Cosa ho pensato dopo aver visto “Sulla mia pelle”
Riflessioni di una studentessa dopo l’uscita del film evento sul caso Cucchi
Giulia Farfariello | 22 ottobre 2018

Sono abbonata a Netflix da circa un anno.

Nel corso di questi mesi ho visto film, commedie, drammi, musical e soprattutto serie televisive, ma tutto è cambiato a settembre; tra i "film che potrebbero interessarti" è apparsa la locandina sulla storia di Stefano.

Al termine della visione le lacrime non sono mancate, anche per la scelta del regista di inserire la registrazione della voce di Cucchi durante la prima udienza. Quella registrazione mi ha fatto sentire vicina a lui.

Questo è un film indispensabile, tremendamente vero, che ci pone davanti alla triste realtà italiana  delle carceri. Lo stesso regista ci ricorda che nel 2009 i morti nelle carceri italiane sono stati 172, un dato sconcertante. Nel film vengono ripercorsi gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi e si affronta il tema del rapporto tra i cittadini e Istituzioni. Le proiezioni pirata, che hanno sfidato il copyright in molte piazze italiane, sono il sintomo che per molti italiani il caso Cucchi è una ferita ancora aperta, così come lo sono altre vicende simili.

La conclusione più affrettata che potremmo trarre è che Cucchi è il protagonista buono della storia, mentre i Carabinieri rappresentano gli antagonisti. Al contrario, comprendiamo che non vi è uno scontro tra fazioni, nessuno vince o perde e, cosa ancor più fondamentale, non si combatte una guerra contro le Istituzioni, contro l'Arma dei Carabinieri. Il film mette a confronto il bene e il male, uomini buoni e meno buoni, non Carabinieri e cittadini.

La parola chiave che sintetizza tutta la storia di Stefano è l'omertà. L'omertà è il riserbo assoluto determinato dalla complicità di un gruppo di persone per paura di una vendetta. Ecco perché nessuno ha dato l'allarme vedendo il suo viso tumefatto, ecco perché tutti facevano finta di non notare quei lividi sul viso e sulla schiena, pensando fossero causati da una caduta dalla scale: perché avevano paura di una ripercussione.

Nonostante la sofferenza causata dalle percosse, Stefano Cucchi possiede una forza interiore notevole, che lo fa andare avanti malgrado il dolore fisico e psichico.

Il suo malessere è accentuato nell’adattamento cinematografico anche dalla separazione dai familiari, che non possono stargli accanto in quei giorni infernali poiché sempre allontanati dall'ospedale con qualche scusa, e dal rapporto di Stefano con il vicino di cella. Stefano parla con lui prima di addormentarsi, affidandogli i suoi pensieri e, in più, la verità sulle botte ricevute. Una scena toccante e che fa riflettere, dando importante al valore dell’amicizia che, soprattutto negli ultimi anni, sembra aver perso terreno.

Quali sono gli elementi che prendiamo in considerazione quando guardiamo un film? Gli interpreti sono una delle componenti principali per una buona riuscita. Cucchi è stato magistralmente interpretato dall'attore Alessandro Borghi, un volto noto nel panorama cinematografico italiano. In questo caso, ho notato una straordinaria somiglianza tra Stefano Cucchi e Alessandro Borghi, non solo per l'aspetto fisico, bensì anche per la voce quasi identica. Borghi si è immedesimato completamente nel personaggio.

Toccante per me anche l’interpretazione di Jasmine Trinca, fisicamente uguale a Ilaria Cucchi, che ha fatto trasparire con efficacia il dolore di una sorella che ha perso il proprio fratello. In una delle ultime scene del film, Stefano è steso sul letto dell'obitorio. Davanti al suo corpo senza vita arrivano per primi i genitori, stremati e straziati di dolore. Inizialmente Ilaria rimane nella sala d'aspetto come se non riuscisse ad alzarsi dalla sedia, che la tiene incollata a una realtà parallela. Poi, dopo aver ascoltato il pianto dei genitori, decide di raggiungerli. È proprio in questo momento  che l’Ilaria “personaggio” si carica di coraggio. Quel coraggio che, ancora adesso, aiuta la vera Ilaria Cucchi a combattere per far sì che la storia di sua fratello non venga dimenticata.

In questi anni è nata una Onlus a nome di Stefano Cucchi e, nelle ultime settimane, quando la speranza si stava sgretolando, uno dei tre Carabinieri ha confessato e ha raccontato ogni dettaglio di quella notte violenta.

Caro Stefano, giustizia è stata fatta e non finisce qui...

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