Federico Baroni racconta la sua musica
Passione, studio e spensieratezza: curiosità e consigli di un giovane musicista
Daniela Muzzu | 10 April 2019

Federico Baroni ha solo venticinque anni ed è già una nuova promessa del panorama musicale. Esordisce come artista di strada, ma la sua bravura lo farà approdare ai Boot Camp di X Factor e ad Amici nel 2017. Federico è anche uno dei 69 finalisti di Sanremo Giovani del 2018, con il brano “Non Pensarci”. 

Raccontaci di come nasce la tua passione per la musica. C’è qualche cantante in particolare che ha fatto nascere in te l’idea di diventare musicista?
La mia passione per la musica è nata quasi per gioco, quando mi sono trasferito a Roma per studiare e, su consiglio di un mio amico che suonava il piano e che mi aveva ascoltato, ho preso lezioni di canto. Da lì la mia insegnante mi ha fatto capire che avevo delle potenzialità e mi ha spinto a prendere lezioni di chitarra. Tutto questo per me è stato come un colpo di fulmine perché ho iniziato a vivere la musica come musicista, non solo come cantante, e non sono riuscito più a farne a meno. Ho deciso di dedicarmi solo alla musica e mettere da parte il percorso di studi a Roma ed è avvenuto tutto in maniera molto improvvisa e inaspettata. Ed Sheeran è stato l’artista a cui mi sono ispirato di più, perché agli inizi suonava anche lui da solo per strada con la sua loop station. Guardando le sue esibizioni anche io ho iniziato a suonare per strada e ho coltivato questa passione, studiando e ispirandomi ad altri artisti. Le loro canzoni mi hanno portato al punto in cui sono adesso, ovvero a questo mio primo disco, “Non pensarci”, che è uscito il 5 aprile.

 

Il rapporto con una passione non è, però, sempre semplice da governare, ci sono stati dei momenti in cui hai pensato di allontanarti da questo universo? Come sei riuscito a superarli?
Sì in questo percorso ci sono stati momenti di sconforto soprattutto all’inizio in cui suonavo per strada, nei pub e spendevo tutti i soldi che avevo da parte per farmi conoscere. All’inizio sei uno tra i tanti ed è facile buttarsi giù, ma grazie al mio carattere positivo e ottimista sono riuscito ad andare avanti e sono riuscito a coltivare questo mio sogno. Adesso penso che le cose stiano andando molto bene, lo vedo nel mio piccolo dalla risposta del pubblico alle mie canzoni, ai miei video. Poi devo dire grazie ai miei amici, alla famiglia e ai fan che mi stanno sempre vicino e adesso in particolare alla persona della mia etichetta, Davide D’Aquino di Artist First, che per me non è solo manager e discografico, ma anche amico, consigliere e un po’ psicologo.

 

Ascoltare musica, al giorno d’oggi è semplice, comporre un po’ meno. Come trovi l’ispirazione per le tue canzoni? Qual è la parte più difficile nel crearle?
Le mie fonti di ispirazione principali sono le esperienze personali che ho vissuto in prima persona.  “Non pensarci” è un disco autobiografico, vero, sincero e personale. Ci sono diverse canzoni d’amore che spesso possono sembrare tutte uguali, ma che se si analizzano i testi, sono dedicate ognuna a una persona specifica e raccontano una storia. Poi ci sono altre canzoni che non sono d’amore, ma che si riferiscono a storie mie personali in generale. Il processo creativo per me è molto semplice, non mi metto mai a tavolino con lo scopo di scrivere un pezzo, ogni volta che ho delle sensazioni o delle emozioni in testa, mi viene spontaneo scriverle in un testo. La parte più difficile è trasformare una canzone “chitarra e voce” in un vero e proprio pezzo con una direzione artistica e un arrangiamento precisi.

 

“Domenica” e “Disordine” sono, fra gli altri, brani che trattano di stati d’animo comuni a tutti gli adolescenti. Credi che la musica possa servire per affrontare con spirito migliore la vita?
Sì, questi pezzi hanno in comune la tematica della spensieratezza, che è un po’ il filo conduttore di tutto il disco. Già il titolo “Non pensarci” vuol dire che bisogna godersi la spensieratezza dell’adolescenza e della gioventù e non buttarsi mai giù nei momenti difficili. La musica sicuramente può essere un modo per rendere migliore la vita e aiutare a superare le difficoltà.

 

Che consigli daresti ai giovani che, magari proprio grazie a te, vogliono intraprendere la carriera musicale?
Se mi posso permettere di dare dei consigli ai giovani di oggi vorrei dire di fare tantissima gavetta, di imparare e studiare il più possibile e suonare tantissimo perché ogni live è importante a modo suo e ti accresce sempre di più. È importantissimo il contatto con il pubblico perché ti fa capire cosa piace di più, cosa meno e ti permette di migliorarti. Per me è importante sottolineare questo perché a volte anche i tantissimi che partecipano ai talent, ci arrivano senza aver fatto gavetta e senza un repertorio di live forte alle spalle, e questo è fondamentale per arrivare pronti e credibili. Chi ce la fa, è gente che ha fatto tantissima gavetta.  

 

Parlaci dei tuoi progetti futuri. Hai in mente qualche duetto con artisti come Frah Quintale o Salmo? 
Spero che ci sia un bel feedback dall’uscita di questo disco e che con i live il pubblico possa capire la differenza tra quello che si vede sui social e quello che si percepisce quando l’artista suona dal vivo, perché da questo si capisce il contenuto. Progetti futuri, quindi, tanti concerti. Per le collaborazioni oltre a quelle che hai detto, anche se Salmo è più lontano dai miei gusti, il mio sogno è collaborare con Jovanotti che è il mio mito.

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