Mondo
Liberalizzazione brevetti vaccini: USA favorevole, Europa cauta
Tra il sì degli USA e l'indecisione europea, immunizzare le regioni del pianeta contemporaneamente è nell'interesse di tutti per far fronte alle varianti
Alex Lung | 12 May 2021

Dopo essersi opposto alle richieste dei paesi in via di sviluppo - in particolar modo di Sudafrica e India, colpite dalle varianti - il presidente americano Biden ha sorpreso il mondo dichiarandosi a favore della liberalizzazione dei brevetti dei vaccini anti Covid-19. In poche parole, si tratterebbe di una deroga temporanea alla proprietà intellettuale, che permetterebbe la produzione del siero su larga scala. Al momento, infatti, sono state somministrate più di un miliardo di dosi, ma con grande sbilanciamento tra i paesi ricchi e quelli in via di sviluppo.

Il sì di Biden e delle istituzioni internazionali

La scelta del Presidente Biden è stata particolarmente condizionata dal forte supporto alla liberalizzazione da parte dei deputati democratici del Congresso. «Occorre sospendere i brevetti per i vaccini contro il Covid-19, in modo che la loro ricetta sia a disposizione di tutto il mondo». Posizione confermata dalla rappresentante americana per il commercio Katherine Tai: «Questa è una crisi sanitaria globale e le circostanze straordinarie della pandemia di Covid-19 richiedono misure straordinarie». 

Opinione, quella degli statunitensi, condivisa anche dal Segretario Generale dell'ONU Guterres e dalla direttrice dell'Organizzazione Mondiale del Commercio Okonjo-Iweala, che ha auspicato che al più presto i paesi di tutto il mondo si accordino per una normativa che semplifichi la condivisione delle tecnologie per la produzione dei vaccini.

Al coro si unisce anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che tramite il suo direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus si congratula per «La decisione storica per l'equita' dei vaccini e la priorità del benessere di tutte le persone ovunque in un momento critico».

Il no di Big Pharma

Le dichiarazioni di Biden si sono presto tradotte in un calo delle azioni delle case farmaceutiche. La Federazione Internazionale delle Aziende Farmaceutiche ha definito «deludente» la scelta del presidente americano, etichettandola come «Una risposta semplice ma sbagliata a un problema complesso»

Neanche Pfizer, produttrice del siero al momento più somministrato in Italia, si è dimostrata a favore. L'amministratore delegato Albert Bourla sostiene che aprire centri di produzione al di fuori degli USA e dell'Unione Europea comporterebbe difficoltà di approvvigionamento delle materie prime necessarie per il vaccino, e ciò rischierebbe in realtà di rallentare la produzione.

La cautela dell'Europa

L'Europa si trova divisa tra leader che sostengono il via libera ai brevetti e chi invece si oppone. Per quanto riguarda il governo italiano, il Presidente del Consiglio Draghi si è espresso a favore della liberalizzazione: «Bisogna abbattere gli ostacoli che limitano la campagna, i vaccini sono un bene comune globale». Tuttavia, è di due giorni fa il parziale passo indietro: «La questione è molto più complessa, liberalizzare il brevetto, sia pur temporaneamente, non garantisce la produzione dei vaccini». Pertanto, il premier ha piuttosto auspicato la rimozione del blocco alle esportazioni imposto da Stati Uniti e Regno Unito.

Favorevole anche il presidente francese Macron, mentre è categoricamente contraria la cancelliera tedesca Angela Merkel: «La protezione della proprietà intellettuale è il motore dell’innovazione e tale deve rimanere anche in futuro».

La Presidente della Commissione Europea Von der Leyen, pur mostrandosi aperta al dialogo, crede il problema da affrontare sia un altro: «La deroga sulla proprietà intellettuale non risolverà il problema; quello che serve è una condivisione dei vaccini, l'export di dosi e investimenti» e aggiunge «Invitiamo tutti quanti si impegnano nel dibattito della deroga temporanea dei brevetti di unirsi a noi ad impegnarsi ad esportare una larga parte di quanto producono». Infatti, secondo la presidente, l'Unione Europea è l'unica entità politica ad essersi impegnata attivamente nell'export del vaccino.

Il punto evidente è che, indipendentemente da come si agisca, immunizzare le regioni del pianeta contemporaneamente è nell'interesse di tutti: «Lo scopo dell'amministrazione Biden è quello di fornire il maggior numero di vaccini sicuri ed efficaci a quante più persone il più velocemente possibile» spiega Tai. Il virus si evolve in varianti dove circola indisturbato, e non è da escludere che una mutazione sviluppatasi in un'area del mondo non immunizzata possa giungere da noi ed essere refrattaria dai vaccini.

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