Paolo Mieli a Zai.time: "La carta stampata sopravviverà come il teatro"
Il grande giornalista risponde ai giovani reporter: "Imparate le sfumature e non siate mai assertivi"
Redazione | 25 March 2021

Paolo Mieli è senza dubbio uno dei più grandi giornalisti italiani. È stato direttore de La Stampa e del Corriere della Sera e Presidente di RCS Libri. Protagonista anche del programma “Passato e presente” di Rai Storia, in cui dialoga con gli adolescenti sui temi storici, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Zai.time, la trasmissione del pomeriggio di ML Network per rispondere alle domande dei giovani reporter della rete di Zai.net.

È necessario introdurre la media literacy come materia scolastica?

Viviamo un periodo molto particolare perché i media sono in continua evoluzione. Io rappresento quelli arcaici mentre studiare i media significa partire sì dalla carta stampata ma poi avventurarsi in un mondo in cui i giovani sono più esperti degli adulti. È innanzitutto necessario insegnare principi in evoluzione. In questo senso spesso i giornalisti non hanno nulla da insegnare ai giovani.

Il giornalismo come può risolvere il problema dell’alto tasso di analfabetismo digitale italiano?

È diventato necessario insegnare alle persone a distinguere le notizie vere dalle false e dare loro un’importanza. Il compito di gerarchizzare le notizie è sempre stato il compito tradizionale dei media. Bisogna munirsi di una sana diffidenza nel leggere le notizie.

Consigli per i giovani giornalisti?

Chi è interessato al giornalismo, non deve sentirsi un portatore di verità. Bisogna avere un modo dubitativo e non assertivo di aggredire la notizia. È fondamentale dare le notizie facendone vedere i contrasti. La lotta del bene contro il male non serve al giornalismo, servono le sfumature e le contraddizioni, in cui è nascosto il segreto delle notizie.

La carta stampata è destinata a morire o saprà reinventarsi?

Non penso che sia destinata a morire, ma subirà una trasformazione. Un secolo fa esisteva un’unica forma di spettacolo: il teatro; quando hanno iniziato a imporsi internet, cinema e tv, l’intrattenimento è cambiato del tutto. Eppure il teatro è sopravvissuto, anche se in modo marginale. Anche i giornali di carta non saranno il centro dell’informazione, ma continueranno a sopravvivere e conserveranno uno scettro, un’autorevolezza che viene dal passato… una sorta di carta sacerdotale che custodisce i principi dell’informazione. La carta stampata ha un segreto che il mondo nuovo non possiede: ci sono dei cittadini che vanno in edicola e pagano per avere un’informazione. Il mondo dove tutto è gratis è un mondo dove tutto è niente. Il segreto più intimo dell’informazione è quello di riuscire a trovare qualcuno disposto a pagare per avere la serietà nelle notizie, che è un’impresa non facile. Siamo sicuri che se i prodotti dei social fossero a pagamento, i profili avrebbero lo stesso numero di seguaci?

Perché un giovane dovrebbe studiare la storia?

Perché se non si conosce la storia non si capisce il presente ed è difficile proiettarsi sul futuro. Studiare il passato serve a crearsi una moneta da spendersi quando si diventerà adulti: se non si ha cultura del passato, sarà difficile passare gli esami della vita.

 

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