Musica
La mia crush è una canzone
A tu per tu con la giornalista, scrittrice e consulente editoriale Silvia Gianatti
Greta Borgonovo | 8 February 2021

Mia ha dodici anni, una grande passione per la musica e tanta, tantissima voglia di innamorarsi. Eppure la scintilla sembra non scattare mai, fino a quando un bellissimo ragazzo sull’autobus la spintona per sbaglio… Attraverso uno sguardo schietto e sincero, l’autrice Silvia Gianatti fornisce un vero e proprio manuale per sopravvivere alla prima cotta e, soprattutto, per scoprire tutto quello che c’è da sapere sull’entusiasmante mondo della musica. L’abbiamo intervistata in occasione dell’uscita del suo libro, “La mia crush è una canzone”.

Com’è nata l’idea di questo libro?

Dal desiderio di mia figlia di avere un libro scritto da me, adatto alla sua età. Credo per vantarsi con le amiche. Mi vedeva scrivere solo libri per adulti, spesso addirittura “di nascosto”, da ghost writer. Così ho pensato di farle un regalo.

Un manuale per innamorarsi: il sogno di tutte le ragazze (e anche di moltissimi ragazzi, anche se non lo rendono troppo esplicito, magari). Come può aiutare chi è alle prese con le prime crush?

Spesso quando si ha una cotta per qualcuno si perde un po’ di “lucidità”. Nel libro ci sono tanti consigli e spunti che aiutano un po’ a chiarirsi le idee e c’è la storia di Mia che racconta quello che le succede nella testa. Non tutte le cotte sono uguali, ma di certo abbiamo da sempre tante reazioni simili e, per capirle, di solito serve esperienza. Qui ci sono alcuni suggerimenti che hanno un unico obiettivo: poter stare bene.

Insieme a Mia, la musica è la grande protagonista di questo libro. Quali curiosità del mondo della musica possono scoprire i lettori attraverso queste pagine?

Ho cercato di raccontare alcuni cantanti, stili musicali, generi. Ogni capitolo è accompagnato da una playlist che spero faccia venire voglia di ascoltare tantissime canzoni. Sono restata il più possibile sul mondo attuale, provando a raccontare i vari aspetti della discografia, ma allo stesso tempo ho voluto lasciare spunti per conoscere la musica del passato. Quella che tutti dovrebbero conoscere. La speranza è che faccia venire voglia di “esplorare”.

 La musica fa da colonna sonora a Mia. È così anche nella sua vita? 

Sì, assolutamente. Ho la fortuna di doverne ascoltare tantissima per lavoro, con occhio sempre attento alle novità. Molte canzoni o artisti presenti nel libro piacciono anche a me, non solo a Mia!

Quando è iniziata la sua passione per la musica?

Ho sempre ascoltato tanta musica, in cameretta, nei viaggi in macchina con i miei che erano obbligati ad ascoltare quello che volevo io, sul tram con i primi walkman, la radio sempre accesa. Nel test di orientamento delle medie nella sezione che cosa vuoi fare da grande avevo scritto “voglio intervistare i cantanti”.

Nei ringraziamenti ha scritto che i ragazzi l’hanno aiutata a scegliere le canzoni e a raccontare le loro crush. Che importanza ha avuto la loro partecipazione al progetto? Com’è stato entrare nel loro mondo? 

Un’importanza enorme, tanto che il libro si sarebbe dovuto chiamare in un altro modo, ma mi hanno “obbligato” a inserire la parola crush. Mi sono fatta raccontare tante cose, da che cos’è l’amore, a come lo vivono, alle loro canzoni preferite. Entrare nel mondo dei ragazzi per me è sempre bellissimo.

Com’è stato mettersi nei panni di una dodicenne da adulta?

In casa ho un’undicenne, la parte descrittiva è quindi stata semplice. Ma la verità è che credo che una parte di me sia ancora ferma a quel periodo, ricordo tutto, soprattutto le ore di chiacchiere con le amiche. Ho chiesto l’aiuto ai dodicenni di oggi per capire se funziona ancora tutto così. Be’, se non tutto, quasi! 

Spesso nel libro parla del rapporto tra adolescenti e cellulare, incoraggiando la comunicazione faccia a faccia. Secondo lei, molti ragazzi preferiscono nascondere le loro emozioni dietro uno schermo?

Non solo i ragazzi. Ci stiamo ormai abituando tutti a comunicare attraverso un filtro, è tanto più facile scrivere o aggiornare uno stato, invece di parlare. Se però noi adulti sappiamo benissimo quanta differenza c’è tra una chiacchierata faccia a faccia rispetto a una chat, ogni tanto ho paura, complice anche la pandemia che ci sta isolando sempre di più, che per loro lo schermo diventi la normalità.

Il libro contiene accenni a tematiche molto importanti, quali l’omosessualità, l’identità di genere e l’emancipazione della donna. Quanto è importante parlarne ai più giovani?

Importantissimo e mi piacerebbe che tutti ne parlassero, come ho cercato di fare io, come un qualsiasi altro argomento. Per quanto la curiosità dei ragazzi li porti a conoscere e scoprire tutto anche attraverso il web e per quanto le nuove generazioni vivano tutti questi argomenti con estrema naturalezza, vedo ancora troppa paura del “diverso” in una società ancora molto indietro e pochi genitori dialogare di tutto con i propri figli di ciò che per loro è argomento tabù. Ecco perché per me è fondamentale parlare, mostrare, anche spiegare, rispondendo a domande curiose. Qualsiasi sia l’argomento trattato.

Quale messaggio si sentirebbe di dare ai ragazzi che affrontano la loro prima cotta?

Di rimanere leggeri, di godersi la parte bella. Alle ragazze di evitare di perdere troppo tempo a decifrare gesti o parole. È la parte più divertente, ma alla lunga è anche la più logorante. Ai ragazzi… di leggere questo libro perché potrebbero capire che cosa passa nella testa delle ragazze.

 I consigli di questo libro secondo lei possono servire anche a ragazze più grandi?

La verità? Alcune riflessioni che ho inserito nascono dai racconti delle mie amiche, nell’ultimo anno. E sono mooolto più grandi. Quindi cambiano i modi e i pensieri, ma alcune dinamiche della testa di una ragazza pare restino uguali. Non c’è limite di età per chiarirsi le idee (e volersi bene). Ma prima si inizia meglio è ;)

 

 

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