INCONTRI
Ossimori papali
E se il prossimo Papa fosse un vescovo amico di Putin? É la ricostruzione fantastica di Mauro Mazza
Chiara Mattioli | 15 December 2016

La scelta di papa Metodio come protagonista del romanzo è casuale? Probabilmente no, considerato che Il destino del papa russo, ultimo romanzo del giornalista Mauro Mazza, opera a metà tra storia e pura invenzione, ambientata tra gli intrighi e i segreti delle stanze vaticane, ha al suo centro la figura di Metodio, primo papa russo della storia e amico d’infanzia di Vadimir Putin, una figura che sembra cozzare con quella di papa Bergoglio, decisamente meno incline alle burocrazie vaticane e più vicina alla gente comune. Papa Metodio, al contrario, è un personaggio di polso e non tanto un pastore di anime, ma uno scaltro politico adattato alla vita pastorale che persegue i suoi disegni in maniera determinata.
Introdotto dal segretario del Circolo “Riviera delle Palme” organizzatore del Premio, Edmondo Panaioli, e dalla Dirigente scolastica dell’istituto, Stefania Marini, Mazza ha sinteticamente illustrato il contenuto del suo romanzo, vincitore del premio nella sezione narrativa, intavolando subito dopo un ampio ed articolato dibattito che è proseguito anche dopo la conclusione dell’incontro.
Al centro della discussione il ruolo e la funzione della Chiesa oggi, che vede in papa Francesco una guida. Mazza arriva a definire, fra il serio e il faceto, l’atteggiamento del Pontefice come più simile a quello di un “parroco di campagna” che a quello del vescovo di Roma. Il giornalista attribuisce a questa desacralizzazione della figura del Pontefice, riconducibile al comportamento poco convenzionale di Papa Bergoglio, la diminuzione delle presenze dei fedeli in piazza San Pietro: emblematico in questo senso un episodio citato dal giornalista, quello in cui Papa Francesco scambia lo zucchetto papale con dei bambini. Tutto ciò, secondo Mazza, va a minare ed indebolire la cultura cristiana dell’intero continente europeo: la laicizzazione delle istituzioni, che si unisce al processo in corso di salvaguardia delle culture immigrate da altri continenti, ha portato in certi casi a snaturare i costumi e di fatto l’identità del vecchio continente, che ha nella civiltà cristiana la propria base. A riprova di ciò, cita il caso delle festività natalizie e pasquali che in Belgio sono chiamate rispettivamente “feste d’inverno” e “feste di primavera”.
Queste tesi dell’autore hanno provocato un ampio contraddittorio con gli studenti, i quali si sono sentiti coinvolti e stimolati ad esprimere il proprio pensiero, non sempre collimante con quello del giornalista. La partecipazione è stata tale, che alla fine del dibattito diversi studenti, avvicinandosi all’autore, hanno continuato a porre domande su temi di attualità come il giornalismo e la politica, l’imparzialità dei media nella divulgazione delle notizie, il referendum sulla riforma costituzionale.
Al di là delle opinioni personali del giornalista, il suo messaggio è stato indirizzato soprattutto a “vivere bene questo tempo, spalancando gli occhi sulla realtà, leggendo, andando al cinema, discutendo tra amici per farsi un’opinione sulle cose; questa è politica”.

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