Ambiente
Green divide: quando tra ricchi e poveri c’è di mezzo il parco sotto casa
Tra le nuove differenze che intercorrono tra i più e i meno benestanti economicamente c’è il “Green Divide”, ovvero la possibilità e facilità di accesso agli spazi pubblici
Asia Vicentino | 14 maggio 2026
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Le letterature distopiche hanno sempre uno scenario dalla palette cromatica simbolica: i poveri vivono nel nero, nel blu e nel giallo dello sporco, dei fabbricati in mattonato e delle intemperie metereologiche. I ricchi, invece, nel verde, nell’azzurro, nel rosa e arancione dei parchi, delle ville, del mare e della salute. Il problema è che un futuro dove solo i più abbienti avranno accesso alle zone verdi, alla tranquillità, al benessere alla salute che ne conseguono, non è lontano né distopico: è oggi, come è già stato ieri in realtà.

Il nuovo studio che ha mappato gli spazi verdi in 862 città del continente evidenzia che gli europei benestanti hanno molte più probabilità di aver accesso alla natura, rispetto ai residenti delle stesse città con redditi bassi. Lo studio si chiama “il divario verde”, il Green Divide appunto, ed è stato individuato dai ricercatori della Commissione Europea e dell’Università di Copenaghen. Si traduce nel fatto che meno del 15% delle persone che vivono in queste 862 città prese in analisi, ha un accesso adeguato ad alberi, ombra e spazi verdi. I cambiamenti climatici danneggiano gli ecosistemi e rendono più intense le ondate di calore nelle città. Si aggiungono a queste, inquinamento atmosferico e acustico che rendono sempre più difficile la vita nelle grandi città. Lo studio è uscito su Nature Communications e su Politico e subito è emerso che le città del nord-ovest dell’Europa, hanno il doppio delle probabilità di soddisfare gli standard 3-30-300, le linee guida per il buon vivere, rispetto a quelle dell’Europa meridionale e orientale. 3-30-300: vedere dalla propria abitazione almeno 3 alberi, il 30% del quartiere in cui si vive coperto dal verde, e vivere a meno di 300 metri da un parco. Il 21% risiede in zone che non corrispondono a nessuno di questi indicatori.  Gli abitanti di Helsinki, Cracovia e Monaco, per esempio, risulta abbiano molte più probabilità di avere un buon accesso agli spazi verdi, rispetto alle città del sud. Per l’Unione Europea il “divario verde” non dovrebbe esistere: con una normativa ha stabilito che i Paesi dell’Unione dovrebbero impedire la perdita netta di spazi verdi urbani e di copertura arborea urbana fino al 2030, per poi aumentare gradualmente il numero di spazi verdi nelle città dopo tale data.

Gli spazi verdi sono fondamentali per un vivere cittadino ecosostenibile, provvedendo a regolare le temperature e il benessere sociale. La rapida urbanizzazione spesso mette a repentaglio la sopravvivenza di queste aree, esacerbando le disparità socioeconomiche. È necessario un cambiamento di paradigma urbano, nella direzione di uno sostenibile e che risponda in modo equo alle richieste di una popolazione cittadina in costante crescita.

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