Attualità
Neknomination e altri disastri
Un Vodkalemon per sant'Antonio
Dagli sms a Fb, la moda delle catene virtuali si è evoluta. Con tanto di video a testimoniare le prodezze alcoliche e di prevedibili “controriforme” a suon di citazioni. Chi la spunterà?
Luca Pizzimenti | 27 maggio 2014
Suvvia, è quasi impossibile che non abbiate mai preso parte ad una catena di sant’Antonio. Altrettanto improbabile è che non ne abbiate mai proseguita una. In fondo, ci siamo cascati tutti almeno una volta nella vita. Ricordo le catene che circolavano via sms una decina di anni fa: con un’ortografia ed una ricchezza lessicale da far invidia ad un premio Pulitzer, promettevano prodigi a chi le girava ad altri amici e – rovescio della medaglia – minacciavano stragi per gli inadempienti.
Tutto dipendeva da te: o inoltravi il messaggio ad altre 10 persone o il nonno si sarebbe soffocato con la dentiera.
Ma perché “catena di Sant’Antonio”? Questa pratica in realtà deriva dall’usanza popolare del XX secolo che consisteva nell’inviare a parenti ed amici lettere che richiedevano di pregare sant’Antonio in cambio di aiuti ultraterreni. Se si rompeva la catena, il nonno non solo soffocava con la dentiera, ma le disgrazie sarebbero ricadute sull’intera famiglia, secondo la leggenda, come conseguenza dell’aver fatto arrabbiare sant’Antonio.
Per quanto queste catene oggi potrebbero essere definite o ingenue o per i creduloni, mai si erano rivelate uno strumento per accrescere il proprio ego e dimostrare di avere “le palle” davanti ai propri amici. Oggi invece è proprio così. Probabilmente le conoscerete, mi sto riferendo alle Neknomination (dall’inglese to neck, ingozzarsi, o neck, collo - di bottiglia in questo caso - e nomination, designazione), sfide virtuali il cui scopo è mostrare al mondo la propria maturità, ubriacandosi da soli e mettendo il filmato su Facebook. Detta così suona come una pratica piuttosto triste: da soli, luce soffusa, i genitori che dormono nella stanza accanto e la telecamera posata sul tavolo perché non hai nessuno che ti possa riprendere. Allora, per rendere il tutto più emozionante, si è deciso di creare una variante, che prevede, subito dopo essersi sbronzati a dovere, lo svolgimento di azioni pericolose che, compiute da ubriachi, finiscono inevitabilmente per mietere vittime.
Colui che ha diffuso la moda nel mondo, il rugbista inglese Ross Samson, ha dichiarato al Daily Mirror, dopo che sono stati accertati cinque decessi per le Neknomination solo nel Regno Unito: «I want nothing more to do with it», «Non ne voglio più avere a che fare con questa vicenda». L’aspetto però più insulso e moralmente discutibile della vicenda è la distinzione tra coloro che, in gergo, “accettano la sfida” e coloro che la ignorano. Infatti, come in qualsiasi azione che comporti un minimo (in questo caso irrisorio) grado di trasgressione, è luogo comune, specialmente tra noi giovani, identificare il trasgressore come quello “figo”, mentre chi non attua il gesto “ribelle”, viene bollato come “sfigato”. Solito discorso, insomma, “o è bianco o è nero”. Nel mezzo, situazioni assolutamente surreali, che mettono bene in luce la ristrettezza mentale di chi si riconosce nella frase precedente. Ristrettezza mentale che è rappresentata al meglio da Tommaso, sedici anni, direttamente dalla mia home di Facebook. Il ragazzo, in risposta alla Neknomination appena ricevuta dal coetaneo Giacomo, tra un bicchiere e l’altro di Baileys esorta i propri amici chiamati alla bevuta pubblica a non sottrarsi alla sfida: «Dai, non fate i conigli e bevete anche voi, non pisciatevela raga(zzi)». Pensate a quante risate si farà Tommaso quando, in procinto di essere assunto dall’azienda dei suoi sogni, si vedrà chiudere la porta in faccia per via di quel video girato nel lontano 2014. Non sembra, ma una delle prime cose che controllano i datori di lavoro sono proprio i profili Facebook. Fortunatamente le persone non sono tutte come Tommaso, anzi, e c’è qualcuno che ha pensato di dare vita ad una serie di nomination in netta contrapposizione con la Neknomination. Tutto è nato, secondo la ricostruzione dei media, da Carlo Alberto Spilotri, uno studente universitario di Torino che, nominato da un amico, ha accettato la sfida bevendo un bicchiere di aranciata. Eroe per caso del web per un paio di giorni, il suo gesto ha dato il via a fenomeni come la Booknomination e la Neknomination con le canzoni di Nek. Il funzionamento è pressoché identico alla variante alcolica, con alcuni piccoli ritocchi. Per la Booknomination il regolamento prevede di scrivere, sempre previa nominazione, una citazione di uno dei propri libri preferiti. Come qualcuno la definiva su internet, “una sbronza di cultura”. Il Trio Medusa invece, tramite Radio Deejay, ha ideato le nomination con le canzoni di Nek, in aperto contrasto con la Neknomination originale. Il meccanismo è sempre lo stesso: cambia solo il contenuto da condividere. Anche questo è uno dei tanti aspetti dell’era dei social network. Progresso o regresso?
I libri di storia ce lo spiegheranno tra qualche decennio.
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