Scuola
Le voci dei ragazzi dell’Istituto Superiore Primo Levi
La redazione di Radio Jeans di Borgo Fornari del comune di Ronco Scrivia, a Genova, ha intervistato compagni e professori a proposito di quanto accaduto il 14 agosto 2018
Redazione di Radio Jeans di Borgo Fornari | 1 febbraio 2019

Gioele: “Quando ho ricevuto la notizia ero davanti alla televisione e non ci volevo credere. Ma dopo i ripetuti messaggi e chiamate ho capito che era tutto vero. Muovermi in treno, macchina o pullman è diventato veramente difficile e complicato. Creare un nuovo ponte nel minor tempo possibile e con misure di sicurezza molto elevate secondo me è la primissima cosa da fare. Per migliorare la situazione ci vuole sicuramente più manutenzione per tutti i ponti e molta più sicurezza ogni volta che c’è un problema”.

 

Debora: “Quella mattina ero di turno in Croce Rossa e quando ci è arrivata la chiamata dal 118 la mia collega è venuta da noi e ci ha detto di correre perché era crollato il ponte. Salita in ambulanza mi sono chiesta quante persone potevano essere state coinvolte. Questa tragedia ha creato disagi un po’ per tutti, sia per chi ha un mezzo proprio, sia per chi, come me, non ha la patente. Quindi per arrivare a Sanpierdarena è stato un bel problema. Dobbiamo pensare intanto anche alle persone che abitavano vicino al ponte e quindi hanno perso la casa e alcuni beni e poi pensare al ponte, certo”.

 

Mattia: “Ero online sui social, a casa; mi è arrivata una notifica, mi sono accorto che era crollato il ponte. All’inizio non ci credevo. Il crollo ha influenzato negativamente la mia quotidianità perché la città in questo periodo si è chiaramente trasformata per rispondere alle problematiche logistiche. Ci sono stati infiniti disagi per tutti e ci sono ancora. Innanzitutto per me va demolito il ponte, così sarebbe possibile mettere in maggiore sicurezza l’area. E poi iniziare a costruire il nuovo ponte”.

 

Niccolò: “La mattina del 14 agosto ero felice, il giorno dopo avrei compiuto 14 anni. È arrivata mia mamma in camera dicendomi che era crollato il ponte Morandi. Inizialmente non avevo idea di che ponte fosse e non immaginavo nemmeno lontanamente la gravità della situazione. Successivamente, vedendo le immagini, ho capito che era il ponte su cui ero passato centinaia di volte e ho pensato a cosa sarebbe successo se quella tragica mattina fossi stato lì. Ho guardato le immagini terrificanti, mi sono reso conto della gravità della situazione. Pensavo alle persone sotto le macerie e mi chiedevo in quanti fossero morti e in quanti invece fossero sopravvissuti. Non potendo uscire e andare in centro perché sapevo che sarebbe stato molto trafficato, sono rimasto a casa cercando di informarmi quanto più possibile sulla situazione guardando le immagini e sperando che ci fossero più sopravvissuti che morti”.

 

Professor Carbone: “Mi posso reputare un miracolato perché quel giorno passai sotto quel ponte 30 secondi prima del crollo. Questa tragedia ha lasciato qualcosa di indelebile nella mia mente, anche perché ho saputo in seguito che in quel maledetto crollo ha perso la vita un ragazzo che conoscevo e che ho visto crescere. Il ponte Morandi era famoso perché era un’arteria importantissima per la viabilità cittadina e non solo: era un collegamento con la Francia e tra i due estremi della città, tra Levante e Ponente. Quando ti viene a mancare un’arteria così importante inevitabilmente ti provoca dei disagi. Un disagio enorme, senza paragoni. C’è un commissario adesso, il sindaco di Genova, che mi sembra si stia muovendo bene. Ovviamente ci sono tutte le trafile burocratiche da dover analizzare inevitabilmente; la Procura sta facendo bene il suo lavoro. Io mi occupo anche di legalità con il movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino. La nostra paura inevitabilmente è che elementi malavitosi si introducano in questa commessa così enorme: dove c’è business, c’è la malavita in generale. Bisogna mantenere un altissimo livello di vigilanza costante”.

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