Il pop 2.0
Cesare: un successo "logico"
A due anni di distanza da “La teoria dei colori”, Cremonini torna in pista con una nuova fatica discografica che promette di scalare le vette delle classifiche musicali
Mattia Marzi | 26 June 2014
Un “folle e straordinario figlio”: così Cesare Cremonini ha definito il suo ultimo album Logico, a cui ha lavorato negli ultimi diciotto mesi alla ricerca di nuovi spunti, di nuove idee e di nuove intuizioni musicali. Il disco contiene undici brani, tutti prodotti da Walter Mameli, al fianco di Cremonini già in passato, che fondono una pluralità di stili e generi musicali diversi tra loro; a partire da Logico #1, primo singolo estratto (attualmente in rotazione radiofonica), che parte da alcune delicatissime note suonate al pianoforte per spostarsi poi verso atmosfere musicali in cui a farla da padrona è l’elettronica, anche piuttosto marcata.
Ed è forse proprio Logico #1 il cuore pulsante di tutto il disco, la chiave di lettura degli altri nove brani che ne compongono la tracklist: non è un caso se lo stesso Cesare Cremonini ha definito il brano una “canzone ammiraglia” che si interroga (ma senza risposta) su cosa sia l’amore (“Chissà se amare è una cosa vera?”, canta
Cesare nelle strofe del brano), citando classici come Lucy in the sky with diamonds (da qui la “ragazza dagli
occhi caleidoscopio” del testo) o All you need is love.
“Ma è solo musica e fibre nervose”, si risponde poi il cantautore, supponendo che dietro l’amore ci siano solo processi chimici, appunto. Eppure, “la logica non è sincera”, non riesce a catalogare un sentimento universale
come quello dell’amore. Cesare lo sa, e lo racconta come sa fare bene negli altri brani che compongono la tracklist dell’album. Canzoni che si presentano come i capitoli di un romanzo, opposto e complementare al precedente La teoria dei colori: in questo senso, ogni brano riesce a vivere di vita propria, ad isolarsi rispetto al tutto. In quarantadue minuti di musica si ascolta un divertissement come Grey Goose, di cui Cremonini ha detto: «Sono innamorato di questa canzone perché ha un sound nuovo per me, ed è il frutto di una ricerca ossessiva sia sul testo che sulla musica con l’intento di farmi burla del concetto di canzone d'amore. È la mia 50 Special dell’età adulta». Si passa poi alla dolcezza di Cuore di cane: «l’unica vera canzone d’amore del disco. La canta un amante di una donna sposata. È una canzone molto dolce in cui per la prima volta ho cercato di restare totalmente cinematografico nell’arrangiamento, senza rinunciare alla semplicità del testo, che è chiaro, diretto».
Arriva poi la bella Io e Anna: «Conoscersi da troppo giovani, vivere e crescere per una vita intera insieme e poi trovarsi di fronte alla grande scelta: cosa fare di noi? Difficile abbandonare qualcuno che è nato con te
e che ora ti chiede di scoprire cosa si è perso della sua vita e del mondo intorno. Ma ancora più difficile continuare a vivere chiusi nel rifugio opprimente della coppia», spiega Cesare. Si smussano un po’ i toni con la divertente John Wayne, pensata durante le riprese del film Il cuore grande delle ragazze di Pupi Avati, in cui il cantautore ha recitato nel 2011, per arrivare alla toccante Se c’era una volta l’amore (Ho dovuto ammazzarlo). «È una canzone che parla della separazione dei genitori – racconta Cremonini – E anche di una generazione, la mia, che sarà responsabile di una società colma di figli con padre e madre divorziati. A cantare è proprio uno di loro. Un figlio senza famiglia». Chiude l’ascolto Cos’hai nella testa, un’esaltazione della crisi come fonte di creatività; la chiusura perfetta per un disco che, brano dopo brano, compone una partitura spezzata dell’animo, quello di Cesare. Un animo in cui, tuttavia, tutti possono rispecchiarsi.
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