Dal concerto al film
Storie di ordinaria immortalità
Sei storie (o meglio, sette) che si intrecciano seguendo il ritmo del battito del cuore durante il concerto di Jovanotti a San Siro dello scorso giugno: un’emozione che si rinnova nel film “Gli immortali”
Chiara Colasanti | 23 December 2015

 

Cosa c’è dietro ad un concerto? Cosa succede dietro le quinte di uno degli spettacoli più coinvolgenti ed adrenalinici? Quanto tempo prima si inizia a pensare a quello che andrà in scena sul palco e alla scaletta?

Jovanotti ce lo mostra, grazie alla regia di Michele Truglio, nel film Gli Immortali. I due si sono conosciuti nel 1989 durante un Fantastico e da quel momento si è consolidata un’amicizia, ma soprattutto una collaborazione proficua che dura da anni. La regia e la parte visual del suo tour, oltre che la regia del dvd del concerto in vendita da qualche settimana, sono affidate sempre a Michele. «Michele è l’anima di questo film – spiega Lorenzo – se l’è messo sulle spalle dall’inizio, partendo da un pranzo di Santo Stefano che abbiamo fatto insieme per farci gli auguri un anno fa a Cortona. Dissi: “mi piacerebbe fare un film che non sia un semplice resoconto del concerto, ma che racconti il punto di vista di chi ci va”. Durante quel pranzo ne abbiamo pensate di tutti i colori: dal reality all’idea di fare qualcosa a puntate o di raccontare una decina di storie». 

Il progetto ha preso forma, Max Brun si è offerto di produrlo, poi l’intervento di Red Bull e di Sky. «Sky ha dato un senso, una prospettiva a questo progetto, perché abbiamo cominciato a pensare che avremmo potuto mandarlo in onda da qualche parte e che non sarebbe uscito su qualche altro supporto. Sono molto contento di questa collaborazione perché c’è sempre un altissimo livello di cura dietro i loro prodotti. Anche se ho seguito alcune fasi a distanza - tra disco, tournée e spettacoli ero impossibilitato - ho guardato i montaggi giornalieri, ho detto i miei “no” quando le cose non mi piacevano, ma è successo davvero poche volte. Sono molto soddisfatto: è stato davvero emozionante».

Il regista ci spiega la gestazione del film: «Come le canzoni parlano per Lorenzo, il film parla per me: la difficoltà è stata quella di innestare le storie di questi personaggi fantastici con quella di Lorenzo: lui racconta il suo arrivo a San Siro attraverso varie tappe che costruiscono il suo spettacolo». Le sei storie di persone “normali”, che potrebbero essere nostri amici o nostri conoscenti, vengono trattate con delicatezza e infinita attenzione.

«I protagonisti del film hanno la stessa intenzione di Lorenzo di godersi questa festa, ma ovviamente è tutto un altro punto di vista. La scommessa era proprio quella di fare un film dove tutto si raccontasse nello stesso modo, cioè non che i protagonisti fossero in una zona e Lorenzo in un’altra, ma tutti insieme, al centro della festa. Quindi abbiamo scelto San Siro, ma sarebbe potuto essere qualsiasi altro stadio. Inizialmente non ero del tutto convinto della buona riuscita del progetto, ma alla fine, non so come, ce l’abbiamo fatta!”

Ed eccole queste sei persone “normali” che partecipano alla festa: la studentessa alle prese con l’esame di maturità e i sogni di vita futura che la portano oltreoceano; il blogger trentasettenne che da quando ha 13 anni combatte contro la tetraplegia con le unghie e con i denti; il campione di motocross (Tony Cairoli) con un brutto infortunio; il cantautore di Sansepolcro Edoardo Menichella che a 26 anni ha aperto le date estive del tour di Lorenzo grazie ad una cover di Sabato; la famiglia Gravina che vive a Taranto e che è fan di Jovanotti al punto che i due bambini lo chiamano “zio Lorenzo”; il fan che fa il dj ed è la voce del gruppo “Pensieri positivi – una TribuTE che balla”, la prima tribute band di Jovanotti.

Ognuno di loro si trova “nel mezzo del cammin” della propria vita, con il proprio carico di ansie, sogni e speranze. Tutti insieme vengono catapultati in quel caleidoscopio di luci e colori che è stato il concerto del 26 giugno scorso a San Siro, dove per due ore di spettacolo ogni battito ha seguito lo stesso ritmo e, soprattutto, ogni preoccupazione è rimasta fuori dalle porte dello stadio. 

Il concerto cui assistiamo durante il racconto per immagini di questo percorso è il minimo comun denominatore di tutte queste storie, il luogo di ritrovo, dove anche Lorenzo racconta la sua, iniziata a New York con la preparazione degli arrangiamenti e la stesura della scaletta. Il concerto diventa un crocevia di storie non raccontate che si rispecchiano nella grande narrazione collettiva dello spettacolo. Questa volta almeno sei di queste storie sono state raccontate: non resta che lasciarvi trasportare e, chissà, la prossima volta gli immortali potreste essere voi!

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