Cinema e Teatro
I soliti idioti. Dalla TV al grande schermo
Idioti ma non troppo!
Appuntamento al cinema tutto da ridere con Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, il duo irriverente della serie cult in onda su Mtv
Mirko Giordani, Kalliroi | 17 ottobre 2011
Rappresentare l’Italia attraverso alcuni tipi di italiani, puntando sui vizi, i difetti e le contraddizioni che in fondo accomunano molti di noi: questa la ricetta di Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, protagonisti della sketch-comedy I soliti idioti. Un grande successo su Mtv e sul web - basti pensare alle visualizzazioni su You Tube - che approderà sul grande schermo il 4 novembre con tutta la sua nutrita schiera di personaggi: dal romano “verace” Ruggero de Ceglie e suo figlio Gianluca, passando per i due preti marketing, fino alla coppia gay. Francesco e Fabrizio interpretano con grande capacità ruoli diversissimi fra loro e con piglio dissacrante portano sulla scena il paese reale, popolato da “nuovi mostri” che abitano un po’ in tutti noi.
Francesco e Fabrizio, tra pochissimo sarete al cinema: è già accaduto che da serie fortunate in tv poi ci siano stati riscontri positivi, pensiamo ad esempio a Boris. E noi vi auguriamo naturalmente di sbancare al botteghino. Avete un po’ paura?
«Noi siamo abbastanza incoscienti, ma andiamo avanti senza paura, abbiamo la fortuna di fare il film che ci piace e come va va. Anche in produzione sono tranquilli, sanno che è il primo film e quindi non ci sono aspettative di fare 50 milioni di euro, anche se è inevitabile che poi li faremo!».
Fare un film era un po’ il vostro sogno..
«Sì esatto, ce l’avevamo pronto nel cassetto: poi quando è arrivato il produttore Valsecchi abbiamo solo dovuto sceneggiarlo. Quando immaginavamo il nostro film ci dicevamo: “ma figurati chi ci farà mai fare un film”. Poi è arrivato uno più pazzo di noi ed eccoci qui!».
La trama si concentra su qualche personaggio in particolare?
«Sì, la storia principale è quella di Ruggero e Gianluca, di Father & son insomma: attorno a questa girano poi le altre storie minori. Il film è stata l’occasione per dare più aria ai personaggi: vengono fuori nuovi sentimenti, nuove situazioni, insomma siamo riusciti a dar loro un maggior spessore psicologico. Gianluca ad esempio cambia, non sarà più così sfigato!».
Attraversando a volo d’uccello la vostra galleria di ritratti, ci accorgiamo che affrontate anche tematiche molto serie come l’eutanasia, le coppie gay, ecc.: come giudicate il nostro paese in relazione a questi temi chiave?
«Siamo tornati al Medio Evo: siamo molto indietro, tutto è desolante, non c’è una roba che va in questo momento, siamo veramente messi male. Certo, in parte l’Italia è stata sempre un po’ così, ma ora stiamo vivendo un periodo davvero buio, dal quale però usciremo sicuramente».
Il vostro più famoso sketch, Father and Son, ha riscontrato indici d'ascolto fenomenali tra i ragazzi, e su canali come Facebook si sono aggregati in gruppi migliaia di vostri fans. Qual è secondo voi il segreto del vostro successo con le generazioni più giovani?
Fabrizio: «Proprio il segreto non lo so! Credo però che il nostro tipo di comicità sia più vicino a quello che hanno i ragazzi di oggi. Il loro modo di scherzare al bagno a ricreazione o al bar è il politically scorrect per eccellenza. Spesso ci dicono che siamo politically scorrect: ecco, forse noi ci avviciniamo di più di altri a quel modo di scherzare».
Ricorderete sicuramente l’episodio accaduto a Luca e Paolo al Festival di Sanremo, quando intonarono la canzoncina dedicata a Fini e a Berlusconi: furono accusati di far comicità stracolma di volgarità. È giusto accusare voi comici - alle volte qualche commento in questo senso è stato fatto anche a voi - quando nei talk show e nel mondo politico l’improperio è all’ordine del giorno? Cos’è la volgarità secondo voi?
«Dal nostro modesto punto di vista, pensiamo che il nostro sia il programma meno volgare del mondo. La volgarità è gratuita: può esser di qualsiasi tipo, parolacce, nudi di donna: il comune denominatore è la gratuità. Noi non siamo volgari, pensiamo al bambino di Mamma esco: lui dice le parole che sente per strada, senza capirne veramente il significato. Sono gli altri che si esprimono così. Quando ci dicono che Ruggero (il padre in Father & Son) è un personaggio volgare, noi rispondiamo che in realtà rappresentiamo una persona reale che parla in quel modo. Se facessimo dire a Ruggero: “Figlio mio, sei uno stupidino”, non sarebbe reale: questa è la realtà e noi la raccontiamo. Il problema è quando tutto ciò è gratuito, noi non riteniamo di esserlo».
Padri e figli nei vostri sketch: da una parte Gianluca è la figura del ragazzo un po’ ingenuo che vive “assediato” dalla figura ingombrante del padre Ruggero, dall’altra invece i genitori che mai compaiono sullo schermo e sono quindi assenti in Mamma esco: rispetto alla vostra adolescenza quanto è cambiata la famiglia oggi?
«Beh, l’impressione è che si vada sempre verso la solitudine, con Skype, Facebook, i-Phone, i-Pad ognuno tende a stare da solo, pur essendo nella stessa casa. La scena tipo: padre davanti al suo pc, la madre su Fb con le amiche, i figli per conto loro. È così che è cambiata la famiglia, non si comunica più».
Ruggero però è un padre fin troppo presente…
«Il padre ingombrante alla Ruggero è più anziano, è di un’altra generazione. È un padre che ha bisogno di criticare il figlio, di dargli addosso di continuo perché fondamentalmente non accetta che il figlio sia diverso da lui, che si sia emancipato».
Voi rappresentate i vizi dell’Italia attraverso situazioni alle volte surreali: oggi sembra che spunti surreali ce li fornisca la realtà stessa, pensiamo agli ultimi accadimenti sulle prime pagine di tutti i giornali. Dateci un giudizio, ovviamente non politically correct, sulla nostra situazione politica e culturale…
«È un puttanaio, nel vero senso della parola! Noi abbiamo lasciato volutamente fuori la politica dalle nostre gag perché ormai si parla solo di quello, non volevamo parlarci addosso. La verità è che fare satira politica oggi non è nemmeno più divertente, non fa ridere: tutto quello che puoi inventare è sempre meno di quello che sta succedendo veramente. Noi abbiamo preferito dimenticarcene e raccontare la gente, che è meglio».
Chi sono gli idioti oggi?
«A parte noi dite?».
Sì!
«Idioti siamo un po’ tutti. I nostri personaggi nascono scavando dentro noi stessi: in fondo siamo un po’ tutti quelli che raccontiamo. Un po’ di idiozia è innata! Anche voi lo sarete dentro, fatevene una ragione! Però è una cosa positiva, nel senso che è inevitabile, dobbiamo accettarlo, se fossimo tutti fighi e perfetti, sai che noia!».
Parliamo di Ruggero, che è il personaggio che ha indubbiamente riscosso maggior successo tra i lettori di Zai.net e non solo: Francesco, tu riesci a incarnare perfettamente un certo tipo di romano pur non essendolo. Come fai? A chi ti sei ispirato?
«Dentro Ruggero c’è un brianzolo, è vero, ma in realtà si tratta ormai di due persone diverse. Ruggero vive di vita propria. Se stiamo girando un episodio di Father & Son, anche fuori dal set, nelle pause, è Ruggero a parlare, non Francesco. Avete presente lo sdoppiamento di personalità? Ecco! Scherzi a parte, io ho girato Squadra antimafia, quindi sono stato anche molto tempo a Roma e questo mi ha aiutato. Ho visto i romani e li ho studiati inconsciamente, tanto che ormai Ruggero è indipendente».
A proposito di Ruggero: ma quanto è lunga la fase trucco?
«5 ore, 5 ore mezza. Alla prima ora sono allegro, la seconda serio, dopo tre quattro ore comincio a dare di matto! Per quello che mi viene così bene, dopo 6 ore di trucco sono bello carico!».
Riuscireste a immaginare la vostra serie sulla cosiddetta tv generalista? Quanto pesa oggi il problema della censura?
«Noi a Mtv non abbiamo mai avuto problemi di censura e di questo siamo molto contenti. I soliti idioti è un programma da Mtv e sta bene lì. Quando e se andremo nella tv generalista faremo cose molto peggiori!».
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