Sport
Euro2020, la Danimarca e il suo sogno di una notte di mezza estate
Segreti e storie della Nazionale che nessuno si aspettava in semifinale
Andrea Delcuratolo | 6 July 2021

C'è una parola del vocabolario danese che in italiano possiamo tradurre come "sentimento, atmosfera sociale, azione correlata al senso di comodità, sicurezza, accoglienza e familiarità". Questa parola è Hygge, e questo sentimento è l’ardore che ha accompagnato i giocatori della Danimarca nel loro (fin'ora insperato) viaggio eurooei.

Il giorno della partita con la Finlandia, il 12 giugno 2021, i danesi hanno esordito nella massima competizione calcistica per Nazionali Europee. La partita è risultata da subito molto sentita per svariate ragioni. La prima è il fatto che tale incontro rappresentava l'esordio ad Euro2020, ben 9 anni dopo l'ultima partecipazione. La seconda è che la stessa partita si sarebbe disputata al Parken di Copenaghen, casa dei Biancorossi dal giorno uno della loro storia. Il terzo motivo, non meno importante, è la presenza del pubblico: 13.790 spettatori, per la maggior parte danesi. La partita comincia e si arriva al minuto 43’. Rimessa laterale battuta in direzione di Christian Eriksen che improvvisamente si accascia a terra. La situazione è grave e lo si capisce subito dall'intervento di Simon Kjaer, capitano della Selezione danese e grande amico di Christian. Simon allontana tutti e pratica subito il massaggio cardiaco ad Eriksen, accompagnato fuori in barella dai paramedici che lo trasportano d’urgenza al Rigshospitalet. Cala il dramma sulle tribune del Parken. Dalla gioia del vedere la Nazionale esordire agli Europei, al pregare per la sopravvivenza di un essere umano; dall'Hygge tipico di questi momenti, alla speranza di rivedere Eriksen riprendersi. La partita finirà 1-0 per i Finlandesi, che raccolgneranno la prima vittoria della loro storia in una competizione internazionale. Eppure, quella sera, non si festeggerà la vittoria della compagine finlandese. Fortunatamente si è festeggiata la notizia che Christian era vivo e cosciente.

Da quel giorno, per la Danimarca, è iniziato un altro Europeo. La squadra si unisce, si compatta e combatte a viso aperto. Superato il girone come seconda classificata, i danesi schiantano il Galles per 4-0 e vincono anche con la Repubblica Ceca per 2-1. Andando avanti nel percorso, tutti capiscono che la Danimarca non è più una semplice comparsa.  La nazionale danese riesce a trovare energie fisiche e mentali nelle situazioni più impensabili. Nel 1992 la nazionale ha vinto un Europeo che non doveva nemmeno giocare, poiché ripescata dopo l’esclusione della Iugoslavia; oggi invece è la drammatica vicenda legata a Christian Eriksen che ha rafforzato indelebilmente anima e spirito di questa squadra. Ma la Danimarca non è soltanto “sliding doors”, non è soltanto figlia del “fato”. Questa Danimarca è anche talento, solidità e organizzazione.

Insomma, i ragazzi di Hjulmand non sono una meteora anche se nessuno, o quasi, avrebbe pronosticato di vederli tra le migliori quattro nazionali d’Europa. Godono, però, di uno straordinario e indubbio vantaggio: la leggerezza. La semifinale di Wembley contro l’Inghilterra sarà un vero Everest tatticamente e tecnicamente, ma al tempo stesso la pressione sarà tutta sulle spalle dei Three Lions. Ecco perché scartare dalle pretendenti al trono questa Danimarca potrebbe rivelarsi errore fatale. Per le avversarie, naturalmente.

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