“Si Accettano Miracoli” in testa al botteghino tra risate e cuore tenero!
Chiara Colasanti | 9 January 2015

C'è un motivo se “Si Accettano Miracoli” sta andando così bene al cinema e il segreto è tutto nell'equilibrio dei giusti ingredienti, che hanno arricchito la ricetta, rendendola piacevole e sorprendente, nonostante sia sempre e comunque “la stessa storia”.

Alessandro Siani è Fulvio, l'unico dei tre fratelli Canfora ad aver abbandonato il paese per andare a lavorare in città. Lavora da nove anni a “tagliare i rami secchi” di un'azienda, ma arriva il momento in cui proprio lui diventa uno di quei rami secchi. Non può accettare una cosa del genere e reagisce male alla notizia, dando una sonora testata al capo, per poi ritrovarsi affidato al fratello maggiore (un credibilissimo e spettacolare Fabio De Luigi), parroco del paesino d'origine, dove è costretto a fare ritorno.
Paesino rimasto fermo alla seconda metà dell'800, in un'atmosfera a metà tra la macchina del tempo rotta e un'altra dimensione, completamente fuori dal mondo.
Il fratello si occupa della parrocchia e di un gruppo di bambini, ma i soldi non sono mai abbastanza e i bambini rischiano di essere divisi in altri centri di accoglienza, se non si trova una soluzione. La soluzione arriva, miracolosamente o quasi, ma arriva e da lì si sviluppano tutta una serie di intrighi e matasse da sbrogliare che si risolvono in uno scontato, ma ben accetto, lieto fine.

Certo, la storia ricorda un po' la favola e anche il tono sempre dentro le righe, nonostante qualche battuta in napoletano (preparatevi a continuare a citare alcune battute del film per molti giorni successivi...) fosse leggermente fuori dagli schemi dei “buoni”, ma per un film creato proprio per far ridere le famiglie non ci si poteva aspettare altrimenti.
Ma forse è proprio quella cosiddetta vocazione favolistica che ha reso questa pellicola il vero film delle feste 2015, a ragion veduta.

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