La Fenice, su il sipario per una riapertura simbolica
La Fenice, per antonomasia, è abituata a rinascere e sa cosa vuol dire cadere e ritrovare poi le energie e la determinazione per rialzarsi
Filippo Aiello | 30 April 2021

Attori, registi, ballerini, orchestrali, scenografi, parrucchieri, sarti, truccatori e service audio/video sono tra «gli invisibili» che rischiano di diventare «inesistenti», e che da anni lavorano, in silenzio, nei teatri italiani di prosa e lirica. Ora, a causa della pandemia del Coronavirus che ha sospeso gli spettacoli teatrali, la situazione potrebbe diventare drammatica. La Fondazione Centro Studi Doc parla del 90% dei lavoratori dello spettacolo fermi. Dunque, ci sarebbero oltre 300mila persone, impiegate nel settore dell’intrattenimento e della cultura, che non stanno lavorando. Per Agis, inoltre, la perdita calcolata è di circa 20 milioni di euro la settimana: quindi, facendo un rapido calcolo, al 19 aprile 2020 il danno potrebbe aggirarsi intorno ai 150 milioni di euro. Quindi si può considerare anche una calamità economica.

La riapertura de La Fenice

Lunedì 26 aprile 2021, è stato il primo giorno possibile per riaprire le porte dei teatri in conformità con i più recenti provvedimenti governativi e regionali, e il palcoscenico veneziano alzerà il sipario su Verdi e la Fenice, il concerto lirico inizialmente annunciato solo in live streaming per sabato 24 aprile e poi posticipato per consentire appunto agli spettatori di assistere all’evento in presenza. Giuseppe Verdi ebbe con il Teatro La Fenice un rapporto speciale; si può dire, che con la sala veneziana scrisse uno dei capitoli più importanti della storia della musica. Il programma del concerto lirico Verdi e la Fenice, ne racconterà alcuni stralci, puntando i riflettori in particolare sulla scrittura vocale verdiana per i registri maschili medio e basso. Protagonisti dell’evento saranno infatti il baritono Luca Salsi e il basso Michele Pertusi, che si misureranno con pagine verdiane tratte dalle cinque opere che il compositore emiliano scrisse proprio per il Teatro lagunare: Ernani, Attila, Rigoletto, La traviata e Simon Boccanegra.

Una ripartura simbolica

La Fenice, per antonomasia, è abituata a rinascere e sa cosa vuol dire cadere e ritrovare poi le energie e la determinazione per rialzarsi. Abbiamo vissuto un anno di perenni incertezze e di grandi difficoltà, soprattutto emotive, perché andare in scena e fare musica senza pubblico è innaturale, vuol dire quasi snaturare l’essenza del teatro. Ora che questo periodo di enormi difficoltà è relativamente terminato, è il momento di rinascere, e tornare ad avere il pubblico in sala. Per questo la Fenice non ha voluto perdere nemmeno un giorno e ha deciso di andare in scena a porte aperte fin dal primo giorno in cui è stato possibile.

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