Un team di neuroscienziati ha sviluppato una mano robotica per studiare il solletico e capire perché provoca risate involontarie. Questo fenomeno, noto come gargalesi, è ancora un enigma per la scienza. Gli esperimenti hanno rivelato che il solletico coinvolge diverse aree del cervello legate alle emozioni, alla percezione tattile e alla risposta motoria. Ma la domanda più intrigante rimane: perché non possiamo farci il solletico da soli?
Il solletico è una delle prime forme di interazioni tra genitori e figli. I bambini piccoli reagiscono con risate e movimenti involontari; man mano che crescono, però, il loro rapporto con il solletico cambia. Alcuni studi suggeriscono che il cervello anticipa il tocco autoindotto e lo filtra, impedendo la reazione spontanea. Secondo la neuroscienziata Konstantina Kilteni ci sono ancora molte domande senza risposta: perché alcune parti del corpo sono più sensibili rispetto alle altre? E poi, il solletico è piacevole o no —e se non lo è, perché ridiamo? Perché non possiamo farci il solletico da soli? Perché alcune persone sono estremamente sensibili al solletico mentre altre non lo percepiscono affatto? E qual è la vera funzione evolutiva del solletico?
Intanto, il solletico è universale: è stato osservato in primati e persino nei ratti, suggerendo un’origine evolutiva. Alcuni pensatori famosi erano ossessionati dal solletico: Socrate, Aristotele, Darwin hanno cercato di caprine il significato. Inoltre, le persone con disturbi neurologici percepiscono il solletico in modo diverso: chi ha schizofrenia può persino farsi il solletico da solo! Nel Medioevo il solletico veniva usato come forma di tortura: alcuni prigionieri venivano solleticati per ore con piume o spugne imbevute di sale, provocando un’agonia insospettabile.
La scienza cerca risposte ovunque, anche nelle risate che non possiamo controllare. Questa ricerca ci mostra che il solletico è più di un semplice gioco: è una finestra sulla nostra neurologia e sulle emozioni umane.




