Da Gerusalemme Est ad Amman dovrebbe essere un viaggetto leggero: un breve tragitto in auto verso sud fino al Mar Morto, superando il confine e così, veloci, fino alla capitale giordana. Ma all’inizio dell’estate del 2024 questa apparente innocua distanza si è trasformata in un ostacolo insormontabile per gli operatori umanitari dell’UNRWA, the United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees. Come scrive jason Burke, inviato del Guardian, l’impresa non è stata attraversare il Paese, quanto piuttosto cercare di salvare enormi e vitali quantità di documenti d’archivio sulla storia contemporanea della Palestina. L’operazione di dieci mesi, portata avanti a Gaza e a Gerusalemme Est stava raggiungendo la sua fase conclusiva. Lo sforzo è stato delicato e talvolta pericoloso. Decine di membri dell’UNRWA, da almeno 4 paesi d’origine diversi, si sono imbattuti in viaggi rischiosi per salvare documenti sotto bombardamento. Ufficiali dell’ONU hanno portato con estrema cautela buste senza nome fino all’Egitto, operatori umanitari hanno volato con aerei militari per delle preziose e ignote scatole di cartone. No, non è la nuova missione di “double O 7” o, come lo chiamiamo noi in Italia 007, ma l’unica azione di sopravvivenza in una guerra disastrosa che ancora non finisce: salvare la memoria di un popolo. Ma ormai il tempo stava per scadere, quando il quartier generale dell’UNRWA a Gerusalemme Est cade nel mirino d’attenzione di un gruppo di forze israeliane e diventa il bersaglio della destra del Paese.
Scartoffie?
Gli archivi dell’UNRWA hanno un primo importante significato: testimoniano una storia dettagliata di fuga, fame e morte del popolo palestinese che va avanti dal 1948, anno della nascita dello stato di Israele e inizio della Nakba, l’esodo, o la catastrofe in arabo. E questo è chiaro a tutti. “La loro distruzione sarebbe stata catastrofica. Se il conflitto mai troverà una corretta e duratura pace, questa è l’unica testimonianza che potrà essere usata per mostrare che un tempo i Palestinesi abitavano delle aree precise, quelle che sono ora di Israele” dice Roger Hearn, un officiale dell’UNRWA che ha seguito l’operazione. Gli sforzi, quasi clandestini, della missione non rientrerebbero nella normale prassi dell’agenzia ONU, che è stata fondata nel 1949 per fornire assistenza sanitaria, cibo e istruzione ai circa 750.000 rifugiati palestinesi. All’inizio del conflitto, gli archivi dell’organizzazione erano diffusi per tutti i paesi in cui l’agenzia operava nel Medio Oriente. Scatole polverose, nel quartier generale con sede a Gaza city, erano le testimonianze originali dei rifugiati palestinesi che hanno cercato di salvarsi arrivando a Gaza nel 1948, ma anche certificati di nascita, matrimonio e morte di circa 5 generazioni indietro. Gli archivi permettevano ai palestinesi, i cui antenati erano stati obbligati a lasciare le loro case, di tracciare le loro storie familiari, le loro origini in quello che oggi si chiama Israele. Nonostante i precedenti sforzi per digitalizzare i documenti, centinaia di migliaia di schede di registrazione sono rimaste nella sola forma cartacea dal 2023, dunque esposte al fuoco, le inondazioni e le distruzioni volontarie. Jean-Pierre Filiu, professore di studi sul Medio Oriente alla Sciences Po di Parigi, che ha visitato Gaza in questi anni di guerra, parla dei documenti come “elementi cruciali per l’esperienza palestinese” e aggiunge “sono testimonianza di come le persone sono state obbligate a scappare nel 1948 dalla loro terra d’origine, dalle loro proprietà, e da tutto ciò che ora è stato distrutto”.
L'operazione
Per decine di anni Israele è stato ostile nei confronti dell’UNRWA, accusandola di mantenere vive le speranze palestinesi per un ritorno nelle loro terre, attraverso il conferimento dello stato di rifugiati ai discendenti di coloro che sono stati originariamente invitati ad andare via. Israele ha anche accusato spesso l’agenzia di usare libri di testo nelle scuole che promuovono prospettive antisemite. Dopo il Raid del 2023 da parte di Hamas, il Paese ha accusato lo staff di Gaza di aver preso parte all’attacco. Nonostante ciò, la missione è andata avanti. La prima tappa rischiosa. Giorni dopo l’invasione delle truppe israeliane di Gaza, Israele ordina di evacuare e sgomberare gli uffici dell’UNRWA a Gaza city, e lo staff internazionale si è trovato in poche ore a dover scappare lasciando tutto, compresi i documenti. Sam Rose, il direttore attuale dell’UNRWA di Gaza, nel ripercorrere i giorni più turbolenti dell’operazione: “c’è stato il rischio che le forze israeliane entrassero negli uffici e distruggessero tutto, che dessero fuoco a tutto o risolvessero tutto con un’esplosione”. Mesi dopo, l’archivio digitale viene hackerato e l’agenzia è obbligata a chiudere temporaneamente il sito. Che un secondo attacco informatico potesse cancellare dai server documenti già precedentemente scansionati, è ciò che si aspettano tutti e aggiunge Hearn: “C’è stato un periodo in cui ricevevamo decine di attacchi, anche giornalmente, ai server. Abbiamo genuinamente pensato che di lì a poco tempo avremo visto gli originali e le loro copie digitalizzate distrutte, e tutto sarebbe andato perso”. Nonostante i continui attacchi aerei e un’offensiva israeliana che sembra non avere fine, un piccolo gruppo di ufficiali dell’UNRWA ha guidato pick-up trucks a noleggio per raggiugere il quartier generale a Gaza City e con tre viaggi hanno spostato i documenti più a sud, a Rafah, sul confine con l’Egitto. Il Cairo non prende posizione e dichiara che non permetterà l’uscita e la custodia dei documenti palestinesi fuori da Gaza, previo accordo con Israele. A tale notizia, l’agenzia ONU è più che convinta del rifiuto categorico del governo israeliano. La storia si stava per ripetere, dal momento che Israele già nel 1982, durante l’invasione del Libano, aveva fatto rimuovere gli archivi sull’Organizzazione di Liberazione Palestinese dagli uffici di Beirut. L’operazione così si è trasformata in una missione segreta: muniti di passaporti internazionali, gli ufficiali ONU devono ora trasportare i documenti nel modo più inosservato possibile. “Se qualcuno veniva fermato al confine, la frase standard era: stiamo portando dei documenti di lavoro. Stavamo trasportando montagne di documenti, ognuno di noi aveva un pezzo di storia nelle mani” dice Rose. Nei successivi 6 mesi, i documenti vengono spostati in Egitto e poi trasferiti in Giordania, in un ente benefica, usando l’aviazione reale del Paese, che prima si fermava a Gaza per portare aiuti umanitari e poi si rialzava in volo verso Amman. L’ultimo carico si sta dirigendo verso la Giordania due settimane prima che i carri israeliani si muovono per prendere Rafah nel maggio del 2024, e l’uscita dei documenti viene definitivamente bloccata. Una serie di carte di eguale importanza si trovano ancora negli uffici dell’UNRWA a Gerusalemme Est ed è quanto mai necessario spostarli. A poche settimane dall’inizio della guerra, Israele aumenta le accuse contro l’agenzia, additandola di collaborazionismo con Hamas, e lancia una campagna di ostruzionismo e persecuzione ai suoi danni. Dall’inizio del 2024 il quartier generale nella Gerusalemme Est diventa il target delle proteste e di una serie di attacchi incendiari causanti ingenti danni alle infrastrutture. Le manovre per espellere l’agenzia accelerano. I tentativi di persuasione di missioni diplomatiche atte a custodire gli archivi sono fallimentari così, con l’orologio a scoppio prossimo a suonare, anche questi documenti vengono portati via dallo staff e segretamente trasferiti in Giordania. Nel gennaio del 2025, le nuove leggi emanate da Israele bandiscono l’agenzia da Gaza e da Gerusalemme. Nel mentre ad Amman si digitalizzano senza sosta i documenti. Finanziati principalmente dal Lussemburgo, più di 50 membri dell’agenzia lavorano in uno scantinato polveroso e affollato, per scannerizzare a mano grandi quantità di documenti, della misura di una cartolina, che registrano i rifugiati, e tanti altri all’apparenza solo pezzi di carta che però stanno salvando la Palestina.
Il salvataggio
“Ora gli archivi sono fuori dalla Palestina, ma almeno sono protetti” dice Filiu. Adesso l’obiettivo dell’UNRWA è quello di fornire a ogni rifugiato palestinese il proprio albero genealogico e tutta la documentazione che loro spetta, comprese delle mappe che mostrano i punti salienti della Nakba del 1948. Gli archivi permetteranno di comprendere meglio gli eventi, già molto discussi, dell’espulsione dei 750.000 palestinesi in quegli anni. Dr Anne Irfan, storica del Medio Oriente alla University College of London, ricorda quanto sia importante questa digitalizzazione: “i Palestinesi sono un popolo senza stato, senza un archivio nazionale interamente unito. L’operazione dell’UNRWA ha un significato prima di tutto emotivo per il popolo”. La storia di questi documenti, tra “I sommersi e i salvati”, mostra come in guerra anche l’identità è al fronte e la sistematica cancellazione della memoria storica l’arma. Quella che nella narrazione può sembrare un evento tra la spy story e il puro crime, è invece un evento della portata di una giovane Hannah Arendt che viene inviata dal “New Yorker” a Gerusalemme per assistere al dibattito contro Eichmann. Documenti, scartoffie, articoli di giornale, tutto deve documentare la storia, ogni riga serve per tracciare i sentieri di un progetto di annientamento fisico e storico. Della banalità del male di smembrare dalla memoria le vite degli altri, in Italia abbiamo un altro grande esempio, Primo Levi. Nel 1947 esce Se questo è un uomo, nel 1963 La Tregua, nel 1982 Se non ora quando e un anno prima di morire suicida nel 1987, I sommersi e i salvati. Levi si spinge sempre verso il fondo, oltre il velo ingannevole delle apparenze sensibili, e quando ha capito, dopo i primi giorni di Lager, che l’uomo era arrivato al suo fondo, non muore ma scende alle radici dell’umano e, come ripete continuamente nelle sue opere, in questa ormai solo lotta tra Bene e Male, il Bene deve essere sopravvivenza pura, nulla di mistico, la sola difesa del valore dell’uomo, in quanto puro e semplice corpo, documento, storia, pensiero. Lo maggior corno della fiamma antica Cominciò a crollarsi mormorando, Pur come quella cui vento affatica. Indi, la cima in qua e in là menando Come fosse la lingua che parlasse Mise fuori la voce, e disse : Quando... Levi ci dice sempre di essere nato come scrittore nel Lager e senza Lager, sempre lui a dircelo, non sarebbe mai nato. Non un sopravvissuto che a posteriori si fa narratore di un racconto: la testimonianza del vissuto, anche il più atroce, è già letteratura per lui. La sopravvivenza deve essere lo strumento di affermazione del proprio io, e quando il Male vuole sterminare quella fisica, ne esiste solo una immortale: quella su carta. Quando… quando…Considerate la vostra semenza: Fatti non foste a viver come bruti, Ma per seguir virtute e conoscenza.




