“L’annusatrice di libri”
Leggere con il naso? Si può. L’amore non corrisposto, la fede e la guerra hanno ognuno un odore diverso
Serena Mosso | 2 May 2019

“Tutte le brave scolare si somigliano, ogni scolara somara è somara a modo suo”.

Si può pensare a un biglietto da visita migliore di questo? Chi nel suo incipit invoca Tolstoj al posto delle Muse ha certamente l’intenzione di raccontarti una storia unica.  

E Adelina, la protagonista di questo romanzo, è unica. Da scolara apparentemente distratta e con mille difficoltà nella lettura – forse dislessica? – scopre per caso di possedere un dono portentoso: sa leggere i libri col naso. Ma non come noi, che al massimo ci inebriamo del profumo di carta e inchiostro. L’odore delle pagine le restituisce nella testa l’immagine di avventure lontane e così impara perfettamente il contenuto dei libri nel giro di pochi minuti.

Questa storia inizia citando Anna Karenina per dirci che un voto basso a scuola non significa che tu non valga ma che devi cercare il tuo metodo, il tuo personale approccio alla vita. Adelina si ritrova ad “annusare” tutti i particolari dei grandi classici per semplice diletto o per superare le interrogazioni scolastiche. Ci svela che odore hanno l’amore non corrisposto e la fede, la guerra e l’inganno, le balene bianche e i mulini a vento. Fino a quando non desta la curiosità di qualcuno che vuole utilizzare il suo dono per decifrare un libro misterioso che nessuno finora è mai riuscito a decodificare: il manoscritto Voynich, falso sofisticatissimo o leggendario libro alchemico, da cui carpire il segreto della trasmutazione dei metalli in oro.

Guai in vista, dunque, come se non fosse già difficile di suo essere una timida studentessa di scuola media sul finire degli anni Cinquanta, che dal paesino viene affidata dal padre alle taccagne cure della zia Amalia di Torino. Una donna apparentemente dura e arcigna, ma probabilmente il personaggio più riuscito del libro e dall’evoluzione più bella, con un passato segreto nell’avanspettacolo grazie ai suoi flashback.

E così mentre la trama principale si svolge negli anni Cinquanta, con Adelina alle prese col suo dono e i piccoli problemi quotidiani tipici delle ragazze della sua età, attraverso dei salti temporali scopriamo le disavventure di Amalia da giovane, quando si era ancora negli anni Trenta e la burbera zia ancora non era né zia né burbera ma una semplice ragazza arrivata dalla campagna che si ritrovava per caso a lavorare nell’avanspettacolo, capace di destreggiarsi tra numeri di magia e pretendenti improbabili. 

Zia e nipote diversissime, inizialmente distanti ma destinate ad avvicinarsi sempre di più col passare della lettura, quella nostra e quella loro. Perché anche Amalia legge, inizialmente con fastidio, poi con più convinzione, fino a trovare anche lei un libro che la salverà.  

Un libro che sa creare quadri di odori, che prende i fratelli Grimm e li descrive come ragazzacci che sanno di fruttato e selvatico – giustamente, visto che stanno sempre a parlar di boschi! Un libro che ha saputo prendere la Gerusalemme Liberata, il Decameron, I Promessi Sposi e tanti altri e con essi ha creato il bignami che avresti sempre voluto con te sui banchi di scuola. Ma fatto di profumi.

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