Mentre nel calcio la nazionale italiana fatica a tornare ai fasti di un tempo e nell’atletica leggera vive di risultati discontinui efiammate individuali, nella scherma il nostro Paese non ha mai conosciuto la parola crisi sin dai suoi esordi nello sport ai giochi olimpici di Atene nel 1896. Solo nel 2025 la scherma azzurra ha conquistato 140 medaglie tra mondiali ed europei, 6 coppe del mondo e 87 podi nel circuito iridato. La storia parla chiaro: figure come Edoardo Mangiarotti, l’atleta italiano più titolato di sempre con 13 medaglie olimpiche e Valentina Vezzali hanno scritto pagine di una storia di eccellenza che continua anche oggi con i campioni attuali. Ma oltre a numeri e record, cosa rende questo sport così speciale e perché l’Italia ne è l’egemone indiscussa?
La scherma richiede pazienza e concentrazione. È un duello in cui ogni mossa è frutto di un attento studio dell’avversario e di un preciso e rapido calcolo mentale. L’atleta deve gestire tempo, misura e intenzione in ogni movimento. A differenza di molti sport dove la fisicità prevale, qui il ‘piccolo’ atleta può dominare quello ‘grande’ se più rapido nel pensiero. L’aggressività e la foga vengono controllate per la durata di tutta la stoccata e sono liberate solo nel finale per il tocco dell'avversario.
Valorizzare questi aspetti al massimo distingue le scuole di scherma italiane dal resto del mondo. Il nostro approccio privilegia tecnica e strategia, si concentra sul mantenere equilibro tra attacco e difesa ed ha grande attenzione alla perfezione del gesto tecnico. Dietro ogni campione c’è un maestro e non è un caso che l’Accademia Nazionale di Scherma, Ente che dal 1861 si occupa di formare i maestri italiani, sia considerata tra i più validi al mondo nel settore. È grazie all’Accademia se, sin dalla nascita di questo sport, l’Italia vanta alcune tra le maggiori scuole di scherma al mondo: Jesi, Frascati e molte altre nelle quali sono maturati i grandi campioni della scherma di ieri e oggi.




