"Quale cambiamento?" - Studenti in piazza a Roma il 12 ottobre
Le proteste contro il nuovo governo, raccontate da Salvatore Familiari del liceo Augusto di Roma
Salvatore Familiari | 12 ottobre 2018

Razzismo. Repressione. Zero investimenti. Quale cambiamento?” Questo recitava lo spezzone in testa al corteo.

Dalla formazione del nuovo governo e dal contratto siglato dalle forze di maggioranza, la scuola è stata considerata un tema “superfluo”, di importanza “marginale”. Gli argomenti su cui si incentra la protesta riguardano non solo problemi che interessano più direttamente le scuole e noi studenti, ma in toto le azioni e le politiche xenofobe, anti-sociali e liberiste adottate dal nuovo governo. Leggi repressive come il decreto “Scuole sicure”, che prevede il collocamento di forze di polizia e telecamere all’interno degli istituti, con una spesa totale di più di 2.5 milioni, o i recenti tagli all’istruzione previsti dalla manovra economica, sono tutte azioni a svantaggio degli studenti e contro gli studenti stessi. Mentre i veri problemi, come l’abbandono scolastico o il caro libri, non sono minimamente accennati.Razzismo. Repressione. Zero investimenti. Quale cambiamento?” Questo recitava lo spezzone in testa al corteo.

Autoproclamandosi “il cambiamento”, si lascia libero spazio a commenti a margine che per noi studenti assumono niente meno che un’accezione negativa. Non solo svalutando la scuola, in continuità con i precedenti governi,  “il cambiamento” rende palese la critica sterile perpetrata negli ultimi anni, ma si rende anche fautore di odio, discriminazione razziale, visioni reazionarie del Paese. Si stanno cancellando prospettive di base egualitaria, democratica e progressista che costituiscono la struttura della cultura di sinistra, mentre l’opposizione di governo è bloccata da discussioni interne di partito. Nel frattempo noi studenti ci organizziamo, ci mobilitiamo informando i nostri coetanei, creando una rete di scuole ampia, plurale, alternativa che dialoga nel tessuto tanto scolastico che sociale e non si limita a giudicare, ma fa della propria critica uno strumento di costruzione e di analisi. La volontà della nostra generazione non è né quella di assecondare le decisioni del governo, né tanto meno nell’indifferenza tacerle: sebbene la generale inerzia sociale colpisca in particolar modo noi giovani, non è del tutto assente quel fermento dinamico che ragiona in prospettiva, organizza con criterio e si oppone alle scelte che colpiscono in primis le nuove generazioni. Qualsiasi errore politico graverà a tempo debito sulle nostre teste, ogni scelta del governo ci influenza e ci tocca direttamente in quanto studenti, giovani e futuri cittadini: per questo non ci possiamo limitare al perimetro scolastico, alle decisioni di normale amministrazione.

Noi studenti rappresentiamo l’energia del Paese, l’alternativa, la vera forza d’opposizione. È, dunque, pensando a noi che si dovrebbe cercare risposta al futuro: non ci si può dimenticare dell’importanza della scuola, sarebbe come strappare le radici all’albero. E come recita Pablo Neruda: “Possono anche strappare tutti i fiori, ma non fermeranno la primavera”.

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