Gabriele Salvatores presenta il ragazzo invisibile, la strada italiana del fantasy
Giulia Ciavarelli e Chiara Colasanti | 20 December 2014

Anche l’Italia ha i suoi supereroi. Reduce dall’esperimento di Italy in a day, Gabriele Salvatores riparte da un progetto ambizioso e unico nel panorama cinematografico italiano.
Uscito il 18 dicembre, il premio Oscar Salvatores presenta il suo ultimo film durante la conferenza stampa svoltasi nella suggestiva cornice della Terrazza Martini a Milano.
Il ragazzo invisibile è una sfida coraggiosa: il regista mette mano al primo film italiano di supereroi riuscendo a trovare una dimensione europea alla sua storia, ambientata a Trieste e a parlare non solo ai ragazzi ma anche ai loro genitori.
Una storia che nella migliore tradizione dei padri fondatori del genere Stan Lee e Jack Kirby si basa sulla formula dei “supereroi con superproblemi” alla quale si affianca la descrizione dei tormenti di uno dei periodi più difficili nella vita di un essere umano, l’adolescenza.
Michele (Ludovico Girardello) deve fare i conti con le sorprese della crescita: non si può dire che sia popolare a scuola o che eccella nello sport ma basterebbe avere l’attenzione di Stella (Noa Zatta), la ragazza che in classe non riesce a smettere di guardare. Eppure ha la sensazione che lei proprio non si accorga di lui.
Ad un tratto, guardandosi allo specchio, scopre di essere invisibile: un potere che dapprima comporterà grandi responsabilità ma che poi verrà sfruttato per aiutare gli altri e conoscere il suo vero passato. La pellicola incorpora tutto il cinema hollywoodiano di genere realizzato fino ad oggi: “Siamo investiti da un immaginario collettivo fatto di supereroi e americanate: fa parte del nostro DNA. Ho voluto rendere omaggio al cinema anni ’80 e non ho voluto tralasciare film come Spiderman, Batman e il Cavaliere Oscuro - commenta Salvatores - Da piccolo leggevo Flash Gordon e Corto Maltese, supereroe dell’anima. I fumetti mi hanno accompagnato nel corso della vita, essendo parenti stretti del cinema”.
L’adolescenza viene dipinta come l’età del cambiamento in cui ci si sente trasparenti di fronte agli altri oppure troppo ingombranti e scomodi tanto da desiderare il potere di sparire. Le emozioni vivono in questa storia di avventura ideata per i ragazzi ma sono capaci di interessare anche il pubblico dei più grandi; l’invisibilità è il potere dell’anima che colpisce il rapporto genitore-figlio andando al di là delle generazioni.
“Un genere talmente insolito per il cinema italiano- afferma il regista- che, dopo aver fatto sopralluoghi in Irlanda per cogliere aspetti che poi avremmo ricreato a Trieste, abbiamo dovuto richiedere le tute da supereroe fuori dal nostro paese”. Nonostante le difficoltà nel trovare i costumi per il film, il ragazzo invisibile è una produzione italiana al cento per cento ed è costato 8 milioni di euro: una cifra alta per un film italiano ma molto lontana dai budget dei blockbusters americani.
«Tutto il film è costato come un minuto dei “Guardiani della Galassia”, ma pur non avendo rinunciato ad alcun effetto speciale, si è puntato di più sui personaggi e sulle emozioni» precisa il produttore del film.
Inoltre, è stata sottolineata la lunghezza del processo di preparazione del film, quasi due anni, come la post-produzione nella quale sono stati aggiunti gli effetti speciali ed è stata scelta la colonna sonora affidata ad un gruppo di giovanissimi talenti italiani. In attesa del riscontro del pubblico italiano, il regista e gli sceneggiatori hanno già pronto un sequel per “il ragazzo invisibile”: il finale, come nei migliori generi fantasy, è aperto ed è già pronta la figura di un supereroe tutto al femminile.
Quello del ragazzo invisibile è diventato un mondo, passo dopo passo: al film si affianca il romanzo omonimo, scritto dagli sceneggiatori del film stesso (approfondisce la trama con ulteriori dettagli) e un fumetto sviluppato su tre piani narrativi.
Il ragazzo invisibile sarà il primo film che proverà a conquistare il botteghino natalizio e il regista appare molto fiducioso: “si può fare un film italiano di supereroi? Io dico di sì. Sarò presuntuoso ma credo che il pubblico uscirà contento dopo aver visto Il ragazzo invisibile”.

Giulia Ciavarelli

IL PARERE DELLA AFICIONADA MARVEL
Metto le mani avanti: non sono abbastanza cultrice da conoscere in prima persona tutti i fumetti della Marvel, ma tra amici fissati e passioni nate da una decina di anni a questa parte, posso dire di essere una fan del mondo Marveliano.
Entrando in sala avevo parecchie remore a proposito di questo tentativo tutto italiano di “tradurre” il paradigma americano, ma devo parzialmente ricredermi.
“Il Ragazzo Invisibile” mescola abilmente i tratti portanti di saghe epiche quale quella degli X-Men a caratteristiche di film quali “Kick Ass” o “V per Vendetta”, andando a collocarsi come un buon prodotto di genere, seppur con i limiti dovuti alla geolocalizzazione del prodotto.
Ovviamente, durante il progredire degli eventi narrati nella pellicola, ad un certo punto un buon osservatore e un patito dei film di questo tipo riesce a capire dove si sta andando a parare, ma il finale (ovviamente aperto, come nella migliore delle tradizioni dei film di supereroi!) riesce comunque a stupire, instillando quella curiosità fondamentale per ritrovarsi ad aspettare il secondo episodio di quella che speriamo sia una saga. 
Scelta coraggiosa, indubbiamente, quella di Salvatores, della produzione e degli sceneggiatori, che ci auguriamo venga premiata da una risposta del pubblico che non faccia pensare “Eh sì, ma in America…” quanto piuttosto “Vedi, però… anche in Italia, piano piano…!”

Chiara Colasanti

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