Moda e Covid, torna l'over size ma l'e-commerce non salva il settore
La pandemia ha cambiato il nostro modo di vestirci e di approcciare al mondo della moda
Emilia Leveratto | 8 April 2021

È possibile che le persone non abbiano più voglia di vestirsi? La risposta è sì; il periodo del lookdown ci ha abituati ad uno stile di vita comodo: pigiami e tute hanno prevalso sui vestiti normali e, se si doveva fare bella figura in videochiamata, ci si occupava principalmente della parte superiore, dando ad una camicia da troppo tempo chiusa nell'armadio il suo momento di gloria, oppure tentando di dare una parvenza di trucco al viso - se ancora ci si ricorda come si fa -, ma rigorosamente indossando i pantaloni del pigiama. In questo modo tacchi alti, tailleur e vestiti eleganti sono tuttora in letargo, nell'attesa di periodi più prosperi. 

La vittoria dell'over size

Le passerelle cosiddette ‘digitali’ -tanto belle quanto tristi- trasmettono questa necessità di vestiti pratici e agevoli, proponendo per esempio l’over size: confortevole, funzionale e tanto morbido quanto basta per ricordarci la sensazione del pigiama.  Uno dei trend più famosi è il work-from-home fashion, dove il classico abbigliamento d'ufficio diventa più casual, cercando sempre di mantenere quel comfort di cui abbiamo bisogno. Attenzione però, l’over size non esclude la femminilità; ne è testimonianza Miuccia Prada, che con la sua collezione autunno/inverno 2020/21, ha celebrato una donna potente e femminile, con tanto di spacchi e frange. 

L'impatto della pandemia sul settore moda

Economicamente parlando, questo settore è stato colpito gravemente: la produzione ha subito un forte rallentamento e l’e-commerce ha assicurato solo un giro minimo di affari. Il made-in-Italy in ambito della moda ha sempre avuto un certo rilievo nel panorama mondiale; l'Italia rifornisce infatti circa il 60% della moda di qualità del mondo, con un fatturato che solitamente sfiora i 100 miliardi, mentre ad oggi si aggira intorno ai 70. Ai ritardi nella produzione e al crollo di un'industria globale e concatenata è seguita la chiusura dei negozi fisici, che ha inevitabilmente portato all'affermazione dello shopping online. Migliore o peggiore? Sta a ognuno di noi deciderlo, ma di certo c'è che questa pandemia ha portato ad uno sviluppo e ad un cambiamento del settore moda, che mai sarà come prima. 

Se l'e-commerce diventa un personal shopper

Gli e-commerce, o negozi digitali, sono affinati a mirare al gusto dei consumatori, facilitando il processo di decisione, valutazione e acquisto del prodotto. Durante una ricerca sulla piattaforma i retailer raccolgono informazioni sull'utente, cercando di capire le preferenze, ma anche la taglia che si porta o la misura di scarpe, il reddito o la città in cui si vive. La raccolta di tutti questi dati - se usati dalla giusta piattaforma - consente a ciascuno di avere un proprio personal shopper. 

Svolta definitiva?

Per quanto la moda online abbia i suoi aspetti positivi e negativi, la vera domanda è: ci dobbiamo abituare a questo cambiamento? O è destinato ad essere temporaneo? La moda è mutevole per definizione e probabilmente la pandemia ha solo accelerato il processo di digitalizzazione. Sarà comunque difficile che le piattaforme digitali si sostituiscano completamente ad una sana passeggiata per le vetrine dei negozi. In ogni caso, la moda ha sempre il suo ciclo e le tendenze del passato si ripresenteranno sui nostri manichini, basta avere pazienza. 

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