Quarantena, la mia casa-alveare
Appena è stato possibile, sono andato a trovare i nonni. E ho scoperto che in questi mesi di lontananza hanno fatto la spesa anche per me!
Thomas Picchioni | 3 June 2020

11 marzo 2020: questa data resterà nella memoria di tutti noi per molto tempo, se non per sempre. Il Premier Giuseppe Conte, in diretta televisiva, annuncia il LOCKDOWN: l'Italia chiude! Chiudono tutte le attività commerciali tranne quelle di prima necessità e gli spostamenti non sono più possibili se non per urgenti necessità lavorative, sanitarie o per fare la spesa.

Si scatena il finimondo e la cosa impressionante sono state le file interminabili davanti ai supermercati: tutti pensavano che i generi alimentari non sarebbero più arrivati sugli scaffali! La cosa più toccante, però, sono le immagini delle nostre città deserte che arrivavano dai tg e dai social: il silenzio assordante ci stringeva il cuore, noi che eravamo abituati al traffico e ai rumori tipici della vita cittadina.

Le scuole erano chiuse già da una settimana e noi studenti eravamo alle prese con l'organizzazione della didattica a distanza. Il primo pensiero di tutti è stato: e ora cosa facciamo? Ci siamo adattati! Abbiamo fatto di tutto: ci siamo riposati, abbiamo cucinato, abbiamo fatto lavori in casa e in giardino, abbiamo rivisto le nostre serie televisive preferite e ci siamo intrattenuti in lunghissime chiamate e videochiamate con parenti ed amici.

Nuova routine

Le mie giornate sono passate quasi tutte uguali: la mattina avevo le videolezioni, quindi mi concentravo su quelle. Inizialmente è stato il caos tra i link da trovare per seguire i prof, la connessione che andava e veniva, il microfono che non funzionava e soprattutto... trovare una stanza libera dove non essere disturbato. Non ho una casa grande, anche mio fratello aveva le videolezioni e mio padre lavorava in smartworking. La mia casa sembrava un alveare dove in ogni cella c'era un'ape laboriosa che lavorava.

Il pomeriggio era, se così si può dire, più semplice, tranne per un problema: mia madre! Girava per casa come un'anima in pena facendomi passare da una stanza all'altra perché, siccome la mattina non poteva fare nulla, il pomeriggio si dedicava alle faccende. Anche lei, non lavorando, ha approfittato (a scapito mio) per fare le grandi pulizie!

La mia routine è stata completamente messa sottosopra dal lockdown. Tre volte a settimana avevo le lezioni di Kung Fu, attività fisica, sfogo e socializzazione... nulla, anche le palestre erano chiuse. Solo portando a spasso la mia cagnolina potevo fare una passeggiata e prendere un po’ d'aria fresca. Grazie Camilla!

Nella mia stessa situazione si sono trovati anche i miei amici. Quante chiamate e videochiamate fino a notte fonda tra ragionamenti più o meno seri e risate fino ad avere il mal di pancia! Ci siamo fatti compagnia e, sotto un certo punto di vista, questo Covid mi ha insegnato che gli amici (quelli veri) ci sono sempre e sono vicini anche se fisicamente distanti, il resto sono solo "conoscenze". Ad oggi ho fatto una bella selezione!

I nonni

Chi ha subito, più di tutti, questo distanziamento sociale sono stati i nonni, che per paura del contagio, per due mesi non hanno potuto vedere i nipoti. I miei nonni chiamavano quasi ogni giorno solo per sentire la mia voce e tutte le telefonate terminavano con questa frase: "Speriamo che questa quarantena finisca presto perché non vediamo l'ora di riabbracciarti!!"

Ora che siamo nella fase di allentamento delle misure di contenimento, sono andato a trovarli e ho visto la commozione nei loro occhi, non smettevano di farmi domande e di guardarmi. La cosa più divertente, però, è che sono tornato a casa con vassoi di lasagna congelata, barattolini di sugo per la pasta e con tanti cioccolatini: li compravano per me, andando a fare la spesa, in questi due mesi che non ci siamo visti!

Ce la faremo

Io, i miei familiari, i miei amici e tutti gli italiani in generale abbiamo dimostrato che quando c'è da lottare e stringere i denti, non ci tiriamo mai indietro. Abbiamo cambiato le nostre abitudini e tirato fuori una forza che nemmeno noi sapevamo di avere e ora è arrivato il tempo di ripartire. Con tutte le cautele ci rimboccheremo le maniche e inizieremo a costruire di nuovo ciò che il virus ha distrutto. Penso a tutti i commercianti che oltre ad aver perso ingenti guadagni adesso devono affrontare nuove spese per mettere in sicurezza i locali: che tristezza! Ma gli italiani sono tenaci e non si fanno scoraggiare: ripartiremo e torneremo più forti di prima; ci siamo sempre rialzati e lo faremo anche adesso.

Questa pandemia ha lasciato segni profondi in ognuno di noi, segni che con il tempo, sono certo, verranno leniti se non cancellati da nuove e belle esperienze e il futuro sarà roseo grazie al senso di rinnovamento che ci contraddistingue.

 

 

 

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