaggio è stato distrutto dal successivo terremoto di magnitudo 3.1, provocato dalla precedente frana.


Le catastrofi ambientali costituiscono inoltre un grave problema a livello economico. Secondo l’Assicurazione Munich Re i danni complessivi causati da questi eventi ammontano a circa 131 miliardi di dollari, di cui 80 miliardi assicurati, rappresentando il secondo dato più alto dal 1980. Senza un aumento degli investimenti in mitigazione e adattamento i costi potrebbero raddoppiare entro il 2050 e triplicare entro il 2100. Nonostante sia evidente il necessario incremento della decarbonizzazione e dell’abbattimento della Co2, il Parlamento e il Consiglio dell’UE a fine 2025 hanno concordato la versione definitiva del pacchetto Omnibus I, un insieme di proposte legislative per semplificare e ridurre i costi amministrativi legati alla sostenibilità, a favore delle imprese. Nonostante la situazione particolarmente critica, l’UE non sembra preoccupata dell’irreversibilità di questo fenomeno.

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