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Fuggire dalla guerra e ricominciare in Italia: la storia di Olga
Parlare di immigrazione vuol dire spesso rimanere intrappolati in statistiche senza volto, eppure dietro quei numeri ci sono storie silenziose, fatte di partenze difficili, coraggio e rinascita che meritano di essere ascoltate
Redazione | 24 gennaio 2026
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LGNET3Roma è un progetto di Roma Capitale gestito da Arci Solidarietà che rafforza il sistema di accoglienza e integrazione socio-sanitaria delle persone migranti e rifugiate sul territorio romano. Questa è una rubrica di Mandragola e Liceo classico Dante Alighieri di Roma, che racconta storie di persone migranti, per imparare a conoscere le persone e andare oltre gli stereotipi.

Olga viene dall'Ucraina, e la guerra nel suo paese l’ha costretta a lasciare tutto e a cercare rifugio qui in Italia. È stato un viaggio difficile, ma è grata di essere arrivata in un luogo sicuro. Il suo sogno è quello di poter restare in Italia, costruire una nuova vita e avere un contratto di lavoro indeterminato. Si ritiene una persona determinata e lavoratrice, ed è pronta a fare del suo meglio per contribuire a questa società.

La guerra ti ha costretto a lasciare l’Ucraina e a cercare rifugio in Italia: cosa significa trovarsi improvvisamente a dover ricominciare da zero in un altro Paese?

All'inizio, quando fuggivo dalla guerra, è stato difficile. Quando la paura iniziale  è passata mi sono resa conto di essere in un altro Paese senza famiglia, senza amici, senza lavoro, senza niente, mi sentivo molto stressata, ma dato che sono venuta in Italia con mio figlio adolescente, dovevo dimostrarmi che la vita continua e che dobbiamo accettare le nuove regole. Con il tempo la nostra vita ha cominciato a migliorare grazie all'aiuto delle persone buone e disponibili che ci hanno accolti e aiutati.

Hai parlato di un viaggio difficile ma anche di gratitudine per essere arrivata in un luogo sicuro: come convivono oggi, nella tua esperienza, il dolore per ciò che hai lasciato e il desiderio di costruire qualcosa di nuovo?

Questa terribile esperienza mi ha dato una nuova comprensione della vita e del suo valore, ho iniziato ad apprezzare le più piccole gioie della vita, apprezzo le brave persone, apprezzo ogni giorno della mia vita e di quella della mia famiglia e dei miei amici.

Nel dibattito pubblico si tende spesso a distinguere tra “migranti economici” e “rifugiati di guerra”: quanto questa distinzione riesce davvero a raccontare la complessità delle storie personali?

La differenza è grande, i rifugiati di guerra sono costretti a fuggire dal loro paese per salvare la propria vita e quella dei loro figli, non c'entra niente con i soldi. Entrambi i gruppi comunque affrontano grandi problemi.

Il tuo obiettivo è avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato: perché la stabilità lavorativa è così centrale nel tuo progetto di vita in Italia?

La stabilità lavorativa è un'opportunità di essere indipendente, di poter affittare una casa a fare ciò che ci piace, anche solo di avere un hobby.

Ti definisci una persona determinata e pronta a contribuire alla società che ti ospita: quali competenze, esperienze o qualità senti di poter mettere a disposizione qui?

Ho esperienze di lavoro a contatto con le persone, so parlare diverse lingue straniere, sono puntuale e responsabile, dicono anche che sono una buona organizzatrice. Penso che queste qualità siano sufficienti per trovare un buon lavoro e per poter essere utile per gli altri.

Se potessi parlare direttamente a chi ascolta questo podcast, cosa vorresti che capisse delle persone che arrivano in Italia a causa della guerra e cercano semplicemente sicurezza, dignità e futuro?

Vorrei che tutti capissero che queste persone che cercano protezione dalla guerra sono grate e apprezzano qualsiasi aiuto. Nessuno è immune alla guerra, pensiamo sempre di essere lontani ma non è così. Solo insieme possiamo sconfiggere il male.

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