Roma, nasce il primo municipio “Zero Plastica”
La vittoria del Consiglio dei Giovani del II Municipio della Capitale. Ne parliamo con Lorenzo Sciarretta
Raffaele Caliò | 11 November 2020

Com’è nato il vostro progetto, da chi è partito?

Il nostro progetto prende vita sulla scia delle mobilitazioni di Greta Thunberg per chiedere alle istituzioni di fare la propria parte nel combattere i cambiamenti climatici. Facendo anche noi parte di un’istituzione, abbiamo deciso di mobilitarci nel nostro piccolo. Così, come Consiglio dei Giovani, nello spirito “think globally, act locally”, abbiamo chiesto al Municipio di fare una scelta di campo: attuare “acquisti verdi” e “bandi plastic free” per debellare la plastica monouso, ridurre i rifiuti e aumentare la sostenibilità ambientale. Il Municipio non potrà più acquistare plastica monouso e tutte le attività, finanziate, patrocinate e organizzate dall’amministrazione locale dovranno essere realizzate senza l’utilizzo di plastica monouso. È un piccolo tassello che speriamo possa essere un volano per tutta Roma.

Come è diventata realtà questa idea?

La proposta è stata sviluppata dal Consiglio dei Giovani, poi è stata presa in carico dalla Commissione per le Politiche Giovanili che grazie al suo Presidente Gianluca Bogino l’ha fatta propria sviluppando un Regolamento. Quest’ultimo è stato votato all’unanimità nel Consiglio Municipale e sarà attivo dal primo gennaio 2021: adesso comincia la fase operativa per la sua applicazione.

A questo lavoro affiancate anche una critica a livello sistemico delle modalità economiche e produttive che viviamo? Uno dei problemi è che la causa di circa il 70% dell’inquinamento atmosferico è prodotto da un gruppo di sole 100 aziende.

Noi abbiamo aderito, come la maggior parte dei giovani alle manifestazioni contro il cambiamento climatico del passato autunno e della primavera prima del COVID. Oltre a fare un lavoro di ragionamento politico, di confronto e di sensibilizzazione, abbiamo anche un ruolo in un’istituzione locale. È vero, non possiamo incidere - ad esempio - sulle emissioni di sostanze nocive e anidride carbonica degli stabilimenti produttivi o del trasporto pubblico locale (dato che le competenze di un Municipio di Roma Capitale non lo permettono), ma sentiamo comunque il dovere morale di fare la nostra parte. Questo è un esempio, che se poi fosse ripreso in tutta Roma, sarebbe una svolta.

Ogni generazione, dagli anni ’60 ad oggi, ha avuto una sua lotta. È giusto che la generazione Z e quella dei millenials abbiano adottato quella ambientalista?

Secondo me se ne devono prendere carico tutti. Poi è ovvio: c’è chi pone il tema e chi lancia la scintilla, ma tutti devono essere partecipi dell’argomento. Se noi, come generazione, ce ne prendiamo carico oggi, potremo iniziare a vedere i primi effetti quando noi stessi saremo la classe dirigente di questo Paese o di questo pianeta. Invece, dobbiamo far sì che chi oggi ha in mano il futuro del nostro mondo agisca subito.

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