Attualità
Khamenei impone l'Hijab nei cartoni animati
L'Islam cerca di difendere le ragazze iraniane dalle "idee ingannevoli" che i personaggi femminili trasmettono attraverso i cartoni
Silvia Gissi | 2 marzo 2021

"Devono indossare l'hijab" afferma l'ayatollah Aya Khamenei, guida politico religiosa dell'Islam, che impone anche alle figure femminili dei cartoni di avere la testa coperta. L'hijab, ossia il velo islamico, è parte fondamentale nell'abbigliamento delle donne iraniane. Strettamente regolamentato dalle leggi e dalla religione, il velo deve coprire il capo della donna, la quale non può farsi vedere in pubblico senza, altrimenti può incorrere in pesanti sanzioni o venir arrestata. 

Le motivazioni

La trovata di Khamenei sorge da una domanda ricevuta dall'agenzia di stampa Tasnim News Agency riguardo ai valori trasmessi nei cartoni animati occidentali e negli anime giapponesi in onda sui canali iraniani. La guardia suprema ha messo in guardia la popolazione contro le "idee ingannevoli" e le "false rappresentazioni della realtà" contenute nei cartoni, affermando poi che i personaggi femminili in televisione dovrebbero indossare l'hijab e che le protagoniste a capo scoperto rappresentano una minaccia per la gioventù nazionale. In particolare, Khamenei afferma che le ragazze che guardano programmi televisivi in cui le femmine non portano il velo crescono intolleranti nei confronti del tradizionale capo di abbigliamento, vincolato dalla sharia, ovvero la legge in vigore in Iran che impone il velo alle donne. Sulla base di questo appello, l'ayatollah dichiara necessario l'hijab nei cartoni così come nei film per bambini e giovani.

Le reazioni

Le parole di Khamenei hanno causato feroci polemiche in tutto il mondo, soprattutto nella Repubblica Islamica, in cui attivisti e intellettuali sfidano la censura governativa per esprimere il proprio disappunto online. In particolare, la giornalista Maish Alinejad ha accusato l'ayatollah di avere "un'ossessione tossica nei confronti dei capelli delle donne", proponendo a sua volta di disegnare il velo anche agli animali di sesso femminile. Anche l'accademico Arash Azizi esprime il suo disprezzo nei confronti della guida suprema, la quale, anziché occuparsi dei veri problemi del paese, si preoccupa dei difetti dei cartoni animati.

Censura

È infatti la censura di Teheran a sottoporre a maniacali scrutini l'industria cinematografica, soprattutto quella occidentale, tagliando fuori le scene a sfondo intimo di attori e attrici o dialoghi trattanti argomenti ritenuti compromettenti nei confronti delle istituzioni islamiche. Vengono così censurati gli spezzoni di film ritenuti offensivi contro la Repubblica iraniana, la quale li dichiara fuorilegge all'istante.

Commenti