Marial Bajma Riva, essere Cassandra al Teatro di Siracusa
L'attrice che ha interpretato le Troiane: "Cassandra è attualissima. Quante donne ancora oggi non vengono ascoltate? Cassandra è l’emblema della donna non ascoltata, che ne ha passate di tutti i colori, una ragazzina che viene stuprata in primis da Apollo che le dà la preveggenza,  ma l’impossibilità di essere creduta. Oggi donna potrebbe essere ancora oggi Cassandra"
Miriam La Mantia | 7 April 2021

In un momento difficile come questo, in cui il contatto fisico e la vicinanza sono preclusi, i teatri sono stati tra i luoghi più penalizzati e costretti alla totale chiusura. A parlarci della bellezza e dell’immortalità del mondo teatrale è Marial Bajma Riva, attrice e ballerina che nel 2019 ha interpretato Cassandra nelle Troiane presso il teatro greco di Siracusa, un personaggio che le ha dato molto e in cui, ancora oggi, è possibile riconoscersi.

Il 27 marzo è stata la Giornata Mondiale del Teatro. Come stai vivendo questo periodo di totale chiusura dei teatri?

Penso di essere una delle poche fortunate ad aver vissuto la giornata mondiale del teatro in un vero teatro a fare le prove. Quello che stiamo vivendo è sicuramente un periodo di crisi. I momenti più brutti sono proprio quelli in cui viene negata la cultura e luoghi come i teatri e i cinema, in cui si può condividere insieme l’emozione e l’esperienza. Il teatro vive di questo, è un nutrimento per l’anima, quindi servirebbe proprio adesso.

Perché hai deciso di dedicare la tua vita al teatro?

La mia è una storia un po’ tortuosa. Ho iniziato il mio percorso artistico facendo la ballerina, dopo essere stata presa in un’accademia di danza classica. Non conoscevo il teatro, ho iniziato a ballare all’età di cinque anni ed era l’unica forma d’arte a me conosciuta. Durante questo percorso in Accademia, mi sono resa conto di essere un po’ più estroversa rispetto alle mie compagne, ho iniziato a dare un significato ai gesti, a fare le imitazioni dei miei professori e a quel punto è stato il mio direttore a dirmi di provare la strada del teatro che mi ha aperto un mondo. Ho cominciato a frequentare  una scuola di musical e poi sono stata presa a Roma all’Accademia “Silvio D’Amico” e da lì è partito tutto. Il teatro è un mondo meraviglioso perché ti permette di parlare al cuore delle persone: io non riuscirei a fare nient’altro che questo lavoro. Sicuramente la danza è un surplus che spesso mi viene richiesto, tuttavia la parola è tutto, il poter esprimere messaggi ed emozioni attraverso le parole è un dono meraviglioso.

Chi ti ha sostenuto in questo percorso?

Sicuramente senza i miei genitori tutto questo non sarebbe potuto succedere, mi hanno dato piena fiducia. Quando a dodici anni ho detto loro che sarei andata via, mi hanno sostenuto da subito, senza di il loro aiuto non sarei qui.

Secondo te, perché il mondo del teatro è spesso sottovalutato dai più giovani?

Penso che questo sia dovuto a un fatto culturale. Soprattutto in questo periodo, anche la mia generazione, è portata a usare molto di più i mezzi veloci e rapidi; è come se il teatro spaventasse alcune persone perché è incertezza e non è qualcosa da poter “stoppare”, oppure cambiare quando si vuole. Paghi un biglietto, vai lì e ti fai attraversare da quello che vai a vedere, penso che sia proprio questo a fare paura. È bellissimo che un teatro come quello di Siracusa permetta agli allievi, portati dalle scuole, di assistere alle tragedie greche che costituiscono il fondamento del teatro di ogni tempo.

Cosa consiglieresti a un giovane ragazzo che decide di intraprendere questo percorso? Pensi ci sia una età?

Secondo me non c’è un’età. Se hai la volontà e la vocazione l’età non conta, soprattutto se magari non hai avuto i mezzi o le opportunità per iniziare prima. Prima si inizia prima si può fare esperienza, pratica e si può studiare perché, essendo un mestiere a tutti gli effetti, è importante avere una formazione per affrontare le difficoltà che ti si potrebbero presentare durante il percorso.

Com’è stato lavorare a Siracusa?

Dire che è stato magico sarebbe riduttivo. È stato bellissimo recitare in un teatro come quello di Siracusa che ha una storia e un’anima talmente grandi che quando ci entri, anche senza pubblico, percepisci un’energia speciale e, ancora di più, in presenza degli spettatori. Non è così scontato esibirsi davanti a quattromila persone a sera e vederle in faccia. La bellezza di Siracusa è proprio quella di poter sfruttare la luce del giorno e avere un contatto umano a tutti gli effetti.

Cosa ti ha lasciato Cassandra?

Ho avuto davvero una grande fortuna nel poter affrontare quel personaggio: è stato meraviglioso. Mi ha lasciato tutto, mi ha aperto una parte di sensibilità personale che probabilmente non conoscevo. Sono entrata molto in contatto con Cassandra anche perché è un personaggio giovane e mi ci sono anche un po’ riconosciuta. Recitare con sessanta donne in scena è stato straordinario. Mi sono riconosciuta in Cassandra anche attraverso i miei colleghi e nei loro sguardi in scena, anche questa è stata una sensazione fortissima.

Pensi ci sia uno spettacolo a cui ti senti più legata?

Le Troiane. Sicuramente è il più emozionante che ho provato e vissuto. Lavorare con la regista Muriel è stato meraviglioso.  Lei ti lascia anche tanta libertà e quindi ogni volta, prima di entrare in scena,  sapevo che sarebbe stato sempre un viaggio nuovo, non sapendo cosa sarebbe successo. Un’incertezza che però ti apre dei mondi, ogni volta che entravo lì era una scoperta, il pubblico cambiava e ogni giorno mi sentivo diversa nonostante il messaggio fosse sempre lo stesso. È come se le parole di Euripide attraverso di te arrivassero al pubblico, ma ogni giorno parlano anche a te attore in modo differente. Lì ho percepito veramente intensamente per la prima volta il fatto di essere veicolo di un messaggio più grande di me, semplicemente veicolo di qualcosa, un’unione tra il presente e il passato di duemila anni fa. I greci mettono in scena dei personaggi talmente universali: la stessa Cassandra è attualissima. Quante donne ancora oggi non vengono ascoltate? Cassandra è l’emblema della donna non ascoltata, che ne ha passate di tutti i colori, una ragazzina che viene stuprata in primis da Apollo che le dà la preveggenza,  ma l’impossibilità di essere creduta. Oggi donna potrebbe essere ancora oggi Cassandra.

Secondo te, qual è il ruolo del teatro oggi nella nostra società? Ha senso il teatro in streaming?

Il teatro è pura condivisione umana che nessuno può togliere soprattutto in questo periodo in cui questo contatto umano viene sacrificato. Penso che finita questa pandemia, la gente avrà proprio bisogno di sentire l’altro, di essere in presenza dell’altro. Ricordo che l’estate scorsa in cui io lavoravo a Nizza, in un teatro all’aperto, la gente che veniva a vederci era tantissima, perché evidentemente questo bisogno c’era e continua ad esserci. Il ruolo del teatro è vario: parla alle persone, al loro cuore, vuole dare un messaggio, vuole far riflettere... Ovviamente il teatro streaming non è così semplice da far arrivare perché è una struttura diversa, perde un po’ di magia. Forse si arriverà in futuro a provare delle metodologie più accattivanti per il pubblico e quasi cinematografiche. Te lo dicono spesso in accademia e lavorando te ne rendi conto: il luogo del teatro è sacro, è stato creato proprio per riunire gruppi di persone e questo non potrà mai cambiare.

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