Moni Ovadia
Moni Ovadia
Una Giornata delle memorie per restituire dignità all’Europa
Il grande attore Moni Ovadia, noto per la sua passione civile e da sempre impegnato in difesa dei diritti umani, propone di chiamarla “Giornata delle memorie” contro tutti gli olocausti, vecchi e nuovi
Salvatore Familiari, 18 anni | 27 January 2019

Scriveva Primo Levi: “Coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a ripeterlo”. Qual è per lei il valore della memoria?

La memoria svolge una funzione intellettuale, spirituale, umana e formativa per il presente e per il futuro. La memoria non riporta al passato: è decisiva per costruire il proprio presente e il proprio futuro. Quando vado nelle scuole propongo sempre un’indagine: chiedo ai ragazzi di immaginare un viaggio dentro una camera iperbarica dalla quale, una volta usciti, non avranno perso nulla a esclusione della propria memoria. A quel punto saranno nelle mani di qualcun altro, soggetti a qualsiasi mistificazione della verità. Non saranno più liberi. E se la memoria serve a tutti individualmente, serve ad una città e al mondo intero. Per me la vera denominazione dovrebbe essere “Giorno delle memorie”. L’Italia, da questo punto di vista, ha un problema grosso: non ha una memoria condivisa. La guerra civile tra fascisti e antifascisti creò una spaccatura: non è possibile riconciliare due storie opposte.

 

“Uniti nelle diversità” è il motto dell’Europa che tuttavia sta cambiando volto con il prevalere di governi sovranisti. A causa delle politiche xenofobe rischiamo di perdere l’identità originaria della nostra comunità. Cosa c’è in gioco?

C’è in gioco moltissimo. L’Europa è stata apatica, a cominciare dalle forze della sinistra riformista. La politica razzista di nazioni come l’Ungheria di Orban avrebbe dovuto essere immediatamente respinta, bloccata. Per stare dentro l’Europa non è possibile avere una legislazione simile, invece è stato permesso di prendere i soldi europei per fare una propaganda anti-europea. L’Europa è stata incapace di capire che, insieme alla lungimiranza, ci vuole fermezza, che ci vuole il coraggio di compiere delle scelte. Al contrario, hanno parlato solo di mercati, come se l’unica cosa importante fossero uno o due decimali in più e non gli uomini e le loro vite. Io sono un convinto europeista, ma non un sostenitore di questa Europa.

 

“Chi aiuta i clandestini odia gli italiani” ha asserito di recente il ministro degli Interni. Nel secolo scorso, qualcun altro sosteneva che chi aiutava gli ebrei era un nemico della Germania. C’è il rischio che le mostruosità del passato possano ripetersi?

Il nazismo è cominciato in questo modo: prima i tedeschi. Ho una cosa da contrapporre: prima gli esseri umani. Chiunque essi siano: prima i più deboli fra i deboli e poi si sale per tutti. Altrimenti entriamo nella barbarie. Il nazionalismo è stata la più grande pestilenza della storia dell’umanità: ci ha regalato due guerre mondiali. Ne vogliamo, per caso, una terza?

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