“L’osservazione di sé è ben lungi dal bastare per conoscere se stessi: abbiamo bisogno della storia giacché il passato continua a scorrere in noi in cento onde” scriveva James Hillman, psicoanalista e filosofo americano.
La trasformazione di un’esistenza in narrazione, dunque, supera la sua mera osservazione: da questo presupposto si è sviluppato il percorso laboratoriale Raccontarsi attraverso le competenze organizzato da Arci Solidarietà all’interno del progetto Strada Maestra. Finanziato dall’Otto per Mille 2021 della Chiesa Valdese “L’altro lato della strada”, Strada Maestra ha coinvolto anche le scuole e le università all’interno di un progetto rivolto in primo luogo alle persone senza fissa dimora, ma che si è esteso a tutta la comunità.
Attraverso il laboratorio di scrittura creativa, le persone senza dimora hanno raccontato la propria storia, utilizzando scenari fantastici in chiave metaforica: la possibilità di raccontarla da una prospettiva interna, priva di pregiudizio, ha permesso loro di sperimentare una nuova forma di presenza.
Innanzitutto autori e autrici hanno potuto riappropriarsi di competenze perdute, utili non solo a loro ma potenzialmente a tutta la comunità. Non solo, ma la creazione di storie ha anche permesso loro di immaginare scenari nuovi che, seppur irrealizzabili, hanno sollecitato un nuovo livello di consapevolezza. Complessivamente, dunque, l’atto narrativo ha restituito ad autori e autrici il proprio valore al di là dei loro destini sociali.
Infatti l’atto narrativo ha rappresentato un prezioso strumento di espressione del sé che ha permesso al narratore senza dimora di attestare la propria presenza, una presenza che media e istituzioni spesso tendono a cancellare. In questo modo si è attivato un processo virtuoso che, se seguito, permette di raggiungere una qualche forma di riscatto: non solo per la persona senza fissa dimora, ma anche per la tutta la cittadinanza, emancipata dallo stereotipo nei suoi confronti.




