Sex education educativa o scandalosa?
Attenzione a non fermarsi alle apparenze e ai fraintendimenti, perché il programma contiene molto di più
Sofia De Ascanis e Viola Iurilli, 16 anni | 5 March 2020

È passato poco più di un mese dall’uscita della seconda stagione di Sex Education che già ne è stata confermata una terza. Un successo incredibile per la serie originale Netflix che prende spunto dal tema della sessualità per trattare delle problematiche e delle preoccupazioni che ogni giorno affliggono gli adolescenti.

La storia ruota intorno al diciassettenne Otis Milburn (Asa Butterfield), che, nonostante l’aspetto timido e impacciato, dimostra una conoscenza in ambito sessuale decisamente fuori dal comune, dovuta non a esperienze vissute, bensì ai discorsi assorbiti quotidianamente a causa della professione di sessuologa della madre Jean, interpretata dalla celebre protagonista di X-Files, Gillian Anderson.

La coprotagonista è Maeve (Emma Mackey), una ragazza particolarmente brillante, che a causa della sua condizione socioeconomica svantaggiata è emarginata e spesso accusata di comportamenti poco corretti. Otis e Maeve, spinti da motivazioni diverse, apriranno una clinica di consigli sul sesso nel liceo che frequentano. Grazie a questa verranno chiariti alcuni dubbi dei loro compagni di scuola alle prese, per la prima volta, con la conoscenza di sé stessi, dei propri desideri e della propria intimità. Altri personaggi che ruotano intorno ai protagonisti sono Eric, il migliore amico di Otis, alle prese con la propria omosessualità; Remi, l’ex marito di Jean, interpretato da James Purefoy e Ola, la ragazza con cui Otis si fidanzerà alla fine della prima stagione.

La serie britannica, oltre al sesso, tocca anche i temi della disabilità, del bullismo, dell’aborto, del femminismo, delle molestie sessuali, del divorzio e molti altri.

La creatrice e sceneggiatrice Laurie Nunn, ispiratasi a film adolescenziali americani degli anni ‘80, è riuscita a realizzare una serie semplice e genuina che tratta temi scottanti, anche presentando scene di nudo, ma senza mai risultare troppo volgare.

Anche l’atmosfera che si respira nel liceale “Moordale” è curiosa. I ragazzi hanno un vestiario singolare che potremmo collocare indifferentemente tra gli anni ‘70 del secolo scorso e il 2030. La varietà etnica è presente ma non è connotata socialmente: il gruppo dei “popular” è infatti volutamente composto da ragazzi di provenienza diversa.

La serie è molto efficace nello sconfiggere uno dei grandi mali odierni: la disinformazione. È estremamente realistica ed efficace e riesce a catturare l’attenzione degli adolescenti, solitamente distratti, tramite il suo linguaggio diretto e grazie alla presenza di immagini a volte esplicite.

Attenzione a non fermarsi alle apparenze e ai fraintendimenti, quindi! La chiave ironica con cui sono trattati temi anche molto scottanti la rendono godibile a un pubblico adolescenziale.

 

LA DOPPIATRICE DI VIVE

Voce italiana di uno dei personaggi di Sex Education, Anna Laviola è la doppiatrice di Vive, tutor di Jackson, tra i protagonisti della serie tv. Con lei parliamo della serie tv che sta spopolando tra i giovani. “Sex Education è una serie tv straordinaria perché rappresenta un modo innovativo per affrontare tematiche che oggi vengono censurate ma che sono fondamentali. Non si parla solo di sesso, si toccano numerose tematiche delicate e comunque il sesso non è rappresentato in modo sporco, ma sempre spontaneo e contestualizzato nella realtà”.

L’educazione sessuale nelle scuole italiane è praticamente assente. Perché è sbagliato?

Il sesso non deve essere un tabù: è un argomento naturale ed è giusto ricevere un’educazione negli anni del liceo. E questa serie serve proprio a scardinare il tabù parlandone in modo naturale.

Il doppiaggio può essere un valore aggiunto o è un disvalore?

A volte può migliorare a volte peggiorare, dipende dalla recitazione! Per realizzare un buon doppiaggio è assolutamente fondamentale “incollarsi” all’attore di cui si interpreta la voce, bisogna vivere quello che sta vivendo lui. Un’altra cosa importantissima è l’orecchio musicale, non necessariamente inteso come intonazione nel canto, ma il nostro lavoro consiste nel sentire e saper tradurre un suono.

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