Il basket ai tempi del Coronavirus
Gianluca Bortolomai | 13 April 2020

“The show must go on”, lo show deve andare avanti. Cosa cambia però quando lo sport incontra una pandemia globale come quella che stiamo affrontando? Assolutamente niente, lo show va avanti. Lo fa solo in maniera diversa.

Seguendo l'esempio di gran parte dei campionati nel mondo, compresi i nostri ad ogni livello, anche l'Nba, la principale forza di attrazione del basket globale, ha chiuso i battenti e sospeso le partite fino a data da destinarsi, con probabile annullamento del campionato. Sgomento e dispiacere da parte dei tifosi hanno però trovato sollievo nelle soluzioni proposte proprio dal direttivo della lega: infatti dall'interruzione il sito NBA.com ha messo subito a disposizione gratuitamente il League Pass, una piattaforma online su cui poter vedere le partite storiche e più emozionanti, le stagioni 2018 e 2019, le riedizioni delle Finals, con tante chicche per seguaci di ogni età e grado d'esperienza.

Ma non finisce qui. Da qualche giorno è partito l'NBA 2K Player Tournament, un torneo online del gioco di basket più venduto nel mondo. La particolarità? A prendervi parte sono proprio i giocatori delle squadre, gente del calibro di Kevin Durant, miglior giocatore della lega nel 2014 e due volte campione Nba. Non è ovviamente al livello di spettacolarità ed emozione trasmessa dal basket reale, ma vedere le sfide e le divertentissime reazioni dei nostri favoriti da un tocco di leggerezza a questa spiacevole situazione.

Allo stesso modo, da domenica 12 aprile, è possibile seguire un torneo di Horse sempre sul sito ufficiale Nba e sulle sue piattaforme YouTube e Twitter: questa challenge mette a confronto stelle del basket attuale, vecchie glorie e giocatrici del campionato femminile che si sfidano uno contro uno, ovviamente a distanza e via webcam, a colpi di tiri impossibili e giocate fenomenali riprese nei loro campetti domestici.

Ultimi ma non ultimi, il podcast quotidiano e le dirette Instagram, sulla pagina ufficiale Nba, dei vari giocatori che si mettono a disposizione dei fan, rispondendo a domande, condividendo opinioni, a volte con la partecipazione di altre star con cui dar vita a simpatici siparietti e spartizione di aneddoti e storie. Insomma, non sarà la stessa cosa, ma di certo proveranno a non farci sentire troppo la mancanza della palla a spicchi.

Cosa succede quindi in situazioni di emergenza come questa? Nulla di nuovo, lo sport continua nel suo proposito. I giocatori, molti dei quali già impegnati nel sociale, si rimboccano le maniche e nel loro piccolo cercano di dare un po' di normalità a un contesto per noi nuovo e alienante. Lo scopo di unire e avvicinare le persone viene quindi proposto in maniera inedita in un momento in cui questa vicinanza può essere esclusivamente metaforica o digitale. Ci prepariamo, con queste chicche, a scartare il regalo che apriremo una volta fuori, nel momento in cui potremo di nuovo raccogliere la palla e buttarla nel canestro. Ci godiamo il nostro sport preferito senza che nemmeno si giochi una partita, veniamo legati da una passione comune che continua e continuerà anche e soprattutto quando tutto questo sarà finito.

Perché, come ripete il motto della stessa Nba, “It's more than a game”. È più di un gioco.

Se anche a voi mancano tutte queste sfumature, le storie in campo e fuori, i commenti tecnici e le spiegazioni tattiche, i profili dei vostri campioni, o anche semplicemente volete tenervi aggiornati sull'evoluzione del basket di questi tempi potete trovare tantissimi contenuti sulla pagina Instagram @intothebucket e approfondimenti ampliati sul sito www.intothebucket.com.

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