Attualità
Giovani, quanto li ascoltiamo veramente?
Il diritto all’ascolto è una delle prerogative garantite dalla convenzione sui diritti dei minori. I giovani tra i 14 e i 19 anni si sentono ben coesi tra di loro, ma hanno la percezione di non avere un impatto. Sul tema mancano dei dati strutturali, e forse sarebbe il caso di procurarseli
Asia Vicentino | 23 aprile 2026
Stampa

I minori incidono sempre meno sulla popolazione generale. In Italia questa è una tendenza che si protrae da molti anni, ma ancora non abbiamo compreso che le politiche pubbliche efficaci sono quelle che passano per l’ascolto delle esigenze dei giovani. Il dialogo transgenerazionale è uno strumento inciso e di valore, una vera e propria ricchezza, specie in un paese, come l’Italia, dove al momento convivono otto generazioni differenti, otto visioni diverse della realtà. Se i giovani vanno via, l’economia del paese crolla, ma sparisce con loro l’impatto nel dibattito pubblico e nella società della loro voce, delle loro percezioni e necessità. Tutti elementi che in un paese attento e accorto della sua popolazione più giovane, favoriscono il benessere dei minori e incrementano il loro senso di appartenenza alla società.

La tutela dell’ascolto dei minori

Il 9 aprile si celebra la Giornata nazionale dell’ascolto dei minori, istituita nel 2024 dal Parlamento Italiano. Il principio fondamentale è garantito dalla convenzione sui diritti dell’infanzia, ed è richiamato in numerosi altri documenti e strategie a livello internazionale, europeo e nazionale. Ogni intervento rivolto ai minori dovrebbe passare dalla consapevolezza dei loro problemi e l’ascolto non si esaurisce in un atto passivo ma va concretizzato coinvolgendo i minori all’interno della società, ovvero rendendoli parte attiva. Ma i giovani si sentono ascoltati? Un dato già molto indicativo è il fatto che in merito a questi aspetti spesso mancano dati strutturali. Se non ci poniamo neanche il problema di chiederci se si sentano ascoltati o meno, di quale dialogo transgenerazionale parliamo?

I dati e i non dati

La raccolta annuale di dati da parte di Istat nell’ambito del BES, il benessere equo e sostenibile, presenta indicatori che aiutano a mettere in chiaro alcune questioni. La soddisfazione per le relazioni familiari e amicali è il primo fattore: i ragazzi tra i 14 e i 19 anni riportano generalmente un maggiore appagamento. Nel 2024 il 40,1% degli intervistati al di sotto dei 20 anni si dichiarava soddisfatta delle relazioni con i propri familiari e il 40,3% nel contesto degli amici. I due dati diminuiscono all’aumentare dell’età, e mostrano situazioni di isolamento e scontentezza all’interno della popolazione più adulta. La gratificazione data dalle relazioni umane è un indice molto interessante della coesione percepita tra i giovani e tra i giovani e la società. Un altro ambito da considerare è quello scolastico. Ocse-Pisa nel 2022 evidenzia che in Italia il 76% dei ragazzi dichiara che riesce a fare facilmente amicizia, mentre il 14% si sente solo e il 13% si sente escluso all’interno del contesto scolastico. Il senso di appartenenza alla scuola degli studenti italiani è in calo rispetto al 2018 e per di più al crescere dell’età del minore diminuisce la fiducia degli alunni nella capacità degli insegnanti di interessarsi a loro. Oltre la fiducia nella scuola, risulta cruciale quella nelle istituzioni, necessaria per il coinvolgimento giovanile. Secondo i dati di Eurobarometro, nel 2024 in Italia il 61% delle persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni ha fiducia nel Parlamento Europeo, ma il 42% in quello italiano. Il quadro è più sfaccettato, se si analizza più nel dettaglio: il 21% dei giovani italiani ha dichiarato di aver promosso o sottoscritto una petizione e il 7% ha contattato un politico. Per il 31% del campione il motivo principale di questa sfiducia è la percezione di non avere un impatto.

Ascoltare per prevenire la fuga

Se non ci si sente ascoltati, partecipi e benvenuti nella società, le fughe diventano la soluzione paradossalmente più sicura. L’intero continente europeo registra da tempo un forte calo delle nascite in diversi paesi, tra cui l’Italia, dove si rileva un calo costante del tasso di fecondità: dal 1970 al 2024 si è passati da 2.38 parti per donna a 1.18. Meno bambini nascono, meno varietà generazionale abbiamo, meno siamo abituati a confrontarci tra chi ha visioni ed esigenze diverse, meno migliora il paese. L’età media aumenta e la popolazione anziana con lei. Nel 2024 i residenti italiani con meno di 18 anni erano circa 8,9 milioni, una frazione ridotta della popolazione generale. Dato che non cambia se analizzato a livello territoriale più granulare. Ascoltare e interessarsi all’altro previene la morte del paese e del continente. La vecchia Europa è amatissima dai giovani, ora bisogna lasciarli essere partecipi.

Commenta questo articolo