Attualità
Papa Francesco in Iraq, perché è un viaggio storico
La prima volta per un pontefice nella Terra di Abramo, tra Covid, rovine e comunità cristiane (ormai) decimate
Jacopo Borgia | 9 March 2021

Alle ore 7:30 del 5 marzo 2021, dall’Aeroporto Internazionale di Fiumicino Papa Francesco si imbarca su un volo diretto a Baghdad dando inizio a un viaggio che passerà alla storia come la prima visita di un Pontefice nella Terra di Abramo. L’importanza di questo viaggio è sottolineata anche dal momento storico durante il quale è avvenuto: la pandemia da Covid-19. Nel marzo 2020, infatti, il Vaticano aveva annunciato la cancellazione di tutti i viaggi apostolici del Papa fino al termine dell’epidemia, ma la gravità della situazione dei cristiani in Iraq e negli altri paesi del Medio Oriente ha spinto comunque Papa Bergoglio a partire per instaurare un rapporto “di fratellanza” - come da lui stesso definito - con le autorità locali sia territoriali che religiose. Il viaggio, voluto fortemente sia dal Pontefice che dal Presidente della Repubblica Irachena Barham Salih, assume un triplice significato: non è solo un esortazione alle autorità locali a prendere coscienza della situazione grave che i cristiani iracheni stanno vivendo, ma anche un invito a quest’ultimi a non abbandonare il proprio paese.

L'itinerario

Dopo la partenza da Roma, il Papa atterra a Baghdad intorno alle 14:00 dove, un’ora più tardi, si tiene la cerimonia ufficiale di benvenuto e, subito dopo, l’incontro prima con il Presidente, le Autorità, la Società civile e il Corpo Diplomatico, poi con la rappresentanza dei religiosi cristiani locali, formata da alcuni vescovi, sacerdoti e catechisti. Sabato 6 Marzo, invece, il Papa è impegnato nelle visite alla città di Najaf e alla piana di Ur. Durante la prima si tiene il colloquio “storico” con il Grand Ayatollah Sciita Al-Sistani, mentre nella seconda ha luogo l’Incontro Interreligioso, dove il Papa celebra Abramo, il padre di tutte le religioni monoteistiche, e unisce in preghiera tutti i presenti, sia musulmani che cristiani. Al ritorno a Baghdad segue, alle ore 18:00, la Santa Messa nella Cattedrale Caldea di “San Giuseppe”. La Domenica il Papa fa visita alla Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno, venendo accolto all’Aeroporto di Erbil dalle due massime autorità locali, Nechirvan e Masrour Barzani (Presidente e Primo Ministro), con le quali si intrattiene in un colloquio informale per mezz’ora. Dopodiché Bergoglio parte in elicottero per Qaraqosh, facendo tappa a Mosul, dove ha luogo la “Preghiera di suffragio per le Vittime di Guerra” presso la Hosh al-Bieaa. Dopo la visita alla Comunità di Qaraqosh, la più scossa dalla guerra e dalle persecuzioni, tra le rovine della Chiesa dell’Immacolata Concezione, distrutta e saccheggiata dagli estremisti armati nel 2014, il Papa ritorna a Erbil dove celebra la Santa Messa nello Stadio “Franso Hariri”. Infine il ritorno a Baghdad e la partenza, la mattina successiva, per Roma.

Le dichiarazioni dei protagonisti

“Finalmente sarò tra voi. Desidero tanto incontrarvi, vedere i vostri volti, visitare la vostra terra, antica e straordinaria culla di civiltà. - sono le parole rivolte dal Pontefice poco prima della partenza alle comunità cristiane irachene - Vengo come pellegrino penitente per implorare dal Signore perdono e riconciliazione dopo anni di guerra e di terrorismo e per chiedere a Dio la consolazione dei cuori e la guarigione delle ferite”. Parole a cui il Presidente Iracheno ha risposto definendo l’imminente viaggio come un “evento storico”, che “sarà un messaggio di pace per gli iracheni di tutte le religioni e contribuirà ad affermare i nostri valori comuni di giustizia e dignità”. Inoltre il Papa, durante l’Incontro Interreligioso, ha ribadito l’importanza di pace, dialogo e fratellanza tra musulmani e cristiani affidandosi sia alla teologia: "In questi tempi duri di pandemia, aiutiamoci a rafforzare la fraternità, per edificare insieme un futuro di pace. Insieme, fratelli e sorelle di ogni tradizione religiosa. Da voi, millenni fa, Abramo incominciò il suo cammino. Oggi sta a noi continuarlo, con lo stesso spirito, percorrendo insieme le vie della pace.”; sia alla storia: “Il terrorismo, quando ha invaso il nord di questo caro Paese, ha barbaramente distrutto parte del suo meraviglioso patrimonio religioso, tra cui chiese, monasteri e luoghi di culto di varie comunità. Ma anche in quel momento buio sono brillate delle stelle. Penso ai giovani volontari musulmani di Mosul, che hanno aiutato a risistemare chiese e monasteri, costruendo amicizie fraterne sulle macerie dell’odio, e a cristiani e musulmani che oggi restaurano insieme moschee e chiese”, confermando dunque il doppio significato politico e religioso che il viaggio apostolico in Iraq ha assunto.

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