Beatriz è venezuelana ed è venuta in Italia a causa di una situazione molto grave nel suo Paese. La dittatura, la fame, la mancanza di medicine e il desiderio di aiutare la sua famiglia l’hanno costretta a emigrare. In Italia ha trovato l'opportunità di crescere, di unirsi ad Arci Solidarietà, con cui è tornata a fare l’insegnante e a lavorare in progetti sociali dove può aiutare la popolazione più vulnerabile.
Hai lasciato il Venezuela in un momento di grave crisi politica, economica e sociale: cosa significa prendere la decisione di partire quando nel proprio Paese mancano beni essenziali come cibo e medicine?
Lasciare il Venezuela ha significato per me fare una grande scelta, la più grande della mia vita. Ho dovuto lasciare tutto ciò che conoscevo senza sapere come sarebbe andata ogni cosa. Per me è stato come un salto nel vuoto, ma che ho fatto con la fiducia di trovare qualcosa migliore rispetto a ciò che avevo nel mio Paese.
In Italia sei riuscita a tornare a fare l’insegnante e a lavorare in progetti sociali: cosa ha significato per te recuperare la tua identità professionale in un nuovo contesto?
È una grande sfida ma anche una grandissima soddisfazione, perché è quello che so fare, che mi piace fare e che ho studiato per fare. Questo mi ha permesso di dare un po' di tutto quello che ho ricevuto. Per me aiutare è la cosa più importante che ci sia, farlo attraverso l'educazione mi permette di essere me stessa.
Spesso le persone migranti vengono raccontate solo come destinatarie di aiuto. Nel tuo caso, invece, oggi sei anche parte attiva nel supporto alle persone vulnerabili: quanto è importante questo passaggio da “ricevere” a “dare”?
È fondamentale perché è l'opportunità di dimostrare che noi migranti non siamo arrivati in un nuovo Paese per essere un peso per la nazione, sappiamo che possiamo anche dare oltre che ricevere e attraverso la nostra esperienza possiamo essere produttivi, essere persone di aiuto che collaborano. Vorrei che le persone capissero che i migranti possono essere fonte di produttività e sostegno. Mi piacerebbe ci fosse più empatia nei nostri confronti.
L’intervista è stata realizzata nell’ambito dei laboratori di lotta alle fake news e promozione di un linguaggio inclusivo a cura di Mandragola Editrice per LGNET3Roma, un progetto di Roma Capitale gestito da Arci Solidarietà.




