Il 19 agosto 1839 è oggi riconosciuto come il giorno in cui è nata la fotografia. In questo giorno, infatti, l’invenzione della fotografia fu presentata ufficialmente a Parigi presso l’accademia delle scienze e delle arti visive.
Tredici anni prima, nel 1826, Joseph Nicéphore Niépce fu in grado di scattare la prima foto al mondo usando il processo dell’eliografia, una tecnica di fotografia inventata da Niepce stesso. Il risultato è la famosissima eliografia su una lastra di stagno chiamata “Vista dalla finestra a Le Gras” ancora oggi intatta. Ci vollero otto ore per scattare questa foto. Nel 1829 Niepce iniziò a collaborare con Louis Daguerre per sviluppare ulteriormente questa invenzione, ma Niépce morì quattro anni dopo e Daguerre migliorò da solo questa nuova procedura ideando il processo della dagherrotipia che il 19 agosto del 1893 fu presentato all’accademia delle scienze e delle arti visive a Parigi.
Dopo la presentazione la dagherrotipia iniziò rapidamente a diffondersi perché i ritratti di persone o paesaggi potevano essere realizzati molto più velocemente di quanto potesse fare un pittore. Per gli stessi pittori la fotografia era un ottimo aiuto nella realizzazione dei loro quadri, ad esempio Gauguin sostituì i suoi blocchi per gli schizzi con foto che usava per le sue opere d’arte. Nel 1840 ci fu un ulteriore miglioramento quando l’inglese William Henry Fox Talbot sviluppò la tecnica della calotipia che usava la carta.
Nel 1840 però era praticamente impossibile ottenere delle copie di una foto. Questo fu possibile a partire dal 1851, grazie a Frederick Scott Archer che sviluppò la procedura del «collodio umido» che sostituì la dagherrotipia e la calotipia che avevano dominato negli anni Quaranta. Il negativo ora poteva essere riprodotto senza problemi in un numero infinito di copie. A partire dal 1871 diventarono sempre più popolari le fotografie con lastre di gelatina secca che potevano essere conservate facilmente e avevano un prezzo ridotto che rendeva finalmente la fotografia alla portata di tutti.
Le fotocamere con rullino
Intorno al 1890 nacque un nuovo sistema che sostituì la vecchia tecnica con le lastre: le fotocamere a rullino. Infatti nel 1888 nacque la Kodak che creò la Kodak n.1 una delle prime fotocamere a rullino e fu subito un successo.
Nel 1914 Oskar Barnack costruì la prima fotocamera di piccolo formato che doveva rendere più agevole viaggiare che chiamò UR-Leica. Ernst Leitz II, proprietario di una compagnia chiamata Leitz che diventerà nell’86 la Leica, decise di mettere la fotocamera in produzione e così nacque la Leica 35 mm.
I rullini a colori
Le foto scattate fino a questo momento erano sempre e solo state in bianco e nero. Per questo, molte persone era contro il colore nella fotografia che avrebbe, secondo loro, falsificato le foto realizzate. In breve tempo, però, la fotografia a colori prese il sopravvento. Fino al 1900 le foto si potevano colorare solo manualmente, ma nel 1907 i fratelli Lumière presentano l’autocromia, ovvero un procedimento chimico-fisico di fotografia a colori che, nonostante l’iniziale costo e complicazione del procedimento, divenne molto popolare. Poi più o meno nel ’36 grazie ad una collaborazione tra il fisico e chimico John Eggert e altri 26 dipendenti di una compagnia chiamata Wolfen si creò la prima pellicola a colori del mondo, la "Agfacolor neu". I rullini a colori prodotti non erano ancora perfetti e iniziò una corsa contro il tempo per battere i rivali della Kodak. Alla fine fu presentato pubblicamente il prototipo “Agfacolor-Neu-Film” nell'ottobre del 1936 come una pellicola a colori. Durante la seconda guerra mondiale però la fabbrica di Wolfen (che era tedesca) fu occupata dagli americani e la procedura di produzione delle pellicole divenne pubblica, la kodak divenne la prodruttrice di pellicole a colori più importante del periodo mentre wolfen dichiarò insolvenza. Negli anni ’50 le foto a colori diventarono sostenibili anche da un punto di vista economico e a partire dagli anni '70 la colorazione delle foto era già standard.
Le reflex
La reflex è un tipo di fotocamera dotata di uno specchio mobile posto tra l'obiettivo e il piano dell'immagine. Prima che venga premuto il tasto per lo scatto, l'immagine viene riflessa dallo specchio, poi è rovesciata, e poi è raccolta su un vetro chiamato mirino, questo sistema consente di mettere a fuoco e comporre l'inquadratura poiché ciò che si vede sul mirino è esattamente ciò che sarà scattato dalla fotocamera. Lo specchio infatti si alzerà lasciando passare la luce in direzione della pellicola.
Nel 1936 fu presentato il primo prototipo al mondo di reflex in piccolo formato creato da Karl Nüchterlein. L'unico difetto della macchina era che nel mirino l'immagine appariva rovesciata. Nel 1943, con la scoperta del pentaprisma a tetto, fu per la prima volta possibile vedere un'immagine non rovesciata e quindi fotografare un soggetto come è nella realtà.
Negli anni Cinquanta la reflex diventò un must. La possibilità di vedere l’immagine riflessa nel mirino e l'avvento della pellicola a colori di Agfa nel 1936 comportò che scattare delle foto realistiche era ormai possibile a chiunque.
Il 1960 come anno dell'elettronica
Negli anni sessanta si iniziò a fare maggiore ricorso all'elettronica, che rese nel corso le fotocamere sempre più comode da usare. Gli anni sessanta sono infatti ricordati come gli anni dell'elettronica e dell'automatizzazione.
Nel 1963 l'azienda Canon presentò la prima fotocamera con la messa a fuoco automatica. Circa 10 anni più tardi l'azienda Rollei iniziò la produzione della prima fotocamera completamente automatica, con la quale era possibile regolare automaticamente il tempo di esposizione e il diaframma.
Nel 1975 Steve Sasson inventò per la Kodak la prima fotocamera totalmente digitale chiamata “portable all electronic still camera” che però salvava le immagini su un nastro magnetico che si trovava al di fuori della camera stessa e quindi è da considerarsi come solo un prototipo e non fu un successo.
Nel 1981 però Sony presentò un’altra fotocamera digitale, la Mavica ottenendo, al contrario, un enorme successo commerciale e la macchina fu battezzata la madre della moderne digitali nonostante sarebbe dovuto essere il prototipo di Steven Sasson a ricevere questo riconoscimento.
In America le grandi aziende come Canon, Nokia e Fuji iniziarono una corsa alla digitalizzazione mentre in Europa l'interesse per questi nuovi progressi si accese solo successivamente.Nel 1991 ci fu un grande passo avanti. L'azienda Dycam presentò la sua fotocamera digitale con il nome "modello 1" e un anno più tardi tutte le aziende più importanti presentarono i loro prototipi. Accanto agli storici produttori come Kodak o Rollei, iniziarono ad essere presenti anche i giganti del video, come Sony e Leaf.
L’arrivo dei cellulari
Già nel 1999 arrivarono sul mercato i primi cellulari dotati di fotocamera. Nel 2002 già erano presentati tre cellulari con fotocamera integrata, il Nokia 7650, il Panasonic EB-GD87 e lo Sharp GX10.
La qualità delle foto scattate con i cellulari non raggiungevano, all'inizio, gli standard qualitativi delle macchine digitali. Per molto tempo le foto ebbero una qualità abbastanza scarsa, nel 2004 lo Sharp GX30 fu il primo cellulare dotato di fotocamera a raggiungere una buona risoluzione. Però i progressi furono velocissimi. Oggi la risoluzione dei moderni smartphone può arrivare ad addirittura a 200 megapixel come nel Samsung Galaxy s25 ultra. Possiamo dire che ormai tutti possono fare foto e farle di alta qualità senza problemi.




