Attualità
Essere liberi tra ieri e oggi
Dalla libertas romana all’autonomia individuale moderna: un’idea in continua trasformazione
L.C | 2 gennaio 2026
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La parola libertà è oggi così familiare da sembrare quasi naturale, come se fosse sempre esistita con il significato che le attribuiamo. Eppure, nella storia dell’umanità, questo concetto ha attraversato trasformazioni profonde, cambiando volto a seconda delle epoche, delle culture e delle strutture sociali. Nell’antichità, la libertà non era un diritto universale, ma un privilegio riservato a pochi, un segno distintivo che separava chi aveva voce nella comunità da chi ne era escluso. Oggi, invece, la libertà è percepita come un diritto fondamentale dell’individuo, qualcosa che appartiene a ogni essere umano per il semplice fatto di esistere. Per comprendere questa distanza, è necessario ripercorrere il modo in cui le società antiche interpretavano la libertà e confrontarlo con la visione moderna, molto più complessa e articolata.

Nella Grecia classica, soprattutto ad Atene, la libertà era strettamente legata alla partecipazione politica. Essere liberi significava non essere schiavi, ma soprattutto essere parte attiva della polis, contribuire alle decisioni collettive, prendere la parola nell’assemblea, essere soggetti alla legge ma anche coautori della legge stessa. La libertà era dunque un’esperienza pubblica, un ruolo civico, non una condizione interiore o un diritto individuale. Non riguardava la possibilità di scegliere il proprio stile di vita, né la tutela della sfera privata. Un cittadino libero poteva essere obbligato a combattere, a partecipare a cerimonie pubbliche, a rispettare norme sociali rigide. La libertà non era fare ciò che si desidera, ma essere parte della comunità dei pari. E questa comunità era ristretta: donne, schiavi e stranieri residenti erano esclusi, e la loro condizione non era percepita come una violazione della libertà, ma come un dato naturale dell’ordine sociale.

A Roma, il concetto di libertas assumeva un carattere più giuridico. Il cittadino romano libero godeva di protezioni legali, non poteva essere torturato, aveva diritti civili riconosciuti, poteva possedere beni e appellarsi alla legge contro abusi di potere. La libertà era soprattutto protezione dall’arbitrio, garanzia di uno status che distingueva il cittadino dagli schiavi e dagli stranieri. Anche qui, però, la libertà non era universale e non aveva un valore morale esteso a tutta l’umanità. Era un privilegio legato alla cittadinanza, non un diritto dell’uomo in quanto tale.

Accanto a queste concezioni politiche e giuridiche, nell’antichità si sviluppò anche un’idea diversa di libertà, più interiore e filosofica. Gli stoici, ad esempio, sostenevano che l’uomo è libero quando domina le proprie passioni e accetta il destino con razionalità. La libertà non dipendeva dalla condizione sociale, ma dalla capacità di vivere secondo virtù. Uno schiavo poteva essere libero nell’animo, mentre un uomo potente poteva essere schiavo delle proprie emozioni. Questa visione, pur non modificando le strutture sociali, introdusse un seme concettuale che avrebbe influenzato profondamente il pensiero cristiano e, secoli dopo, la filosofia moderna.

La modernità ha rivoluzionato il concetto di libertà. Con l’Illuminismo, le rivoluzioni americana e francese, la nascita dei diritti umani e delle costituzioni, la libertà è diventata un diritto universale, non più un privilegio. L’individuo ha acquisito un valore autonomo, indipendente dalla sua appartenenza a una classe, a un genere o a una comunità. La libertà moderna si articola in molte dimensioni: libertà di pensiero, di parola, di religione, di movimento, di scelta personale. È una libertà che riguarda la sfera privata e quella pubblica, che protegge l’individuo dallo Stato ma allo stesso tempo richiede allo Stato di garantire condizioni che rendano effettivo l’esercizio di tali diritti.

Oggi la libertà è un concetto complesso, spesso al centro di tensioni e dibattiti. Da un lato, la libertà è intesa come autonomia personale, possibilità di costruire la propria identità, di scegliere il proprio percorso di vita, di esprimere opinioni e desideri senza paura. Dall’altro, la libertà è anche responsabilità, perché vivere in una società significa confrontarsi con i diritti degli altri, con le regole comuni, con i limiti necessari alla convivenza. La libertà contemporanea non è assoluta, ma si definisce nel rapporto con la comunità, con la legge, con la tecnologia, con le nuove forme di potere che non sono più solo politiche ma anche economiche e digitali.

In un mondo globalizzato, la libertà assume inoltre nuove sfumature. La possibilità di comunicare, viaggiare, informarsi e partecipare alla vita pubblica è influenzata da fattori che nell’antichità non esistevano: i media, le piattaforme digitali, le reti sociali, le dinamiche economiche globali. La libertà non è più solo una questione di diritti formali, ma anche di accesso alle risorse, di alfabetizzazione digitale, di capacità critica. Essere liberi oggi significa anche sapersi orientare in un flusso continuo di informazioni, riconoscere manipolazioni, difendere la propria privacy, comprendere come le tecnologie influenzino le scelte individuali.

Il confronto tra la libertà antica e quella moderna mostra dunque un cambiamento radicale. Nell’antichità la libertà era un privilegio politico o giuridico riservato a pochi, mentre oggi è un diritto universale che riguarda ogni individuo nella sua dignità. Ma mostra anche una continuità: la libertà non è mai un concetto statico, è sempre il risultato di un equilibrio tra individuo e comunità, tra potere e responsabilità, tra desideri personali e regole condivise. Comprendere questa evoluzione significa riconoscere che la libertà non è un punto di arrivo definitivo, ma un processo in continua trasformazione, che richiede consapevolezza, impegno e capacità di adattarsi ai cambiamenti del mondo.

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