Ogni giorno assistiamo alla guerra: la mattina appena aperto il telefono, mentre beviamo il caffè al bar al telegiornale, leggendo articoli su Internet. La guerra contemporanea è di tutti: non significa solo che dobbiamo sentirci tutti coinvolti, ma anche che un bambino come un anziano possono ugualmente ricevere le stesse notizie di guerra. I ragazzi assistono e vivono tanto quanto gli adulti l’evolversi dei conflitti ma non sono immuni. Anzi, spesso non hanno i mezzi necessari per capire cosa sta accadendo. Per affrontare il tema, Unicef ha appena aggiornato la guida per spiegare ai più grandi come parlare alle bambine e i bambini delle notizie dal mondo.
Proteggere nella prima infanzia
Nella prima infanzia, bambine e bambini dovrebbero essere protetti dalla visione di immagini violente e da narrazioni dolorose, per loro la comprensione delle ragioni è difficile. Non dovrebbero mai essere lasciati soli di fronte alla televisione, tantomeno un pc o un telefono. Davanti alle crisi umanitarie, come le catastrofi naturali anche, bisogna verificare con estrema cura le fonti da condividere in famiglia. Una domanda come “cosa provi?”, “come ti fa sentire questa notizia?” in momenti in cui un genitore sa di avere il tempo di ascoltare, è molto opportuna. Sulle emozioni e i sentimenti non si esprimono giudizi o derisioni, la minimizzazione è nociva. Il grande problema per i più piccoli è quello di non essere in grado di distinguere tra le immagini sullo schermo e la loro realtà personale: il conflitto, anche il più distante geograficamente parlando, può essere tramutato nella percezione in un pericolo immediato. Unicef consiglia, con bambini tra i 6 e i 10 anni, di utilizzare strumenti come libri, storie, video adatti all’età dei bimbi, facendo attenzione anche al linguaggio: evitare definizioni come “i malvagi”, “i cattivi” ma restituire per quanto possibile la complessità della situazione, magari facendo leva sull’empatia rispetto a quanti altri vengono ingiustamente colpiti dalle conseguenze della guerra. Bisogna permettere ai bambini di riconoscersi nelle emozioni dei personaggi e legittimare paure, ansia, disorientamento e dolore. Il flusso costante di immagini e titoli pesanti emotivamente può far sembrare che la crisi sia tutt’intorno a loro. I ragazzi e le ragazze anche potrebbero aver visto vicissitudini preoccupanti sui social media ed essere spaventati dall’escalation degli eventi. Unicef non sorvola la possibilità di bloccare l’accesso ad alcuni canali di informazione per i bambini più piccoli. Se hanno una preoccupazione, questa non va minimizzata, ma bisogna ascoltarli e ricordare loro che possono parlare con un adulto fidato ogni volta che vogliono.
Prestare attenzione all’età e contenere le paure degli adulti
Bambine e bambini hanno il diritto di sapere cosa sta succedendo nel mondo, nonché il dovere, ma gli adulti hanno la responsabilità di proteggerli dall’angoscia. Nelle diverse fasi del percorso di crescita i nostri figli hanno competenze diverse ed è importante adeguare il linguaggio alle età, osservare le loro reazioni ed essere attenti alla loro ansia. Anche i genitori possono sentirsi tristi o allarmati dato lo stato corrente del mondo. Ciò che è importante però, è ricordare che le reazioni emotive non sono da condannare, né da parte degli adulti bisogna mascherare le proprie, anzi Unicef invita i genitori a prendersi del tempo, se necessario, per fare i conti con le proprie ansia e paure, al fine di evitare di trasmetterle ai più piccoli. I bambini percepiscono con chiarezza gli stati emotivi alterati degli adulti a cui fanno riferimento, specie se discordanti con i proprio o con quanto gli adulti esprimano a parole. In generale la figura adulta deve porsi come figura di riferimento: pronta ad ascoltare timori e paure e a dare conforto e vicinanza quando bambini e ragazzi dimostrano di averne più bisogno. È legittimo non avere risposte e anche questo è bene palesarlo. Quando non si sa come rispondere, si sottolinea che abbiamo di fronte la possibilità di approfondire, magari insieme, e comprendere meglio ciò che si sta leggendo o di cui si sta ricevendo notizia. Per questo è possibile utilizzare i siti web di testate giornalistiche attendibili o di organizzazioni internazionali: non tutte le informazioni cui abbiamo accesso online sono fondate, e spesso ci si può imbattere in notizie false, divulgate con intento manipolatorio nei confronti dell’opinione pubblica.
Concentrarsi su ciò che è possibile fare
È importante che i bambini sappiano che le persone possono scegliere di aiutarsi a vicenda con atti di coraggio e gentilezza. Un genitore deve cercare vicende positive, come storie di soccorritori o di giovani che chiedono la pace. Sostenere i figli se mostrano il desiderio di partecipare ad azioni positive, è importante: se vogliono scrivere o disegnare ciò che sentono per condividerlo con la propria classe, o aderire a raccolte fondi o petizioni, tra gli esempi possibili. Il senso di agire, non importa quanto piccolo, deve dare grande conforto. In momenti di difficoltà, proporre giochi, attività o progetti può essere di grande aiuto per contribuire al benessere dei nostri figli. Unicef consiglia con bambine e bambini di leggere storie, e da queste fantasticare insieme, disegnare, narrare nuovi epiloghi, immaginare incontri e avventure, il tutto per accrescere la vicinanza.
Chiudere le conversazioni nel momento appropriato
Al termine di ogni momento di dialogo e confronto, è importante assicurarsi che i figli non vivano in uno stato di angoscia. Bisogna valutare il livello di ansia osservando il linguaggio del corpo, il respiro, ascoltare il loro tono di voce. Ricordare loro che le figure adulte sono lì per ascoltarli e sostenerli nella preoccupazione. Osservare i ragazzi e le ragazze è centrale. Con il perdurare dell’emergenza, è importante continuare a porre attenzione per capire come stanno vivendo o se hanno nuove domande o questioni di cui voler discorrere. Se il ragazzo sembra preoccupato o ansioso per ciò che sta accadendo, bisogna porre attenzione a eventuali cambiamenti nel modo in cui si comporta, come insorgere di mal di stomaco, testa, incubi o difficoltà a dormire. Si dà per scontato che sia normale essere sottoposti a un carico di informazioni così emotivamente pregnanti, ma non è così per niente e gli effetti si notano. I bambini hanno reazioni differenti agli eventi avversi e alcuni segni di angoscia potrebbero non essere evidenti. I più piccoli possono diventare più bisognosi della vicinanza dei genitori, mentre gli adolescenti potrebbero mostrare dolore o rabbia. Le emozioni possono perdurare per un periodo di tempo da breve a prolungato, notare quando diventa ossessivo è necessario.
Prendersi cura di sé stessi, il lato degli adulti
Bambine, bambini, ragazze e ragazzi percepiscono la risposta emotiva degli adulti di fronte alle notizie, come anche lo scarto tra ciò che sentono o ciò di cui si vorrebbe convincerli. Bisogna essere calmi e non perdere mai il controllo di sé stessi. Se si percepisce ansia o sconvolgimento, prendersi del tempo, contattare familiari, amici e persone di cui ci si fida può essere una soluzione. L’attenzione alla qualità e alla quantità di notizie cui accediamo è una chiave importante. Si può limitare ad alcuni momenti del giorno il tempo dedicato a seguire gli eventi, invece che essere costantemente online. Se prima la guerra è stata una dolorosa attesa di notizie, ora le informazioni sono in casa e forse troppe. I tempi cambiano e chiudersi in torri d’avorio non risolve nulla: discernere il giusto dal troppo, rimanere il baricentro dei più giovani è il ruolo civile degli adulti.




