LGNET3Roma è un progetto di Roma Capitale gestito da Arci Solidarietà che rafforza il sistema di accoglienza e integrazione socio-sanitaria delle persone migranti e rifugiate sul territorio romano. Questa è una rubrica di Mandragola e Liceo classico Dante Alighieri di Roma, che racconta storie di persone migranti, per imparare a conoscere le persone e andare oltre gli stereotipi.
Abdou Gueye è di origine senegalese ed ha 35 anni. È arrivato in Italia attraverso il decreto flussi; tuttavia, al momento dell’arrivo, è emerso che il datore di lavoro indicato non era effettivamente esistente. Di conseguenza ha presentato domanda di protezione internazionale. Nonostante le difficoltà iniziali, Abdou ha dimostrato grande impegno e capacità di adattamento: in breve tempo ha imparato la lingua italiana frequentando una scuola e si è attivato nella ricerca di un’occupazione, inserendosi progressivamente nel tessuto sociale del territorio.
Il tuo arrivo in Italia è avvenuto attraverso il decreto flussi, ma con difficoltà impreviste legate al datore di lavoro: che tipo di impatto ha avuto questa situazione sui tuoi primi mesi nel Paese?
Ci sono stati momenti di dubbio, di disperazione, ma non mi sono mai arreso. Ogni giorno ho cercato una soluzione finché non ho incontrato il personale di Lgnet che mi ha messo sulla strada giusta.
Dopo l’arrivo hai deciso di presentare domanda di protezione internazionale: cosa significa, per una persona che migra per lavorare, trovarsi improvvisamente dentro un percorso amministrativo così complesso?
Devo dire che non mi aspettavo davvero questa situazione complicata. Poi con il tempo ho iniziato ad identificarmi con la cultura italiana, io di natura mi pongo sempre con dignità e rispetto, ma queste caratteristiche non rispecchiano ciò che si pensa spesso degli immigrati irregolari.
In poco tempo hai imparato la lingua italiana frequentando una scuola: che ruolo ha avuto la lingua nel tuo percorso di integrazione e nel sentirti parte del contesto in cui vivi oggi?
Io ho un fratello che ha trascorso 20 anni in Italia. Ricordo che quando ero molto giovane stavo parlando al telefono con un suo amico italiano, ero così appassionato dalla bellezza della lingua italiana ma non potevo però capire neanche una parola; poi con il tempo ho imparato la lingua. Ad oggi posso dire che l'italiano mi ha dato sicurezza, la capacità di lavorare e di fare carriera più facilmente.
Nel racconto pubblico si parla spesso di persone migranti come passive o dipendenti dai sistemi di accoglienza: quanto lavoro, iniziativa personale e adattamento ci sono invece dietro il tuo percorso?
Devo dire che ho scelto la strada più difficile, perché avevo fiducia di me stesso e per intraprenderla ho sofferto molto e dormito poco. Ma con il lavoro, piano piano, le cose hanno iniziato ad andare meglio e i miei sogni ad avverarsi.
Se dovessi parlare direttamente a chi ascolta questo podcast, soprattutto ai più giovani, cosa vorresti che capissero davvero delle persone che arrivano in Italia per costruirsi una nuova vita?
Siate realisti, siate coraggiosi e comprensivi.




